LETTERA AD UN FISICO le ragioni per la chiusura dell’EkoTes

Le ragioni per la chiusura della centrale a biomasse di Ivankiv, in Ucraina, sono diverse, ma solo un approccio complessivo, che rifugga da falsi slogan o semplificazioni, può fortificarne le motivazioni.

La centrale di Ivankiv non riguarda solo l’Ucraina, ma tutta l’Europa.

Mi date copia delle analisi?”.

Questa la domanda postami da un fisico dopo la pubblicazione della petizione per la chiusura della centrale Ekotes di Ivankiv

E questa è la mia risposta, che non è stata gradita in quanto il fisico in questione contrappone alla mia visione complessiva, semplicemente i dati fisici, come se quelli sanitari, per esempio, non lo fossero o fossero, peggio ancora, non  degni di essere presi in considerazione.

Questo modo di pensare, non complessivo e non complesso, è – secondo me – dannoso alla stessa scienza, ma confido, in futuro, di potermi confrontare pacatamente con lui.

PS: E’ una lettera rivolta solo a E. e serve a dare un’idea generale ad alcune – e ripeto, solo alcune – delle ragioni che sostengono la chiusura dell’Ekotes. Non me ne vogliano tutti gli altri fisici!  

Firma la petizione

“Buongiorno E! Durante il  viaggio in Ucraina del luglio scorso (2018) ero riuscito ad ottenere,  non senza fatica, una documentazione aggiornata sulle rilevazioni del contenuto di radionuclidi nella cenere e/o nel legname della centrale Ekotes di Ivankiv: è da quando ho ricevuto la sua richiesta (senza ignorarla, anzi prendendola molto sul serio nonostante – e non me ne voglia –  risulti po’ imperativa forse perché priva di qualsiasi forma di cortesia) che sto cercando la documentazione. Però non la trovo nel mare magnum che ho a casa mia, ma spero che, prima o poi, esca fuori e sicuramente gliela farò avere. Nel caso peggiore ne chiederò ancora copia (ora so come fare!) nel prossimo viaggio in Ucraina.

Lei mi ha proposto tabelle piene di dati e numeri di cui faccio fatica ad entrare nel merito, non possedendo, ovviamente, le sue conoscenze e competenze in merito. Non dubito della correttezza e pertinenza dei numeri riportati. Io, invece,  ho una semplice conoscenza ad indirizzo medico unita ad un’ampia esperienza sul campo costantemente aggiornata dalle dirette collaborazioni in loco con il centro “Ecologia e Salute” del prof. Bandazhevsky e con le strutture sanitarie delle zone contaminate; seguo i valori di incorporazione di Cesio137 nei bambini (soprattutto in autunno quando comincia la stagione dei funghi e agisce il fallout derivante dagli incendi nella confinante zona di esclusione), vedo l’incremento del valore dell’omocisteinemia in oltre il 60% dei circa 3.500 bambini sottoposti a follow up sanitario e conseguente ad alterazioni dei geni deputati alla sintesi dei folati ed altissimo fattore di rischio per infarti, trombosi, ictus in giovane età, oltre che per aborti spontanei. Vedo l’alterazione del ritmo cardiaco nel 90% di questi bambini, la presenza di noduli tiroidei, di tumori e leucemie, vedo in loro processi di degenerazione ossea – come negli anziani – a  causa dello Stronzio90 assorbito. Vedo, vedo, vedo…

So, perché è uno dei mantra preferiti di chi vuole normalizzare l’effetto delle radiazioni, che la radioattività naturale presente a Pitigliano, o quella negli aerei ad alta quota o nel porfido di piazza San Pietro, è probabilmente più elevata – ad una semplice analisi numerica – al contenuto che, invece, è presente nella legna usata per la centrale di Ivankiv o nella cenere prodotta. Ma io non mi riferisco all’irradiazione esterna, ma a quella interna, ovvero che può essere incorporata dall’organismo umano. E allora, con queste considerazioni, senza sottovalutare quelle successive, cambia la lettura del puro numero e da statico lo rende dinamico, lo rende vivo.

