Chernobyl, il tributo del ProgettoHumus

Luca Scabbìa – reportage fotografico:
NOVOZYBKOV Il sole invisibile di Chernobyl

“Nel prisma dei ricordi gli spezzoni della tragedia di Chernobyl riflettono ansia, aspirazioni, inquietudini ed interpretazioni individuali.
L’occhio dell’obiettivo ottico si è insinuato in ogni piega commemorativa e, alcune volte, ha preteso, addirittura, colpi ad effetto (come se la tragedia ne avesse bisogno!).
Chernobyl è diventato un patrimonio mediatico comune e le immagini ci hanno travolto e stordito a tonnellate, quasi a voler esorcizzare la paura inconscia legata agli usi ed abusi della tecnologia sottesa.
Il corpo di Chernobyl è stato, e lo è tuttora, continuamente vivisezionato.
Pare di assistere ad una sorta di idolatria della disgrazia che, il più delle volte, ha distolto l’attenzione e l’obiettivo ottico dai veri portatori delle conseguenze dell’incidente ed anche dal vero lavoro dei volontari (quello “giusto”, non patinato): dai corpi (questi, sì, veri ed imperfetti) che continuano a lasciare orme di reciproca condivisione su quei terreni contaminati quando, finite le celebrazioni o la solidarietà di rito, tutti tornano a casa.
Chernobyl non ha rappresentato solamente una tragedia tecnologica, ma soprattutto, e tuttora, il dilemma etico che si pone per la sopravvivenza dell’umanità.
Un’umanità che saprà e potrà continuare a sperare grazie all’ostinazione e alla sfida quotidiana di persone come quelle di Novozybkov, più forti delle falsità, della bugie, della contraffazione dei numeri che il nucleare sa sapientemente ordire; più tenaci di quel genocidio strisciante, che a Novozybkov come a Hiroshima e Nagasaki, è un monito terribile, inquietante ed inequivocabile.
Un’umanità che senza il martirio e la consapevolezza di persone di buone volontà (fra cui i “volontari di Chernobyl”) sarebbe priva di prospettive.
Un’umanità che rappresenta quel sole invisibile che si cela dietro ad ogni tragedia: quel sole che finora nessuno aveva mai colto nel cielo di Chernobyl. Grazie, Luca!
Massimo Bonfatti – Mondo in cammino

PREFAZIONE DELL’AUTORE
Ho realizzato questo reportage in Russia per l’organizzazione umanitaria Mondo in Cammino che con il Progetto Humus è da anni protagonista di innumerevoli interventi locali collegati alla catastrofe di Chernobyl.

Il mio viaggio ha interessato un’ampia area della provincia di Novozybkov nella regione di Bryansk, a circa 160 km a nordest della centrale nucleare di Chernobyl. I radionuclidi dispersi nell’ambiente dopo l’esplosione del 1986 furono sospinti dai venti nei territori circostanti e la provincia di Novozybkov in Russia è risultata essere tra le più contaminate. Questa zona, popolata e generosamente coltivata, presenta elevati livelli di contaminazione da radioisotopi del cesio, dello stronzio e dello iodio.

Il livello di radioattività da Cesio137 nella città di Novozybkov, misurato nell’ottobre 2006 da un’equipe internazionale, è risultato mediamente essere tra 550 mila e 2 milioni di Becquerel per metro quadrato con picchi di oltre 5 milioni per metro quadrato (*). Tali livelli di contaminazione sono analoghi o superiori a quelli presenti nella zona proibita intorno alla centrale di Chernobyl. Le persone non dovrebbero vivere qui. Invece la metà della popolazione della regione abita in terreni la cui radioattività supera i 3 milioni di Becquerel per metro quadrato, secondo i dati del sindaco di Novozybkov si parla di oltre 150 mila persone.
A Novozybkov non esistono zone chiuse, proibite o controlli di polizia: la popolazione della regione continua a vivere in questi territori come se niente fosse successo.
Quindici minuti su strade devastate dal tempo, a pochi km dalla Bielorussia, e i villaggi evacuati appaiono come spettri. A tratti sembra di essere tra le rovine di una guerra: le case sono sventrate, solo alcune pareti restano in piedi. Il sole si riflette implacabile sui muri bianchi e sul cemento. Qualcuno, di nascosto ma per nulla intimorito dalla mia presenza, carica vecchi camion con mattoni e pezzi di legno per riutilizzarli, incurante della radioattività elevatissima di questi frammenti del passato. Furti mortali e assolutamente illegali. Le autorità russe sono impotenti: qui c’è gente che ruba anche le rotaie del treno.

Ho tentato di narrare una storia attuale di vita comune con gente comune. Persone come noi: medici, contadini, operai, insegnanti, grandi e bambini, tutti traboccanti di un’umanità forte e travolgente. Non ci sono fotografie rubate in questo reportage. La gente è così. Sempre con il sorriso. Pur nella drammaticità della situazione si percepisce ovunque una grande dignità e la quieta rassegnazione del quotidiano convivere con le conseguenze dell’incidente. Così oggi, nella provincia di Novozybkov, la gente si disinteressa alle radiazioni e la routine è fare le grigliate al fiume con la legna contaminata, diluire i cibi più radioattivi e infine presentarsi due volte l’anno in ospedale per i conteggi delle dosi assorbite.
Paesaggi naturalisticamente stupefacenti, foreste di betulle, fiumi punteggiati da ninfee e campi di grano che la terra accoglie generosa. Ma l’apparenza è insidiosa: ogni cosa è coperta da un’ombra invisibile la cui vera essenza si percepisce solo dai cartelli di pericolo da radiazioni lungo le strade. Una situazione surreale che fa riflettere sulla drammatica attualità di una tragedia il cui ricordo sta sbiadendo nel tempo.
Una storia di menzogne e di interessi politici. Una storia di lacrime, di uomini e di coraggio.
Questo lavoro è dedicato a voi, che ho lasciato laggiù a Novozybkov, sotto il sole invisibile di Chernobyl.

Luca Scabbìa – Luglio 2007

(*) Bq/m2 (Becquerel/m2) è l’ unità di misura della radioattività. Come riferimento, la radioattività ambientale da fallout nel terreno intorno alla centrale nucleare di Caorso in Italia è intorno a 1 Bq/m2 (fonte ARPA).

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Un click sulle immagini per poterle ingrandire

 

