34.mo anniversario di Chernobyl: incidente alla centrale di Rivne e rischi di nuove Chernobyl in Ucraina

A distanza di circa 15 giorni, un secondo incidente è avvenuto nella sera del 29 aprile 2020 alla centrale ucraina di Rivne, nella città di Kuznetsovsk. A causa del malfunzionamento di un trasformatore si è avuto un blocco d’urgenza dell’unità 3 da 1000 MW ed è scoppiato un incendio, durato oltre un’ora. Secondo le autorità non ci sarebbe stata nessuna fuga radioattiva.

Un medesimo incidente era avvenuto esattamente un anno prima, mentre il 16 aprile vi era stato un malfunzionamento di una pompa di circolazione.

Il reattore era già stato sottoposto ad importanti interventi di manutenzione nel 2017.

In pratica, negli ultimi tempi il reattore ha sempre funzionato in condizioni di emergenza.

In altre centrali nucleari ucraine, la situazione è esattamente la stessa: stanno lavorando al limite, sono costantemente in riparazione e stanno utilizzando la tecnologia nucleare della società americana Westinghouse, che è incompatibile con quella vecchia sovietica con cui e/o per cui sono state progettate (per questo è stata abbandonata nel 2006 dalla Repubblica Ceca).

Il futuro si presenta particolarmente critico in Ucraina.

La cronica mancanza di finanziamenti, la fine della collaborazione con Mosca e l’assenza di manager di alto profilo nell’industria nucleare ucraina, rendono ipotizzabili nuove Chernobyl. Resta da definire dove e quando.

Per esempio, gravi conseguenze si potrebbero avere dalla centrale nucleare Zaporizhzhya dove, il 21 aprile scorso, si è verificato un arresto di emergenza dell’unità di potenza n. 3. Altri due blocchi sono attualmente in riparazione. Delle sei unità di potenza, solo tre funzionano.

In Ucraina, ci sono quattro “cavalieri dell’apocalisse”: Zaporizhzhya, Juzno-Ukrainskaya, Rivne, Khmelnitsky per un totale di 15 unità di potenza di tipo VVER.

Andrei Gerus, capo del comitato energetico della Verkhovna Rada (ndr: il Parlamento ucraino), parlando dell’ incidente a Rivne, ha scritto sulla propria pagina Facebook che, negli ultimi mesi, la capacità delle centrali nucleari ucraine è stata ridotta del 56%, da 11.400 MW a 7.300 MW, sostituendola con l’equivalente di centrali elettriche a carbone.

La riduzione energetica da centrali nucleari in Ucraina sarà maggiore nel prossimo futuro in quanto per 11 di tutti i 15 blocchi (o reattori) presenti nel paese, la durata di servizio è già stata estesa, ma il tempo aggiuntivo scadrà presto. La prima unità dovrebbe essere chiusa nel 2023, altre tre entro il 2025 per un totale di 19-20 miliardi di kWh in meno (equivalente al 13% del totale dell’energia nucleare per il 2019). Entro il 2030 sarà perso più del 40% dell’attuale produzione energetica nucleare del paese.

Con questa prospettiva il futuro dell’approvvigionamento energetico in Ucraina è pieno di incognite sotto tutti i punti di vista (finanziario, energia verde o dipendente dal carbone, assetto geopolitico e geostrategico).

Solo una cosa è certa: se l’evoluzione della sopravvivenza delle centrali nucleari ucraine procederà secondo i piani, la loro disattivazione – essendo queste, per quanto prima descritto, vere e proprie mine ad azione ritardata – renderà minore la probabilità di una catastrofe, non solo per l’Ucraina stessa, ma anche per i suoi vicini.

Questa è l’evenienza per cui esperti ucraini e occidentali stanno suonando l’allarme

La mancanza di sicurezza delle centrali nucleari, l’incapacità di acquistare combustibile nucleare di alta qualità, la mancanza di manager autorevoli, la “situazione estremamente minacciosa” dell’industria nucleare ucraina, con il rischio di una “ripetizione di Chernobyl”, sono state sottolineate in una lettera del 9 aprile scorso inviata alle autorità ucraine dall’Associazione dei Veterani dell’Energia  atomica e industriale dell’Ucraina.

La rivista specializzata Energy Research & Social Science, pubblicata dalla società olandese Elsevier, prevede proprio un grave incidente nucleare in una centrale nucleare ucraina nei prossimi anni. Con una probabilità dell’80%. Le più pericolose, dal punto di vista degli esperti occidentali, sono le centrali nucleari di Rivne e la Juzno-Ukrainskaya.

E, nel frattempo, la Westinghouse sta continuando a rimpiazzare il combustibile nucleare russo che, per le centrali nucleari ucraine (VVER 440 e 1000), risulta più economico e affidabile. E, come in un circolo vizioso, anche questo aspetto rende più probabile (ahinoi!) il rischio di una catastrofe diffusa.

Traduzione e elaborazione di Massimo Bonfatti dalle seguenti fonti: https://znaj.ua/; https://tsargrad.tv/; https://korrespondent.net/; https://24tv.ua/

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