BIELORUSSIA: IL DOPPIO RISCHIO NUCLEARE

L’Ispettorato Statale per la Sicurezza Nazionale lituano (VATESI) ha pubblicato sul proprio sito il recente rapporto che l’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) ha reso in seguito alla missione di Fase 3 della Revisione dell’Infrastruttura Nucleare Integrata (INIR) svoltasi dal 24 febbraio al 4 marzo 2020 nella Repubblica di Bielorussia. Il rapporto contiene 7 raccomandazioni e 6 suggerimenti.

L’AIEA, dopo aver sostenuto la politica di Lukashenko sulla minimizzazione del rischio nucleare, nella fattispecie sulle conseguenze del fallout dell’incidente nucleare di Chernobyl, ha dovuto cedere alle richieste della riluttante Lituania preoccupata della centrale nucleare bielorussa costruita ad Ostrovets in prossimità dei propri confini e sta pressando tutte le istituzioni, in primis proprio l’AIEA, affinché siano condotti tutti i previsti e necessari controlli di conformità e qualità sull’impianto. La Lituania si avvale delle possibilità di richiesta che spetta ad uno qualsiasi degli Stati Membri dell’Organizzazione Internazionale

Preoccupante è il dato che risulta sull’insicurezza della centrale bielorussa, a maggiore ragione pensando che le valutazioni sono state emesse – seppure obtorto collo – dall’AIEA il cui fine – dopo aver sostenuto, soprattutto nell’ultimo ventennio e alleandosi con Lukashenko, la minimizzazione di Chernobyl –  è, appunto, quello dello sviluppo del nucleare civile e della rete delle centrali nucleari, e non l’opposto.

A mio avviso, i risultati della missione, non sono il frutto della serietà e della vigilanza dell’AIEA perché, se tali fossero stati, i problemi e le incongruenze sarebbero emersi già da tanto tempo, creando di fatto un impedimento o una opposizione all’avanzamento dei lavori. Proprio adesso l’AIEA rileva che la Bielorussia non ha ancora aderito all’emendamento alla Convenzione sulla protezione fisica del materiale nucleare e non ha ratificato il protocollo aggiuntivo, alla stessa facente capo, per l’applicazione delle misure di salvaguardia, quando questi erano presupposti certi per impedire l’avanzamento dei lavori.

Una tarda constatazione o una anticipata omissione?

Come se non bastassero le conseguenze ancora presenti del fallout dell’incidente di Chernobyl – soprattutto sulla seconda generazione dei bambini di Chernobyl in cui è stato scientificamente provato il danno a livello genetico e gli sconquassi fisici legati agli aumenti dell’omocisteina per alterazione della sintesi dei folati – la centrale nucleare di Ostrovets si palesa come una vera e oggettiva minaccia per L’Europa occidentale ed orientale,

Una minaccia che può essere acuita dal periodo di instabilità politica e di pandemia.

Al momento attuale l’unico baluardo a cui fare affidamento è la costante vigilanza da parte della Lituania.

Ritornando alla missione di fine febbraio scorso, essa ha valutato lo stato di sviluppo nelle aree legate alle infrastrutture nucleari bielorusse come il quadro normativo, la sicurezza nucleare, la gestione dei rifiuti radioattivi, le risorse umane e finanziarie e la sicurezza nucleare al fine di mettere in funzione e gestire la prima centrale nucleare del paese.

Il rapporto sottolinea che la Bielorussia ha bisogno di sviluppare ulteriormente il proprio quadro giuridico e regolamentare dell’energia nucleare, per garantire l’indipendenza dell’ente di regolamentazione in collaborazione con le organizzazioni di supporto tecnico, per garantire fondi sufficienti per la disattivazione e la gestione dei residui radioattivi, per assegnare la responsabilità per la creazione dei residui radioattivi e l’organizzazione di gestione, per garantire un riavvio affidabile del sistema di rete in caso di collasso totale una volta che la centrale nucleare è in funzione, per finalizzare tutti i programmi necessari per l’avvio del funzionamento, per garantire accordi a lungo termine per la manutenzione della centrale nucleare bielorussa e per garantire la capacità e la competenza di organizzazione operativa.

Le raccomandazioni e i suggerimenti per il ​​miglioramento delle infrastrutture per l’energia nucleare riguardano:


    – carenze nel quadro giuridico e regolamentare della sicurezza nucleare;

  • garanzia di indipendenza dell’organismo di regolamentazione;
  • carenze nell’implementazione dei Sistemi di Gestione Integrata dell’ente regolatore e dell’organizzazione operativa;
  • garantire la disponibilità al riavvio del sistema di rete in caso di collasso totale una volta che la centrale nucleare è in funzione;
  • garanzia della manutenzione della centrale nucleare bielorussa dopo il periodo di garanzia;
  • carenze nella prontezza del sistema di sicurezza fisica nell’organizzazione operativa;
  • carenze nella definizione delle responsabilità nel settore della gestione dei residui radioattivi;
  • obblighi internazionali (la Bielorussia non ha ancora aderito all’emendamento alla Convenzione sulla protezione fisica del materiale nucleare e non ha ratificato il protocollo aggiuntivo all’AIEA per l’applicazione delle misure di salvaguardia).

A parere degli esperti VATESI, la mancata attuazione delle raccomandazioni e dei suggerimenti, indicati nel rapporto, può avere un impatto negativo sulla sicurezza della centrale bielorussa durante la sua messa in servizio e il conseguente funzionamento.

Si segnala che le raccomandazioni e i suggerimenti sono stati formulati in accordo con gli standard di sicurezza   previsti (sigh!) dell’AIEA e che sono dedicati alla fase di preparazione per la messa in servizio delle centrali nucleari (in questo caso, prima dell’inizio della messa in servizio della prima unità di potenza e prima dell’emissione della relativa autorizzazione).

Di solito, dopo la missione, lo Stato corrispondente (in questo caso la Bielorussia) deve predisporre un piano per l’attuazione delle raccomandazioni e delle proposte della missione, le cui misure devono essere attuate prima del rilascio dell’autorizzazione per la messa in servizio dell’unità di potenza.

Purtroppo, la Bielorussia non ha fornito tale piano e i suoi risultati di attuazione alla comunità internazionale prima dell’inizio della messa in servizio della prima unità di potenza della centrale nucleare bielorussa.


Una maliziosa domanda all’AIEA: allora come la mettiamo?

Massimo Bonfatti

Presidente di Mondo in cammino

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