Che dire, se analizzati come “vivi”, dei livelli di Stronzio90 con attività specifica da 92 a 120 Bq/Kg riscontrati in campioni lignei prelevati presso la centrale a biomasse di Ivankiv? (Esami eseguiti dal Laboratorio di Radiologia e Igiene dell’Istituto Nazionale di Igiene e Medicina Ecologica “Marseev” di Kiev). Che dire della contaminazione della cenere prodotta direttamente dalla Centrale Ekotes con risultati per attività specifica per lo Stronzio 90 di 170,21 Bq/kg e per il Cesio137 di 381 Bq/kg e con valori di Cesio137 di 350 Bq/kg (esami eseguiti dall’Istituto Ucraino per la Conservazione del Suolo) e di Americio241 superiore a 4,2 Bq/kg (esami eseguiti dl laboratorio centrale d’analisi “Ekozentr”)? Se poi si vuole essere più didascalici, che dire se, nonostante la comunicazione – di seguito riportata – dell’Agenzia Statale per le Risorse Boschive dell’Ucraina, viene usato nella centrale il legname delle zone circostanti? Ecco la comunicazione: ”Nel legname dei boschi statali di Ivankiv e Polesie l’attività specifica dello Stronzio90 varia da 50 a 200 Bq/kg, cioè superiore alla vigente normativa. Tale legname non è adatto per la combustione” (Lettera dell’Agenzia Statale per le Risorse Boschive del 12/07/2013 protocollo 02-23/3572-13 a firma Makarchuk).

Ritornando alla contaminazione interna, per quanto riguarda l’Ekotes, il problema più grave è l’utilizzo della cenere radioattiva per fertilizzare i campi agricoli e la conseguente catena alimentare che si genera e che si estende a tutta l’Europa. Poi, una volta incorporato il cibo contaminato, il problema si fa maggiormente complesso in quanto dipendente dallo stato di salute del soggetto, dall’azione nel tempo delle basse dosi dei radionuclidi incorporati, dall’effetto cumulo che si genera con l’introduzione di altri alimenti “contaminati a norma” (non si deve, infatti, pensare alla contaminazione di un solo alimento, ma ad una contaminazione alimentare globale, quella che ha fatto dire agli scienziati dell’Euratom che almeno il 10% del cibo che mangiamo in Europa è contaminato, nel senso che supera i valori previsti dalla normativa europea in vigore dal primo gennaio 2016 che gli stessi hanno stilato. Questo non significa che il restante 90% sia tutto “pulito”, ma che non viene preso in considerazione in quanto, se contaminato, lo è “a norma”).  E non è finito: sono importanti anche il singolo tropismo dei vari radionuclidi, la somma dell’effetto dell’azione di ogni singolo radionuclide incorporato, la sua permanenza all’interno dell’organismo umano (vedi lo Stronzio90 per le ossa) e il suo decadimento, ben sapendo che alcuni di questi prodotti sono molto pericolosi (vedi, per esempio, l’Americio, il Bario).

Firma la petizione

Tutti questi dati,  sinteticamente esposti ed espressi in forma discorsiva ma non meno pregnante di quella che potrebbe essere se fosse “scientifica” in senso classico,  contribuiscono a rafforzare le più recenti indicazioni: “ogni incremento di dose, per quanto piccolo, provoca un aumento di tumori”.

Viene da porsi, per esempio, il seguente quesito: “se il Plutonio disperso dai test nucleari della Guerra Fredda è ancora riscontrabile in atmosfera e al suolo, che ne sarà dei radionuclidi prodotti e dispersi dalla centrale di Ivankiv? Per quanto tempo permarranno e come contribuiranno ad aggravare la dose cumulativa collettiva?”.

Comunque, parlando dell’Ekotes il problema non è confinato ai soli dati scientifici: è molto più complesso ed interdisciplinare. Parlare dell’Ekotes, infatti, vuole dire non solo parlare di radiocontaminazione, ma di democrazia dell’informazione (vedi – per quanto riguarda il nucleare – l’accordo truffa del 28 maggio 59 fra l’OMS e AIEA e – per quanto riguarda l’utenza civile – la censura sui documenti e la scarsa informazione fornita alla popolazione locale); di ricerca della verità (l’accusa verso i dati ignorati per ottenere l’autorizzazione al funzionamento, il trasporto illegale di legname dalla zona di esclusione), di economia e società  (i rapporti della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo con il governo corrotto di Yanukovich), i diritti umani e la salute dei cittadini (il doppio fallout tuttora presente – Chernobyl e Ekotes; la circolazione nella Comunità Europea di cibo proveniente da terreni agricoli trattati con la cenere radioattiva prodotta dalla centrale).

Anche tutto questo è Ekotes, non solo numeri!

Mi scusi per la lunghezza e la ringrazio per avermi dato, con la sua richiesta, la possibilità di spiegarmi (e, le confermo senza nessuna intenzione di essere polemico nei suoi confronti o di volere sollevare defatiganti discussioni, che mi piacerebbe, se possibile, affrontare con lei – anche in un momento conviviale – questo complesso e difficile problema). Cordiali saluti!  

Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino”

Condividi sui social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *