IL NUCLEARE PRENDE LA RINCORSA DA GRETA (e brinda con una vodka atomica).

Ritengo stupido chi cerca di sminuire l’allarme mondiale sul cambiamento climatico sollevato da Greta Thunberg, riparandosi dietro a una battuta che lascia il tempo che trova e che solleva più fastidio che ironia: Greta, perché giovane, non può essere liquidata come una Gretina.

E’ chiaro che Greta è guidata ed affiancata nella sua denuncia, come lo sarebbe chiunque di noi al suo posto e con la sua età (ma, anche, se avessimo una maggiore età!).

E’ altrettanto chiaro che ci sono interessi commerciali e che l’economia ha capito che è ora di affidarsi all’onda“green” per essere più redditizia. E pazienza se economia e interessi del pianeta procedono affiancati: la speranza che tra i due soggetti prenda forma e futuro un circolo virtuoso se è un male è quello minore, se è un bene non è dei peggiori.

Greta, volente o nolente – e come lei qualsiasi soggetto (movimento e/o attività) di questo mondo – si porta dietro le proprie contraddizioni. Nel caso specifico del movimento Fridays for future, queste contraddizioni sono, però, un trampolino di lancio per attori senza scrupoli e cinici che non si limitano solo ad offrire prodotti tossici nel mercato green, ma a ripulire un passato indecoroso e costantemente pericoloso.

Sono attori che tutti conoscono per la camaleontica impassibilità nel mescolare  delitti con disinformazione; sono servi e servitori di un delirio di onnipotenza scientifico e tecnologico che piega l’etica del futuro ai propri interessi, siano essi civili che militari, tanto ne è labile il confine: si tratta dell’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) e della lobby nucleare.

Se questi attori fossero dei veri paladini della verità e dei veri seguaci di Greta, svelerebbero tutte le nefandezze nascoste dietro l’accordo OMS (Organizzazione Mondiale Sanità)/AIEA del 28 maggio 1959: sono ben 60 anni che le verità sulle conseguenze sanitarie degli incidenti nucleari vengono censurate sulla base di questo accordo criminale!

Greta ci dice che l’umanità è a rischio: pertanto la consapevolezza etica richiederebbe che ciò che ha già creato centinaia di migliaia di vittime, dirette e indirette, fosse desecretato per impedire in futuro un rischio maggiore in grado di minacciare ancora di più l’umanità.

La consapevolezza etica di quel triste laboratorio naturale – formato da uomini e ambiente e che segna i giorni nelle terre contaminate di Chernobyl (e fra poco ancora di più quelle di Fukushima) e che ormai, senza se e senza ma, ha evidenziato il danno genetico della radioattività nella seconda generazione dei bambini post incidente nucleare – richiederebbe che essa si trasformasse in un monito certo per le future generazioni. La certezza è, infatti, una sola: tutto quello che vi è in comune con chi c’era prima di noi, con chi dopo verrà, con chi è di qualsiasi colore e da qualunque parte provenga (per scelta o obbligato da guerre e miserie), è il DNA umano. E cosa c’è di peggio, per il futuro, se non una seria minaccia per il DNA umano?

E, forse, Greta non ci dice anche questo? Forse non sono coerenti con la denuncia di Greta le parole di quelli scienziati dell’OMS (fra i cui relatori vi era il premio Nobel J. M. Muller)  che in un rapporto del 1956 – prima che la stessa OMS tradisse i suoi principi tramite l’accordo truffa siglato con l’AIEA – si spinsero consapevolmente alle seguenti affermazioni? Eccole: “Il patrimonio genetico è il bene più prezioso dell’essere umano. Esso determina la vita della nostra discendenza, lo sviluppo sano ed armonioso delle generazioni future. In qualità di esperti affermiamo che la salute delle generazioni future è minacciato dal crescente sviluppo dell’industria atomica e delle fonti di irradiamento…Noi reputiamo che le nuove mutazioni che compariranno negli esseri umani, saranno nefaste per loro e per la loro discendenza”.

Ora, invece, il gioco della lobby nucleare è diventato più cinico: non si limita solamente, come da sempre, alla minimizzazione del rischio, ma addirittura all’enfatizzazione delle radiose possibilità di crescita e sviluppo dell’attività e dell’essere umano.

