DUBOVY LOG FRA RESISTENZA E SOPRAVVIVENZA.

Nella riserva radioattiva di Dubovy Log (provincia di Dobrush, regione di Gomel, Bielorussia) anche la solidarietà viene messa a dura prova dalla radioattività.

Una radioattività che ingloba le persone, così come a Pripyat le piante avvolgono le case abbandonate; ma, anche, una radioattività che emargina e marginalizza tutto ciò che viene a suo contatto.

Quel degrado sociale che nell’ultimo decennio si è sempre di più impossessato di questo villaggio, provoca uno stato di estraniazione e stordimento che dà un senso di impotenza e pone in dubbio il valore e l’efficacia di ogni intervento solidaristico.

Dubovy Log è il villaggio del vuoto diventato regola di vita. Se non si crede nei fantasmi bisogna venire qui: compaiono improvvisamente uscendo da case in cui le porte racchiudono vapori di alcol o l’odore di storie che si sono incancrenite.

Chi, negli anni passati, viveva a Dubovy Log era, per lo più, in attesa di un alloggio a Dobrush e ora che nuove porte si sono aperte nella “città”, altrettante si sono chiuse nel villaggio per riaprirsi solamente a disperati senza prospettiva: gli alcolizzati cronici e gli ex detenuti.

Ci vuole abbruttimento culturale e fisico, incoscienza o impossibilità di scelta per vivere a Dubovy Log: la radioattività ora è a 15 Ci/Kmq, 33 anni dopo l’incidente nucleare di Chernobyl. Valore dimezzato rispetto a quello iniziale, ma sempre un’enormità.

O ci vuole inconsapevolezza come quella dei bambini, di quei 13 bambini che vivono assieme a quel pugno di fantasmi che vaga fra kholkoz e casa.

Si è arrivati ad un punto in cui è difficile dire se sia peggio il degrado sociale o la radioattività. Prima si poteva affermare che il degrado sociale era frutto della radioattività (ed era più accettabile e apparentemente più motivante per l’intervento solidaristico); ora il degrado sociale è una condizione di vita necessaria per rendere produttiva l’attività del complesso agricolo Druzhba, per assicurare una mano d’opera che non si faccia troppe domande, grata della casa che gli viene donata e dell’orto in cui può coltivare patate radioattive.

E’ un vuoto circolare che sembra non spezzarsi se si percorrono le due strade parallele, una che taglia il centro del villaggio e l’altra che separa il centro dal degradare di boschi rigogliosi di funghi contaminati e di campi che, a seconda della stagione, offrono grano o frumento con livelli di radioattività che sarebbero inaccettabili in qualsiasi altra parte del pianeta. Meno qui, dove la radioattività è un’opinione.

Ad interrompere la circolarità del nulla c’è il doposcuola che Mondo in Cammino tiene aperto da anni: punto d’incontro per i bambini e la famiglie; luogo di somministrazione di cibo “pulito” proveniente dalla filiera commerciale statale e non dagli orti familiari; rifugio dagli abbruttimenti familiari; luogo ludico e di continuità didattica; centro informativo per la radioprotezione.

Un piccola roccaforte sempre più difficile da difendere perché mancano prospettive future, l’impossibilità di immaginare un futuro per il villaggio, come – invece – si credeva sino a due anni fa.

Mollare  tutto?

Continuare a resistere per sopravvivere o sopravvivere per resistere?

Gettare la spugna è sicuramente condannare ancor più quei 13 bambini e altri che ancora verranno e che, fin quando la fortuna non si girerà dalle loro parti, saranno costretti a vivere in una prigione a cielo aperto in cui le sbarre sono rappresentate dalla radioattività.

Sono “solo” tredici bambini, ma mai – come in questo caso- sostenerli va oltre la possibilità concreta dell’immaginare un futuro a Dubovy Log. Questi bambini sono portatori di un monito che se non sapremo cogliere renderà impossibile immaginare un futuro concreto per la nostra umanità.

Non foss’altro che per questo, che vale la pena intervenire e aiutarli.

Non fosse che per l’aiuto umanitario concreto che, se non altro, li rende consapevoli (assieme alle famiglie) dell’isolamento che li circonda e, paradossalmente, li mantiene vivi e un po’ meno fantasmi.

Non si tratta di una piccola fortezza da difendere; non si tratta solo di coltivare una reciprocità per lo meno consolatoria dal punto di vista solidaristico. Si tratta di un vero e proprio investimento per il futuro.

La fortezza di Dubovy Log deve diventare uno di quei tanti fari che illuminano e mostrano il sentiero da percorrere se siamo convinti che questa terra che abbiamo ci è solo data in eredità per chi verrà dopo di noi.

Per sostenere il Doposcuola di Dubovy Log,  allo stato attuale, servono 8.000 euro per anno scolastico.

Per contribuire: qui le modalità; causale: Dubovy Log

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