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IL MEDIOEVO RUSSO

OLGA DI KIEV

Per parlare di questo personaggio dovremmo cercare di immaginare la società slavo-balto-finnica settentrionale e la sua costituzione, pur includendo quei minimi apporti culturali non slavi apportati dai Variaghi.
Qui governa l’anziano, impersonando l’autorità delegata dall’assemblea di tutti gli appartenenti alla comunità (simile, ma non corrispondente al Thing scandinavo!), e che le élites (formata da coloro che poi si chiameranno bojari ossia maggiorenti e corrispondenti ai primores della letteratura franca) hanno la responsabilità, stavolta senza delega “popolare”, di agire da organo esecutivo dei progetti di vita approvati. Questo spazio è apparentemente aperto, ma non sono ammesse differenze etniche o culturali per coloro che vi si aggregano. Anzi, costoro sono obbligati ad amalgamarsi e ad assimilarsi all’etnìa più forte che, in questo caso, è rappresentata dagli Sloveni.
Una tale struttura è già uno stato? E di che tipo? Che confronti possiamo fare per comprenderlo meglio e senza mai dimenticare che tutto deve essere, com’è naturale, interpretato (sarebbe meglio dire, santificato) con il Paganesimo vigente?
Senza voler disquisire troppo sul concetto di stato e sulla sua esatta definizione, aggiungiamo che in questo periodo storico di modelli statali da studiare e da imitare immediatamente intorno alle Terre Russe ce n’erano e qualcuno era anche molto antico. Purtroppo fino alla metà del X sec. di Novgorod non sappiamo alcunché e non possiamo fare che delle congetture di quel che presumibilmente stava accadendo in questa regione, riferendoci alla storia del Baltico, ad esempio. Tuttavia anche da questo lato c’è ben poco nelle fonti e perciò dobbiamo rassegnarci ad attendere che le CTP s’interessino delle Terre Russe del Nord e ci raccontino qualcosa di affidabile…
Ciononostante occorre sottolineare che, fino a quando non riusciamo a capire se gli Sloveni abbiano avuto intensi contatti con il mondo esterno, ossia col Baltico in primo luogo, sulle origini della repubblica novgorodese ci sarà sempre dell’oscurità.
Nell’800 ca. è nata Birka/Björkö anch’essa collocata sulle rive di un lago e arretrata rispetto al mare di poco meno di una cinquantina di km. Agli inizi del X sec. già si notano interessanti cambiamenti politici e religiosi in questa “sorella maggiore” di Novgorod per l’interesse mostrato dai vari signorotti scandinavi (e non solo) a controllarla e per l’attività del Vescovado di Amburgo-Brema. Tuttavia è ancora presto probabilmente per Novgorod per venire a contatti più stretti con questo centro di traffici internazionali nella seppur non lontana Svezia. Né Birka al momento sembra ricevere alcun eco dalle situazioni che si vanno creando nelle Terre Russe, per cui, in conclusione, non riusciamo a fare dei confronti finché i documenti rimangono così scarsi.
Di certo, i novgorodesi hanno avuto notizia della fondazione del vescovado amburghese (ca. 864) e del successo di Rollone che mette su il Ducato di Normandia , ma a quel che sembra non hanno neppure la più pallida idea di quanto sia realmente esteso il mondo intorno a loro e di che cosa sia uno stato con un grande territorio tutt’intorno da gestire senza scollegarsi dalle relazioni internazionali. Ci vorrà ancora tempo per questo…
Non è però tutto così spaventosamente misterioso, perché la persona che avrà una visione d’insieme è proprio una di queste parti, Olga di Kiev nata a Vybutsk (una leggenda la indica quale fondatrice di Vitebsk, confondendo i due toponimi), un villaggio nei dintorni di Pskov. Figlia di Variaghi (il suo nome in realtà è Helga), ma ormai slavizzata al punto giusto , è ben conscia delle “situazioni settentrionali” e, benché vissuta nella seconda metà del X sec., trasferitasi a Kiev sarà la prima ad accorgersi che la sua nuova patria ha un’individualità politica e un’organizzazione economica migliore in quel momento storico di tutte le altre città russe e quindi di gran lunga superiore politicamente persino a Novgorod che è invece ai suoi primi passi. Lo stato, la cui capitale è Kiev, esiste già proprio in funzione dello spazio e delle genti che ha saputo assoggettare, comprendendo (sebbene parzialmente) alcune genti del Nord come Dregovici e Krivici! Ormai da anni il knjaz di Kiev compie il suo poljudie (specie di tournée di raccolta fiscale) impersonando l’autorità garante dell’ordine e la sacralità di rappresentare la volontà divina che permette l’esistenza delle stesse genti di cui è signore.