La denuncia di Greta, per questi manipolatori della verità, è vera manna: scorciatoia urgente e necessaria contro i disastri della CO2.

Benedette centrali nucleari che non producono CO2 e ci possono condurre verso la salvezza del pianeta!!!”, questo il recondito pensiero dei fautori del nucleare. E chi se ne frega, poi, dei danni irreversibili e dei saccheggi conseguenti all’estrazione dell’uranio? (chiedere all’Areva e all’Eni in Nigeria!). E chi se ne frega se le conseguenze di un incidente non possano essere accettabili: non bastano a fare fede le bassissime percentuali scientifiche della probabilità correlate al rischio di un incidente? E chi se ne frega dei tempi eterni per lo smantellamento di una centrale e per l’eredità delle scorie? E chi se ne frega di quel fallout infinito che giorno per giorno ci immerda sempre di più? L’importante è non legiferare per non infrangere o alzare l’asticella dei limiti di norma: ci saranno sempre scienziati pronti a farlo (e, per non essere querelato, lascio immaginare il perché). 

L’importante è, quindi, mettere sotto il tappeto la paura nucleare e affidare il futuro ad un radioso sviluppo: la grancassa ha già cominciato a suonare.

Più che in sordina, con calcolata e voluta programmazione per abituare alla predisposizione della buona novella gli attoniti ed ignari spettatori. Più che con buona fede, con cinismo per trasformare il concetto di vittima in beneficiario. La prima mossa “ufficiale” ha preso il via  il 6 ottobre 2018 con il taglio del nastro di una centrale solare a 100 metri di distanza dal reattore numero 4, ground zero del disastro di Chernobyl del 1986. Mossa tanto astuta quanto subdola: pensate, energia solare al posto (apparente) di energia atomica. E il nome da scegliere non poteva che essere questo: Solar Chernobyl (per non tediarvi ancora di più vi rimando a quanto già scrissi a suo tempo: vedi Qui).  Tutto nel silenzio sulla seconda centrale di Chernobyl a soli  50 km. di distanza: la Ekotes di Ivankiv che produce nuovi fallout nucleari e fa circolare per tutta Europa cibo contaminato proveniente da terreni fertilizzati con la cenere radioattiva prodotta. E cosa ha  detto il direttore della “Solar chernobyl” imbeccato dall’AIEA?:  “Nessuno ha mai tentato qualcosa di simile prima d’ora, né a Chernobyl né altrove nel mondo!”.

Poi c’è stata la serie televisiva HBO sull’incidente di Chernobyl: un viatico ideale – in concomitanza con una legge Ucraina che prevede e  incoraggia l’utilizzo “positivo” della zona di esclusione – per rilanciare il turismo nucleare. Decine di migliaia di turisti resi consapevolmente inconsapevoli del rischio che potrebbero correre: Chernobyl non più location di turismo estremo, ma luogo ameno di turismo della domenica in cui, prima o poi, si potrà fare un picnic ristoratore.

E cosa meglio in un picnic ristoratore che bere dell’ottima vodka!! Avevate dei dubbi? Eccola pronta: vodka Atomik! Una vodka inventata, guarda caso, da un membro dell’AIEA e finanziata da un’agenzia britannica per i rifiuti radioattivi. Ed ecco la grandiosa pubblicità fatta circolare: vodka non radioattiva usando l’acqua di Chernobyl! Strabiliante! Vodka deriva da voda che in russo vuole dire acqua. Strabiliante! E’  da 33 anni che si sa che l’acqua delle falde acquifere (che non siano quelle prospicienti il reattore) delle zone irradiate dal fallout di Chernobyl non sono contaminate. La contaminazione sta nei primi strati (centimetri) del terreno. Il prof. Smith, il calcolatore, ovvero l’inventore della vodka (e cognome non poteva che essere più anonimo per rendere tranquillizzante la notizia), avrà sicuramente saputo dove effettuare i prelievi d’acqua avendo a disposizione un’area di alienazione di 2.600 km. quadrati (l’intero Lussemburgo!).