Novozybkov. Una cittadina nella regione russa di Briansk a 160km in linea d’aria da Chernobyl. Immersa nel verde, tra laghi e fiumi in un territorio altamente contaminato da radioisotopi del cesio. Superato il cartello che annuncia la città oltrepasso un velo sottile; un viaggio nel tempo che mi fa tornare indietro di 40 anni. I palazzoni ovunque trasudano il loro passato sovietico che a tratti sembra cristallizzarsi nel tempo. 40 mila persone lavorano quotidianamente e abitano in territori e case la cui radioattività supera i 3 milioni di becquerel/mq con punte di 5 milioni in alcune zone. Alla fermata dell’autobus ogni giorno scendono le persone che vengono in città dai villaggi vicini. Le strade sono ovunque disastrate. La famigliare decorazione a quadretti sui lampioni di Novozybkov mi accompagnerà ovunque in città.
La piazza Rivoluzione d’ottobre. E’ la sede degli edifici statali. L’unica persona in giro è quella rappresentata nel cartello… Tra i cortili serpeggiano le tubature del riscaldamento per gli edifici. Terra battuta, erba e lastre di asfalto fanno da campo da gioco per i bambini. Splende il sole su Novozybkov e fa brillare gli occhi delle due sorelle. Incuriosita dalla mia presenza, la più piccola si arrampica sul blocco di cemento, rassicurata dalla vicinanza della sorella maggiore e mi regala un sorriso appena accennato ma di una dolcezza travolgente.
Guidare un taxi a Novozybkov sembra semplice ma le strade sono tipicamente sovietiche ed è abitudine mantenere un’elevata velocità. Ancora oggi auto fatte di “ferro”, come questa vecchia Lada, sfrecciano fulminee sobbalzando sulle asperità delle strade e accompagnano la vita e il lavoro della maggior parte dei tassisti. Nell’edicola del piccolo supermarket entro in un vero e proprio emporio di informazioni. Un opificio di carta che sembra prediligere le cronache rosa del gossip alla realtà del mondo. Sbirciando oltre piazza Naberezhnaya mi accorgo di un movimento in mezzo al prato che con una lieve pendenza arriva al fiume. Qualche passo ed ecco un pescatore. Immerso nei propri pensieri attende immobile con le quattro canne da pesca che sfiorano il cielo riflesso dall’acqua. “Pesco solo i pesci che vivono vicino alla superficie” – mi confida – “dove l’acqua è pulita e non c’è radioattività. Sul fondo invece è diverso: non bisognerebbe mangiarli quei pesci!”
Una coppia passeggia solitaria al sole pomeridiano. Solo la bottega del parrucchiere locale è aperta: un segnale di vita nella strada altrimenti deserta. Apro il pesante portone di acciaio chiuso dalla serratura magnetica così diffusa nei palazzoni dell’ ex URSS. Un vociare accompagna dei passi veloci che rimbombano nell’androne dalle scale dismesse. Il bimbo sbuca all’improvviso e mi sorride alla luce fioca della lampadina sul muro. Un’ombra fuggente, lo sbattere del metallo del portone e mi ritrovo di nuovo solo con me stesso. Il parco di Novozybkov è immerso nel verde di maestose querce. Una cornice di vita che si contrappone alla solitudine tra le attrazioni. Il trenino delle “montagne americane” mostra i segni del tempo che passa; un antiquato serpentone di plastica e ferro arrugginito accompagna lo sguardo verso la grande ruota.
Il campo sportivo in terra battuta sembra amplificare quello strano senso di solitudine che mi pervade sotto il sole velato del mattino. Il canestro dalle malandate assi di legno è il quieto spettatore del silenzio tra una partita e l’altra. Sotto un cielo plumbeo un ciclista solitario pedala velocemente verso casa. Le prime gocce rendono l’aria carica di umidità ancora più opprimente. Mi volto indietro e l’immagine della bicicletta svanisce presto in un minuscolo punto confuso tra le gocce della prima pioggia. Verso il villaggio di Novoe Mesto. Uscendo da Novozybkov lungo la strada dissestata appaiono a tratti campi e piccole abitazioni. Qui le famiglie vivono ancora coltivando il proprio orto anche se il terreno radioattivo rende la verdura pesantemente contaminata. Questa signora torna verso casa tutti i giorni con il cesto colmo di ortaggi appena raccolti, incurante del veleno invisibile intorno a lei. “Non stiamo male, è bello qui” – mi dice incuriosita continuando a camminare.
