Special: IN CASO DI INCIDENTE NUCLEARE A KRSKO (SLOVENIA)

RAGGIO DEL FALLOUT RADIOATTIVO DA INCIDENTE NELLA CENTRALE:
LE IMPLICAZIONI PER L’ITALIA DEL NORD-EST

Realizzazione di ProgettoHumus per concessione di Giuseppe Nacci, clicca sulle immagini per ingrandirle

KRSKO: RISCHI NUCLEARI A 130 Km; TUTTO IL FRIULI CONTAMINABILE IN TRE ORE

Lo studio di venti anni fa, ipotizzava i danni a Trieste e nel Friuli in caso di scoperchiamento del reattore e dispersione di materiale radioattivo

E se il falso allarme nucleare del 4 giugno 2008 fosse un rischio concreto?

Con un debole vento di 6 km/h proveniente da est l’Italia non verrebbe raggiunta dal Fall out proveniente da Krsko, a parte una debole radioattività temporanea che si definisce Fall out bianco (0,1 RAD/h). Ma già con un vento costante di 15 km/h proveniente da est, la contaminazione radioattiva andrebbe da Trieste a Tarvisio, fin quasi a Tolmezzo, investendo in circa 8-10 ore una buona metà del Friuli, compresa Udine, e presentando un livello di contaminazione che si definisce Fall out giallo (0,5 RAD /h), visti i soli 130 km in linea d’aria che Krsko dista dalla frontiera italiana. Nei quattro giorni successivi la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 10 a 50 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno.

Con un vento costante di 30 km/h, la contaminazione radioattiva abbraccerebbe tutto il Friuli e una piccola parte del Veneto (Treviso e Venezia), ma presenterebbe ancora il medesimo livello di contaminazione visto sopra, e cioè un livello di radioattività che si definisce Fall out giallo (0,5RAD/h), a parte Trieste che presenterebbe già un livello di radioattività superiore che si definisce Fall out arancione (1 RAD/h).

Fallout di 1 miliardo e mezzo di Curie con vento di 6 Km/h Fallout di 1 miliardo e mezzo di Curie con vento di 15 Km/h Fallout di 1 miliardo e mezzo di Curie con vento di 30 Km/h

Con un vento costante di 50 km/h sempre proveniente da est, la contaminazione radioattiva andrebbe di nuovo da Trieste a Tarvisio, questa volta escludendo Tolmezzo, ma investendo in circa 4 ore una buona metà del Friuli, compresa Udine, e presentando un livello di contaminazione che si definisce Fall out arancione (1RAD/h). In quest’area, nei quattro giorni successivi l’incidente, la dose di radiazioni complessivamente assorbiti da ogni abitante andrebbe da 20 a 100
RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno. L’area di contaminazione che definiamo gialla, arriverebbe invece fino a Bologna, anche qui con dosi di radiazioni accumulate per ciascun abitante da 10 a 50 RAD, di cui circa la metà presi nel primo giorno. Con un vento costante di 70 km/h sempre proveniente da est, la contaminazione radioattiva da Fall out arancione (1RAD/h) investirebbe questa volta quasi tutto il Friuli, ma risparmiando Pordenone, e il Veneto, che risulterebbero invece tutti investiti dal Fall out giallo (0,5 RAD/h) entro le prime 12 ore dall’incidente, accanto a un’ampia zona dell’Emilia Romagna e del Trentino.

Con un vento costante di 100 km/h, sempre proveniente da est, la zona di Fall out arancione arriverebbe fino a Pordenone, Treviso e Venezia, mentre la zona di Fall out giallo si estenderebbe ad aree ancora più vaste dell’Emilia Romagna e del Trentino-Alto Adige. Nella parte meridionale dell’Austria (Klagenfurt, Graz), con venti provenienti da sud e superiori ai 70 km/h, predominerebbe la contaminazione da Fall out rosso, vale a dire con dosi di radiazioni
assorbite dalla popolazione, nei primi quattro giorni, variabili da 100 a 500 RAD4

Fallout di 1 miliardo e mezzo di Curie con vento di 50 Km/h Fallout di 1 miliardo e mezzo di Curie con vento di 70 Km/h Fallout di 1 miliardo e mezzo di Curie con vento di 100 Km/h

In Slovenia e in Croazia si assisterebbe invece alle pesantissime contaminazioni da Fall out nero e da Fall out grigio. Il primo determinerebbe dosi di contaminazione per abitante variabili da 1.000 a 5.000 RAD nei primi quattro giorni, di cui circa la metà assorbiti nel primo giorno; il Fall out grigio determinerebbe invece livelli di radioattività più bassa, ma comunque letali, con dosaggi variabili fra 200 e 1.000 sempre nei primi quattro giorni.
Fortuna che a Krsko si trattò solo di una fuoriuscita d’acqua dall’impianto di raffreddamento all’interno del reattore, che per fortuna non ha causato alcuna fuga radioattiva nell’ambiente. Ecco perché l’emergenza è rientrata immediatamente: grazie alla tempestività della procedura di spegnimento l’impianto è tornato in condizioni di sicurezza nell’arco di poche ore. Nessun rischio per la popolazione, insomma. Ma l’episodio riaccende il timore di una nuova Chernobyl, prossima ai confini croato, ungherese e austriaco.

Un’ipotesi di questo tipo era stata presa in considerazione circa vent’anni fa dall’autore del presente lavoro, allora giovane studente in medicina, a tre anni dal disastro avvenuto in Unione Sovietica, realizzando uno studio dal titolo: Krsko: radiazioni nucleari e protezione civile a Trieste” [GUARDA IL FILE IN PDF].
“Supponiamo che a Krsko,- si spiegava – venga a crearsi l’incidente più grave che possa accadere in un reattore ad acqua, e cioè la perdita totale del liquido usato per raffreddare il nocciolo di
uranio. In questa disgraziata eventualità, il nocciolo di uranio si surriscalderebbe, il materiale fuso entrerebbe in contatto con l’acqua delle turbine, trasformandola in vapore, e questo causerebbe lo scoperchiamento del recipiente di contenimento con conseguente fuoriuscita del materiale radioattivo. Supponiamo ancora che, a causa di questa esplosione, nell’aria vengano emessi un terzo di tutti i nuclei radioattivi presenti nel reattore. Secondo vecchi studi di oltre 30 anni fa, in un incidente di questo tipo la radioattività del materiale fuoriuscito ammonterebbe a circa un miliardo e mezzo di Curie e la nube radioattiva, con u vento
di 24 km/h presenterebbe un’estensione di contaminazione pesante (Fall out nero) del raggio di 68 km dalla centrale di Krsko. A questo punto da parte nostra è possibile stimare diversi livelli di contaminazione radioattiva che si avrebbero su Trieste e sul Friuli….”


CONTINUA NEL FILE IN PDF…

LA MINACCIA DELLA CENTRALE ATOMICA DI KRSKO di Giuseppe Nacci
Introduzione di un nuovo sistema di valutazione colorimetrico (Zona NERA, GRIGIA, ROSSA, ARANCIONE, GIALLA e BIANCA) per la stima degli effetti da Fall out radioattivo su popolazioni civili
All’interno: Zone di radioattività da esplosioni nucleari al suolo su Milano
THE THREAT OF NUCLEAR POWER STATION OF KRSKO
Fallout caused by an accident at a nuclear power station of Krsko (Slovenia)
Introducing a new colorimetric scale (BLACK, GREY, RED, ORANGE, YELLOW and WHITE Zones) to evaluate the effects of radioactive Fallout on civilian populations (English version)

APPENDICE ESPLICATIVA di Giuseppe Nacci

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