LA MISTIFICAZIONE DELLA “RADIOATTIVITÀ NELLA NORMA”.

Come di solito succede, quando ci sono incidenti  come quello degli incendi nella zona di esclusione di Chernobyl e/o durante le “fisiologiche” fughe di radioattività dalle centrali nucleari, i rapporti delle autorità parlano generalmente di “radioattività nella norma” o di aumenti non significativi nei “limiti di norma”.

Non voglio fare il polemico e avanzare dubbi sui risultati pubblicizzati, anche se ogni tanto il dubbio mi viene.

Ma nemmeno voglio che qualcuno pensi che  le mie preoccupazioni sulle immissioni nell’ambiente di elementi radioattivi, siano quelle di un antinuclearista solamente ideologico e che non capisce niente o, peggio ancora, di un seminatore di panico e ingiustificato allarme.

Una considerazione iniziale da avanzare e su cui la maggioranza di noi non riflette abbastanza, è che si parla di “radioattività nella norma”. “Radioattività nella norma” non è esclusione di presenza di radioattività.

E allora cosa vuole dire concetto di “norma”? Il radionuclide che viene preso maggiormente in considerazione, per determinare i livelli di contaminazione radioattiva, è il Cesio137. Ebbene, il Cesio137 non esiste in natura, è un elemento antropogenico, cioè sviluppato dall’attività umana, in particolare dalle centrali nucleari.

Allora quale è il livello di norma per il Cesio137? E’ quello che alcuni “scienziati” hanno deciso andasse bene. Questo assunto mi induce ad una riflessione. Pochi anni fa gli scienziati nuclearisti dell’ Euratom hanno deciso quali dovessero essere i limiti massimi ammissibili in Europa per la presenza di radionuclidi negli alimenti. Per fissare i limiti hanno scritto dei doverosi e giustificativi preamboli, fra cui quello che almeno il 10% dei nostri alimenti, della nostra dieta, è ormai contaminata da radionuclidi. Sapete questo cosa vuol dire? Che i limiti ammissibili partono dalla considerazione di questo 10%. E se fosse stato il 20%?

A parte questa premessa, il vero problema sottaciuto quando si parla di “radioattività nella norma” è il concetto di “cumulo”.

Ammessi e accettati come veri i limiti di norma delle leggi vigenti, questi – ogni volta – non tengono conto dei casi, a loro precedenti, di “radioattività nella norma”. In poche parole, del problema del “cumulo”.

Ne stavo discutendo nei giorni scorsi con il prof. Paolo Scampa , presidente dell’AIPRI (Associazione Internazionale Protezione Radiazioni Ionizzati). Entrambi sappiamo che questo è il nodo centrale per quanto attiene al pericolo radioattivo nel suo complesso e ci interrogavamo come renderlo divulgabile in maniera comprensibile.

Ci è venuto in mente, allora, il seguente esempio. In pratica, è come se la nostra vita, o quella del pianeta, fosse un banchetto in cui ogni volta fosse permesso ai commensali di bere vino, ma solo nei “limiti di norma”, ovvero il classico mezzo bicchiere. Però, dopo aver bevuto il primo mezzo bicchiere, viene offerto il secondo, ma sempre nei “limiti di norma”. E così il terzo, il quarto, il decimo e via andare. Voi pensate che alla fine del banchetto i commensali saranno lucidi e in forma come al primo bicchiere? E che sarà un’eccezione se qualcuno cadrà in coma etilico?

I commensali ripresisi, alla fine, per giustificarsi commenteranno: “Siamo stati scrupolosi, abbiamo sempre bevuto “secondo norma”.  E’ la stessa cantilena di chi propina i soliti dati “nella norma” dopo la maggiore parte di diffusione area di radionuclidi. Significa che il problema del cumulo (o del lento accumulo dei radionuclidi all’interno dell’organismo umano o per inalazione o tramite alimentazione) non viene mai preso in considerazione.

Ma non finisce qui! Ecco una successiva considerazione.

L’elemento che viene preso in considerazione per valutare i limiti di norma, come detto precedentemente, è il Cesio137. Il Cesio137non viene mai emesso da solo, ma assieme ad altri radionuclidi quali, per esempio, lo Stronzio e il pericoloso Americio. Generalmente non vengono mai presi in considerazione: se lo fossero cambierebbe la rilevazione del fondo di radioattività conseguente a fuga radioattiva.

E non solo! Il Cesio137contribuisce alla rilevazione del solo fondo gamma (o gamma fondo). Quando c’è una fuga radioattiva (pensiamo agli incendi nella zona di esclusione di Chernobyl) c’è anche fuga di elementi del fondo alfa e beta come il plutonio e lo stronzio, radionuclidi molto nocivi: questi vengono raramente analizzati. E’ come se, nel nostro “banchetto”, non fossero considerati i superalcolici.  

Oltre all’effetto cumulo non calcolato per questi radionuclidi del fondo alfa e beta, bisogna anche considerare l’”effetto di prossimità” di radionuclidi come il plutonio.  Gli indici di radiocontaminazione nella norma si rifanno al concetto di quanto sia la dose a fare il veleno (ovvero: solo quando il Cesio è oltre la norma, o il vino oltre il mezzo bicchiere, essi possono cominciare ad essere veleni e sempre di più in maniera progressiva e proporzionale). Questo “effetto di prossimità”, di cui non si tiene conto quando si parla di radioattività nella norma, è quello per cui il Plutonio, pur se in bassa percentuale nella nube radioattiva, è – allo stesso tempo – fortemente nocivo e tossico all’interno dell’organismo umano, anche dopo una semplice inalazione: il plutonio ridotto in particelle infinitesimali si insedia dentro i tessuti e colpisce molto violentemente le cellule e il loro DNA attraverso le “micropallottole” alfa che emette (così come dimostra il settore scientifico della “microdosimetria”).

Per finire: la “radioattività nei limiti di norma” nasconde nel suo “verdetto” finale alcuni dati. Sono quelli relativi ai picchi di radioattività, anch’essi pericolosi, ma che vengono appiattiti e ricondotti al grafico nella norma (è di nuovo come se, nel grafico dei mezzi bicchieri di vino secondo norma, i picchi dei superalcolici, fossero ricompresi e le eventuali conseguenze, quali rigurgiti o emissioni di vario tipo, non fossero riconducibili ai picchi, ma a cause completamente estranee all’assunzione alcolica).

Ecco quanto va tenuto ben presente quando si legge o si sente parlare della definizione di “radioattività nella norma” che, definire un po’ “ipocrita” è benevolenza.

Chiedo solo scusa ai vignaioli e agli amanti del vino, che piace anche a me, ma sembrava l’elemento migliore per esemplificare. Per farmi perdonare alzo il bicchiere oltre la norma per brindare ad un mondo senza nucleare.

Massimo Bonfatti

Presidente di Mondo in cammino

19 aprile 2020

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