La fauna dei boschi è protetta. Tutta la regione è ricca di fiumi, laghi e foreste. Ovunque vigilano le guardie forestali di Novozybkov, spiega il cartello. Chi viene a rilassarsi qui deve mantenere il bosco pulito e utilizzare le apposite aree attrezzate, ricavate da ceppi di legno intagliati. Gli spiedini fortemente speziati, Шашлык gli shashlik sono marinati per tutta la notte e cotti su dei lunghi bracieri usando legna di bosco. A Novozybkov, lungo il fiume, il sabato e la domenica sono in molti a tagliare i rami dagli alberi contaminati per gustare un barbecue dopo una nuotata. La cenere della brace, molto radioattiva, finisce inesorabilmente sulla succulenta carne di maiale: pochi usano la legna tagliata in zone radiologicamente pulite. Una visione idilliaca. Era un paesaggio bucolico prima della catastrofe di Chernobyl. Oggi questa immagine rappresenta una distesa di cesio radioattivo che contamina a macchia di leopardo il terreno lungo il fiume.
Malgrado tutto qui vengono spesso a nuotare i russi di Novozybkov e vi preparano le loro grigliate domenicali. “Non è pericoloso” – mi spiega Sergei mostrandomi i fiori colti tra le ninfee – “l’acqua corrente porta via le radiazioni e non ci sono rischi”. La vecchia signora vive in una piccola casa al bordo della strada verso Novyj Boboviči. Qui coltiva il suo orto e ricama con una maestria d’altri tempi. E’ molto orgogliosa di vivere qui in Russia, suo figlio è il capo del vicino sovchoz, una fattoria di Stato. A tratti mi sembra di essere in una dimensione diversa: certi valori come la casa, il lavoro, la famiglia e la “rodina”, la Patria, qui a Novozybkov sono molto radicati e acquistano un’importanza che noi troppo spesso dimentichiamo. Non esiste l’acqua corrente ma solo i pozzi artesiani. A Novozybkov ci sono molti bambini anche se la mortalità neonatale della regione è quasi del 20%. Tutti soffrono per l’accumulo di radioisotopi nell’organismo con la dieta e dall’ambiente circostante. Grazie all’intervento dei volontari di organizzazioni umanitarie in tutta Europa questi bambini trascorrono periodi di disintossicazione lontano da Novozybkov. Julia e Xiusha sono state ospiti di una famiglia italiana. Sorridono di gioia: vedermi e sentirmi parlare italiano è per loro un regalo in una sera d’estate.
Igor Eschin è il primo medico che incontro all’ospedale di Novozybkov. Mi rendo conto che c’è molto da fare in quel piccolo ospedale: hanno pochi mezzi ma tanta buona volontà. Ovunque aleggia l’ombra della burocrazia statale. Viktor Kassin è un medico esperto. Lavora all’ospedale statale di Novozybkov nel reparto di traumatologia. Parliamo a lungo di farmaci e di medicina. Gli insegnamenti sovietici sono fonte d’orgoglio per lui: afferma convinto che le terapie russe sono uguali se non superiori a quelle occidentali. E’ bello vedere tanto entusiasmo anche quando è necessario portarsi il telefono da una stanza all’altra per poter telefonare. In corsia c’è chi stira i camici. Ci si arrangia nelle pause tra una visita e l’altra.
Anna Petrochenko lavora nell’am
bulatorio di Novozybkov dove si valuta l’esposizione alle radiazioni. Con uno speciale contatore geiger misura due volte all’anno la contaminazione biologica dei suoi concittadini appoggiando il cilindro alle varie parti del corpo. Valori oltre i 190milliCurie definiscono un individuo come radiologicamente esposto. Mi sottopongo all’esame dopo tre giorni di permanenza a Novozybkov: 78milliCurie.
Le condizioni dei letti sono pessime.

