PROGETTO UNO A UNO: UNA FAMIGLIA PER UN BAMBINO

Nei bambini della seconda generazione dopo Chernobyl si stanno sviluppando preoccupanti degenerazioni ossee con osteoporosi anche di conclamata gravità, con processi simili a quelli delle persone di età avanzata. La perdita del calcio nelle ossa è correlata all’aumento dell’omocisteina per danno nucleare genetico e, in secondo luogo, per fissazione dello stronzio 90 nelle ossa al posto del calcio.

Più di 3.000 bambini, delle province ucraine contaminate di Ivankiv e Polesie, che fino a 2 anni fa erano seguiti dall’èquipe di “Ecologia e Salute”, finanziata dalla Comunità Europea, sono stati abbandonati perché non si è più ritenuto necessario sostenere il progetto (in quanto non solo aveva curato i bambini, ma – fatto assai più grave – aveva messo in evidenza gli effetti ancora gravi del danno nucleare dopo 30 anni).

Ebbene, questi bambini, lasciati a sé, hanno ripreso ad ammalarsi sempre di più. Ora la maniera più economica, per noi che facciamo volontariato, è provare a dare vita ad uno screening basato su analisi di Calcio e omocisteina ematica (in accordo con la Direzione Sanitaria dell’ospedale di Ivankiv) in grado di individuare i bambini più a rischio per intervenire a loro favore.

Per fare lo screening servono 20.000 euro (clicca qui per contribuire  Causale: screening).

Dopodiché (seconda fase) i bambini più a rischio possono essere adottati da famiglie italiane con il progetto 1 a 1: una famiglia per un bambino con un impegno economico di 10 euro al mese. Seguire un bambino vuole dire garantirgli l’apporto sufficiente di calcio tramite alimenti idonei (v. latte “non contaminato”, ad esempio) e di vitamine del gruppo B, raggiungendo così un doppio risultato: lotta all’osteoporosi e prevenzione di tutte le patologie e sintomi correlati all’iperomocisteinemia.

Infine si avrebbero i benefici dovuti ad un’adeguata alimentazione in territorio contaminato grazie alla messa in pratica di precise raccomandazioni alimentari, che sono il vero segreto per ridurre l’accumulo interno di radionuclidi. Servirebbero almeno 100 famiglie, ma prima bisogna raggiungere l’obiettivo dei 20.000 euro.

(immagine in evidenza: Pierpaolo Mittica)

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