Radici Comuni degli stati coinvolti dall’incidente di Chernobyl

IL MEDIOEVO RUSSO

L’addio di santa Eufrosina alla sua terra bielorussa

Così alla fine dell’inverno, quando ormai le giornate cominciano ad allungarsi e spunta qualche filo d’erba, Davide, Michele, Eupraxia ed  sono assorbiti dai preparativi.

“Fratello Michele “ dice Eufrosina “ho riposto in te molta fiducia perché conto sulla tua esperienza. Tu già conosci la strada che utilizzeremo per averla percorsa in passato. Ora ti prego di ripercorrerla ancora e questa volta per mio conto, con me al fianco. Tu conosci molte delle persone che incontreremo, parli greco correntemente perciò sono sicura che non troveremo troppi ostacoli. Ti prego sii indulgente con noi che queste strade le percorriamo per la prima volta, se ti faremo preoccupare più del necessario!”
Michele é felice, oltremodo onorato. Prostrato davanti alla badessa, tacitamente le offre la sua devozione massima mentre le bacia il lembo dell’abito. Ora però é tempo di stilare un elenco dei doni che secondo lui sono confacenti alle persone che incontreranno, poi raccomanda alla badessa di cucirsi addosso dei valori per affrontare le varie spese per i carriaggi e tutti gli abiti necessari. Michele e Davide si occuperanno degli animali da tiro pensando come fare per alleviare le fatiche alla nostra attempata badessa. I vestiti più pesanti saranno d’intralcio, ma giunti nel caldo sud li venderanno. Bisogna invece farsi una buona scorta del pane di segale di Polozk che solo il forno del convento sa sfornare e che si può mangiare anche senza companatico:
“Ricordiamoci che quando sarà finito, non ne mangeremo, forse, mai più!” dice Eufrosina con rammarico.
L’indomani Michele e Davide si recano a Polozk perché hanno notizia che fra qualche giorno parte un convoglio di barche diretto a Kiev, con dei mercanti che loro già conoscono. Quando il capocarovana sente che la Badessa delle Paludi sarà la loro compagna di viaggio non può che dire:
“E’ un onore per noi accogliere la badessa ed i suoi amici. Per la protezione non mi dovete nulla. Anzi il vostro gruppo riceverà da me e dai miei un occhio particolare.”

Dal Selzò così, s’é messo in cammino il gruppetto dei carri con la badessa, i famigli ed i suoi contadini che la vogliono salutare l’ultima volta. Lungo le rive della Polotà, la gente non si conta. Tutti, cantando, agitano fazzoletti. Sono venuti da Minsk, Vitebsk, Druzk, da tanti luoghi per vedere la badessa che parte. Eufrosina sente un nodo alla gola nel guardare la sua gente così felice, anche se per l’ultima volta. E’ un muro di persone che le rivolgono i saluti. Quando si ferma la colmano di doni: uova, galline, lardo, pesce secco, miele… fino alla Porta del Cremlino ciascuno la vuol vedere, darle la mano, baciare un lembo del suo abito.
Davanti alla Porta l’attendono tutti: il posadnik con i boiari, l’amato vescovo Dionisio e suo cugino il principe di Polozk, tutti vestiti a festa. Si va in Cattedrale dove Dionisio celebrerà una liturgia breve in suo onore, poi con il suo russo un po’ strano le darà il commiato con tutti i suoi preti e la sua benedizione personale.
Eufrosina é visibilmente commossa. Non avrebbe mai immaginato di ricevere tali e tanti onori e non se ne sente degna. Si schermisce, assicura che non é lei che devono ossequiare, ma quanto le é stato permesso di fare. Lei se ne va, ma il Convento resta sempre aperto per chi ne ha bisogno e soprattutto… “ evitate di ricorrere alle armi per comporre i vostri litigi “. Lei ha avuto la forza d’iniziare questo gran viaggio da Cristo e dalla Vergine. Non sarà un viaggio di piacere, ma di penitenza perché lei é una peccatrice come gli altri e forse più degli altri. E’ per questo che deve chiedere perdono sulla tomba del Signore, se le sarà concesso di vederla.
Anche sua sorella, Madre Eudocia, resta qui. Dalla cattedrale saluta mentre vede allontanarsi il gruppetto verso la riva della Dvina.
Tutti a Polozk vorrebbero accompagnarla, magari guardarla dalle rive, scivolare col parom lungo il fiume, ma non é consentito. Soltanto il principe di Polozk, com’é suo compito e piacere, incarica i suoi otroki di scortarla fino a Smolensk.

Michele intanto é indaffaratissimo, corre su e giù sulla riva col suo cavallino lituano dando istruzioni e urlando ordini ai famigli che stanno sistemando secondo le direttive del capocarovana le masserizie sul parom. Non sono tanti i bagagli, non ne occorrono molti ad un gruppo di sole quattro persone…
Eufrosina guarda un po’ triste la sua terra che non vedrà più: le betulle, i laghetti, gli acquitrini insidiosi abitati dalle rane gracidanti, i maestosi tigli e le severe querce. E’ un paesaggio unico e coloratissimo ora che comincia la bella stagione. E quel filo di fumo che si leva da un “occhio” di un’izbà? Tante persone già dall’alba sono al lavoro nei campi, ma quando vedono il convoglio passare, si fermano ed appoggiandosi alla zappa infissa nel terreno agitano la mano per salutare la loro badessa. I bambini accorrono vociando verso la riva perché loro sono molto più curiosi dei grandi e vogliono vedere più da vicino questa grande signora! Addio Polozk! Addio Terra Bielorussa….
Il viaggio é lento perché si va controcorrente fino a Smolensk.
I trasbordi sono tanti e faticosi da un fiume all’altro. Le strade solide, ma le possiamo chiamare così? ossia i voloki, come si chiamano in russo i tratti di terra fra un fiume e l’altro, si indovinano solo perché si vedono i rulli di legno accatastati ancora sotto qualche strato di neve che si va sciogliendo. Ecco ora le barche saranno tirate a secco e poste sui rulli per esser trascinate sull’altra corrente… Il terreno é ancora impantanato e la lunga palandrana dei monaci, intrisa d’acqua e fango diviene più pesante da tenere addosso, specie per le due monache più anziane.
Intanto le barche scivolano lungo il Dnepr e, dopo qualche giorno di navigazione, si scorge Vyscgorod e poi Ljubec’ da dove si riesce addirittura ad intravedere Kiev. Quando sono in vicinanza di Kiev già svettano le croci della magnifica Santa Sofia prima delle bandiere che sventolano nel vicino Terem del Gran Principe. E’ uno spettacolo grandioso questa città appoggiata a circa sessanta metri sulla grande altura posta sull’ansa del grande fiume. Non c’è paragone con la sua Polozk!

Dal libro LA BADESSA DELLE PALUDI di Aldo C. Marturano, ediz. Athena 2004

:. INDICE “RADICI COMUNI DEGLI STATI COINVOLTI DALL’INCIDENTE DI CHERNOBYL: MEDIOEVO RUSSO”