Gli strumenti diagnostici risalenti agli anni ’70.

Viktor ed Igor in un momento di pausa nello studio medico del loro reparto.
Il laboratorio di analisi del piccolo ospedale del villaggio di Staryj Boboviči. E’ un punto di assistenza sanitaria importante per i vari piccoli villaggi vicini oltre al più grande centro a Novozybkov. Il dottor Constantin Laschov è il responsabile della piccola struttura di Staryj Boboviči. L’ospedale è fatiscente se valutato con gli standard occidentali ma dispone di 25 posti letto e effettua anche servizio di pronto soccorso. Il dr. Laschov mi mostra la struttura mentre spiega orgoglioso che qui hanno anche un computer e due efficienti ambulanze. La gente usa dire che i medici e gli ospedali della Russia vanno bene solo per il popolo russo: bisogna essere forti e robusti come solo i russi sanno essere per guarire dopo gli interventi chirurgici e le cure statali.
Le condizioni dei punti sanitari nella provincia di Novozybkov sono comuni in tutti i villaggi: la strumentazione è vecchia o addirittura assente. Solo le persone addette ai reparti, con la loro tenacia e passione, portano avanti le strutture mediche: un orgoglio per il popolo russo di Novozybkov. In ospedale sembrano coesistere vari mondi… Il cartello stradale di Staryj Vyškov mi ricorda che stiamo entrando in una zona tra le più contaminate con oltre 40Ci/kmq. Fermo la macchina. Nell’aria, il profumo dei fiori ed il paesaggio sembrano stonare come un’accordo dodecafonico.
Nel villaggio di Novoe Mesto, ad una decina di chilometri da Novozybkov, il sovchoz “Volna Revoljutsij” da la possibilità di lavorare alla maggior parte degli abitanti. Qui si miete il grano e si allevano maiali. Quest’uomo guadagna meno di 50€ mensili. Ivan Ermakov osserva gli operai al lavoro su questa vetusta mietitrebbia risalente ai tempi sovietici. E’ il capo del sovchoz “SPH Reshitelhy” e mi spiega che preferiscono riparare questi vecchi mezzi anziché sostituirli poiché le nuove macchine non sono altrettanto affidabili. Una nota di colore e d’ironia che non manca mai tra i lavoratori del sovchoz. Ricordare il passato fa bene al presente.
Condurre questi mezzi non è facile. Le dimensioni sono davvero notevoli. Recuperare, riciclare e riparare ogni cosa. Nel sovchoz “Volna Revoljutsij” tutti hanno sempre qualcosa da fare. Quasi tutti… Giri di ruote, ingranaggi e pulegge. E’ incredibile come sia posta così maniacale cura alla manutenzione delle macchine agricole. C’è un grande attaccamento degli uomini alle loro macchine di metallo. Quasi una simbiosi reciprocamente utile.
Lavorare nel sovchoz è una grossa opportunità per gli abitanti dei piccoli villaggi. Si fatica molto, ci si sporca le mani. Quest’uomo ha voluto condividere con me un attimo di pausa dal lavoro. Le officine sono molto fornite di ogni tipo di macchinari. Materiali talvolta vecchissimi o nuovissimi usati per donare nuova vita in coraggiosi trapianti di archeologia meccanica. Tutto scrupolosamente ordinato secondo criteri per ora a noi sconosciuti. Ci sono anche le istruzioni per non farsi male. Le ultime case abitate prima di dirigermi verso Sv’atsk. Questi bambini mi sono corsi incontro appena sono sceso dalla vecchia Lada marrone di Ivan. Qui il terreno è molto contaminato e non c’è acqua corrente ma la vita prosegue, giorno dopo giorno.
Tutti gli alberi delle foreste sono molto radioattivi. Gli strati di terreno contaminati hanno reso le piante altrettanto velenose per la vita dell’uomo. Gli incendi sono temuti perchè la cenere sarebbe radioattiva e si accumulerebbe nei territori circostanti rendendoli inabitabili. Nelle zone a nord di Novozybkov, la radioattività è molto alta. La vegetazione sembra quasi essere partecipe dello sfacelo ecologico. Sull’asfalto ovunque alberi morti o sinistramente piegati in fogge inconsuete. Tra gli alberi vedo la prima casa evacuata. E’ sventrata come la carcassa di un animale. La vegetazione spontanea è diventata la dominatrice incontrastata di questi territori.
