CHERNOBYL: UN 34.mo ANNIVERSARIO TRISTE E PREOCCUPANTE.

foto Pierpaolo Mittica

A una ventina di giorni dai primi incendi, continuano a svilupparsi nuovi focolai nelle zona di esclusione.

Il fuoco si è diffuso dall’erba secca alle torbiere. Victoria Ruban, a capo del servizio stampa del Dipartimento per il Servizio delle Situazioni d’Emergenza dell’Ucraina ha riferito, il 22 aprile 2020, che non ci sono più fuochi aperti, però hanno iniziato a bruciare le torbiere. I soccorritori sono preoccupati per il clima secco. Ormai intervengono, addirittura, 30/40 volte al giorno.

I vigili del fuoco non sono in grado di definire bene la superficie degli incendi nella zona di Chernobyl, perché si tratta di singoli punti che prendono fuoco (vedi cartina). A Kiev è ricomparso l’odore di bruciato.

Come una solita cantilena il servizio di emergenza afferma che il livello di radiazione non supera la norma.

Non torno più sull’argomento di cui ho già riferito nella seguente nota. Sono anche disposto a scommettere che nel giro di un anno usciranno analisi/articoli/diagrammi che esamineranno e parleranno della contaminazione sviluppatasi dagli attuali incendi, ma solo fra qualche mese quando la gente avrà già dimenticato la presente situazione emergenziale.

E la situazione più agghiacciante che potremo scoprire saranno i dati dell”escursione del Plutonio di cui nessuno ne parla, se non l’AIPRI (Associazione Internazionale Protezione Radiazioni Ionizzanti) con analisi e dati specifici nel suo articolo: “Plutonio in fiamme nella zona di esclusione di Chernobyl

Purtroppo agli  incendi delle torbiere, una volta spenti, subentrerà quello delle esalazioni fumanti che continueranno a causare un sottile e continuo fallout nelle zone della Bielorussia, Ucraina e Russia – già interessate dalle conseguenze dell’incidente nucleare di Chernobyl di 34 anni fa – e che depositandosi ricontaminerà ancora di più quei terreni da cui le popolazioni locali traggono, direttamente e indirettamente, gran parte dei prodotti che fanno parte della loro catena alimentare.

Diventa importante rilanciare un appello per tutti i bambini di Chernobyl – ucraini, bielorussi e russi – e per le loro famiglie, che sono sottoposti a questi continui fallout e che esporranno ancora di più i loro polmoni intossicati dal fumo e dal black carbon, ad un’ulteriore depressione del sistema immunitario a  causa dei radionuclidi assorbiti e, inoltre, sottoponendoli – in questi momenti – alla minaccia del coronavirus.

Ancora più pressante è l’appello per i 600 bambini della provincia ucraina del Polesie, che per la prossimità diretta alla zona di esclusione, ha patito direttamente la distruzione degli incendi (vedi filmato) che hanno lasciato senza case parte di loro e delle loro famiglie e che continuano, e continueranno successivamente, a subire il fallout radioattivo.

E’ importante riprendere il follow up degli esami di WBC per definire il livello di incorporazione del Cesio137 e rilanciare il programma per assicurare cibi “puliti” unitamente alle raccomandazioni alimentari e alla somministrazione di vitamine e minerali con capacità “adsorbente” e che, grazie alla vit. B e all’acido folico, sappia contrastare gli effetti negativi dell’omocisteina, causa di infarti, trombosi embolie in giovane età.

SOSTENETE L’APPELLO E CONTRIBUITE.

Massimo Bonfatti

Presidente di Mondo in cammino

www.mondoincammino.org

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