E non dovrebbe essere un mistero che la bassa percentuale di segale, utilizzata per produrre la vodka, si ripulisca nei successivi passaggi di distillazione. Che scoperta! A Dubovy Log, villaggio altamente contaminato della Bielorussia, lo sanno da decenni. Lo sanno le mungitrici e i contadini: con i passaggi di lavorazione diminuisce la radioattività, e così il latte contaminato viene lavorato per permettere di ottenere burro in regola con la radioattività prevista dalle normative presenti in quel paese; il grano contaminato viene lavorato per produrre (guarda un po’!!!) vodka in regola con la radioattività prevista dalle normative presenti in quel paese (repetita iuvant!). Sarebbe interessante conoscere i limiti di norma di contaminazione radioattiva usati dal signor Smith che, però e chissà perché, tiene un basso profilo sulla segale residuata dai passaggi di distillazione perché sa che in essa la radioattività sarà maggiore perché concentrata. E, allora,se partirà la produzione industriale della Atomik, il quadro sarà il seguente: da una parte segale mediamente contaminata raccolta da un terreno (e quale se nella zona di esclusione non sono ancora state realizzate coltivazioni di alcun tipo?) per produrre vodka, dall’altra residuo più contaminato della stessa segale precedentemente raccolta e che nello stesso terreno dovrà essere dispersa con una ulteriore ricontaminazione, a meno di provvedere ad una discarica all’uopo da affiancare alle già tante presenti nella zona di esclusione (da quella per i combustibili radioattivi esausti delle varie centrali nucleari ucraine e, pare, non solo! – a pochi chilometri da Radinka, a quelle per i macchinari usati per la disattivazione dell’incendio nucleare del 1986 e a quelle per la grafite e altri prodotti radioattivi).

E che ha detto l’anonimo (per cognome) prof. Smith imbeccato dall’AIEA?:  “Nessuno ha mai tentato qualcosa di simile prima d’ora, né a Chernobyl né altrove nel mondo!”.

Riguardo alla zona di esclusione c’è però un particolare che non deve sfuggire ai più: la legge firmata dal presidente ucraino Zelenski per il suo buon uso, prevede che in essa possano essere effettuate esercitazioni NATO. Quale posto migliore per avere un cuneo geostrategico infilato nelle costole della Russia! Insomma: un’ulteriore benedizione per Chernobyl e per l’AIEA. Così, per il futuro, ci sarà solo più da eliminare il check point di Ditiatki per rendere la zona di esclusione completamente sdoganata. Ci si arriverà poco per volta. Scommettiamo? A meno che il check point non resti solo come para intrusi per le esercitazioni NATO, ma questo è un altro discorso.

E la grancassa batte anche per Fukushima: in questo caso l’alleato dell’AIEA sono le Olimpiadi del 2020.

Poco importa se gli ultimi esami di Greenpeace abbiano rilevato, a 10 km dalla centrale, 71 microsievert/h. di radioattività contro gli 0,23 ammessi dal governo come soglia massima. Per l’AIEA, così come Chernobyl è pulita, allo stesso modo lo è anche Fukushima  (grazie all’alleanza con il governo giapponese), tanto da permettervi alcune gare di baseball delle olimpiadi di Tokio 2020. Fukushima è talmente pulita che a dieci chilometri dalla centrale, proprio in quei luoghi dove sono stati rilevati 71 microsievert/h. di radioattività, si svolgeranno gli allenamenti degli atleti.

Diventa, così, un’inezia il fatto che la decontaminazione, per una minima parte delle aree colpite, abbia già prodotto 16 milioni di metri cubi di scarti radioattivi, ovvero sette volte la piramide di Cheope, ammassati in 800 discariche; un’inezia se in centinaia di serbatoi intorno alla centrale siano contenuti 1,1 milioni di metri cubi di acqua radioattiva che, a seconda delle piogge, crescono da 100 a 800 metri cubi al giorno. E un’inezia se si dovrà risolvere il problema versando l’acqua contaminata nell’oceano!

Tra centrali solari, turismo, vodka, esercitazioni Nato, Olimpiadi è assicurato il futuro “radioso” dell’umanità

Greta, per favore, batti un colpo!

Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in cammino

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