Come dopo un bombardamento, il villaggio di Sv’atsk è ridotto ad un cumulo di macerie radioattive. Le case sono state demolite per l’elevata contaminazione. Vengo avvertito di non restare più di mezz’ora: ci sono più di 5 milioni di becquerel per metro quadrato. Nessun rumore intorno a me: solo il frusciare degli alberi sotto il sole Sento delle voci poco lontano dalla strada sterrata. Fermiamo l’auto. Una coppia di uomini tra gli alberi sta caricando un vecchio furgone: ferro, mattoni e legno vengono prelevati da una casa demolita. La mia presenza spaventa l’uomo più vecchio che si allontana correndo mentre il più giovane si gira spavaldo verso di me. Giusto il tempo di scattare e capisco da un cenno della mia guida che è meglio andare. Sono saccheggiatori. Molte case sono state intombate sottoterra anche per evitare questi furti mortali di materiale da costruzione altamente radioattivo rivenduto poi a basso prezzo sul mercato. Ciò che resta della chiesa di Sv’atsk. Quasi un monumento nel deserto contaminato.
Un tempo in queste stalle si produceva molto latte. Oggi solo polvere radioattiva nelle mangiatoie vuote. Continuo ad addentrarmi nelle zone evacuate. Quasi un paradosso: anche tra la vegetazione, vita e morte coesistono insieme in un’apparente dualità. Novozybkov. L’elevata contaminazione dell’erba non sembra turbare le capre al pascolo nel parco cittadino.
Lungo le strade polverose si incontrano regolarmente venditori più o meno improvvisati. Da una semplice contadina con una cesta di mele fino all’organizzazione di questa commerciante ambulante di riso. Tutti sembrano indifferenti che la polvere radioattiva, sollevata dalle auto, si vada a depositare sugli alimenti esposti. In un piccolo minimarket incontro quest’uomo. Mi guarda incuriosito, gesticola con una mano mentre nell’altra tiene strette due tartarughe. Ci scambiamo un sorriso e ci separiamo tra gli scaffali. Ho incontrato questa bambina per strada, un giorno, mentre giocava in un cortile. Passeggiando tra i banchi del mercato di Novozybkov ho ricordato il suo viso. E’ un attimo, il tempo di un pensiero, e mi sorprende: è lei a salutarmi per prima. Qui al mercato in estate molti bambini lavorano ogni giorno alternandosi tra i cortili e gli ortaggi.
Natasha vende banane e mele. Mi dice timidamente qualche parola in inglese: anche lei viaggia all’estero per smaltire un po’ del cesio radioattivo che assume quotidianamente con la dieta. Questo pane arriva dalla vicina Bielorussia e viene venduto a bordo di un camion. Nella macelleria di Novozybkov mi spiegano che gli animali vengono controllati prima di macellarli: sovente sono contaminati dal foraggio radioattivo ed è necessario un periodo di alimentazione “pulita” per fare in modo che la carne rientri nei limiti di contaminazione consentiti dalla legge.
Quegli occhi e quel timido sorriso appena accennato parlano più delle parole La vita nei cortili è dominata dai bambini che giocano con quello che trovano: pezzi di lamiere e frammenti di impalcature. Mi rincorrono per chiedermi le sigarette. Non vogliono dolci. Questi bambini sono cresciuti troppo in fretta. Ma basta un attimo: qualche parola in italiano fa esplodere la curiosità. Ci parliamo, loro in russo ed io in italiano. Una conversazione surreale. Ho come l’impressione che sia solo una scusa per stare con me e mimarmi la richiesta di qualche foto.
A volte qualche bambino solitario gioca con delle rudimentali fionde. Sembra essere il passatempo preferito tra i piccoli abitanti di Novozybkov. Un tiro lungo, una corsa e mi ritrovo da solo circondato da palazzi grigi e dalle tubazioni. Pare davvero di essere in un altro tempo. La catastrofe di Chernobyl non ha confini: anche quando Staryj Vyškov sfuma in lontananza, resta il monito di un dramma attuale che continua a coinvolgere tutti noi. Questo fiore è per coloro che ho incontrato a Novozybkov, il simbolo di una nuova primavera sotto il sole invisibile di Chernobyl.

 

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