Eppure Kiev non può vivere senza l’apporto economico del Nord, ma il Nord, a sua volta, non può evitare di usufruire della logistica e dei mercati del Sud. Siccome però Kiev è il punto dove i traffici si possono concentrare meglio per poi essere smistati, con gli uffici degli espertissimi mediatori internazionali che qui operano, verso il Mar Nero e accedere, ad esempio, ad uno dei mercati più ambiti e raffinati del mondo e cioè Costantinopoli, ecco che il nuovo soggetto politico nato sulle rive del Volhov non può non far parte dello stato kieviano, come Olga lo vede.
La politica che Olga inaugura, seguita in questi intenti dal debole marito Igor’ già quando costui era ancora in vita, è di avvicinarsi e di fondersi dapprima alla comunità slavo-poljana di Kiev, rafforzandola (un consolidamento è pur sempre necessario), per poi passare all’annessione del resto delle comunità sparse nel territorio, nei modi possibili e permessi dai mezzi del tempo.
Intuisce che molti stati europei stanno guardando con interesse da questa parte (gli Ottoni, il Regno Franco in generale, i Cazari) e da tutti i lati e quindi decide che non può lasciare che la Terra Russa sia considerata una semplice miniera da sfruttare a piacere usando dei suoi abitanti come se fossero dei semplici “animali selvaggi” . L’élite kieviana deve essere riconosciuta come l’unico vertice del potere nelle Terre Russe e deve poter scegliere liberamente i suoi partners politici e commerciali per governare i propri soggetti secondo le proprie tradizioni e le proprie usanze. Per fare ciò deve saper amministrare i propri affari nel modo ottimale.
Olga avrà il vantaggio di essere la prima a viaggiare da una parte all’altra delle Terre Russe in modo diverso dal poljudie e, pur rendendosi conto della difficoltà delle comunicazioni in questo immenso territorio, noterà lingue e culture diverse dei sudditi possibili e inizierà, non appena avrà concentrato il potere nelle sue mani, l’applicazione d’un sistema che tenga questa realtà unita e preparata ad essere governata dai suoi epigoni.
Sarà lei a fissare i concetti di imposta cioè il dan’ dovuto a Kiev, delle prestazioni in lavoro da fornire entro un certo tempo al kniaz o uroki (oggi in russo sono così chiamati i compiti dei ragazzi da mostrare al maestro un certo giorno a scuola!). Disseminerà il territorio di specie di grandi alberghi ossia i pogosty per il knjaz e per il suo seguito quando questi si recheranno presso una certa località per andare a caccia o per in funzionari kieviani mandati a raccogliere il tributo o per esercitare la funzione di tribunale supremo nelle liti fra villaggio e villaggio. In altre parole Olga metterà Kiev in condizioni di amministrare eliminando l’interminabile poljudie che ancora si compiva ai suoi tempi mentre Kiev rimaneva sguarnita del suo knjaz per così lungo tempo. Al ritorno (dopo mesi di assenza) c’era sempre il pericolo di ritrovarsi spodestati!
Allora i ruoli sono fissati: Kiev rimane la Madre delle Città Russe e il Nord è la regione che produce, ma nell’ambito di uno stato unitario kieviano!
Fu un compito davvero immane e difficile per questa donna, ma che lasciò il segno in tutto il territorio, se dobbiamo credere alla tradizione che indica in molti posti la sua presenza anche nei pressi di Novgorod…
E allora vediamo di conoscere gli eventi che portano a questa rivoluzione e ai suoi risultati importanti. Da dove iniziare? Da Oleg naturalmente che con le sue azioni selvagge certamente non avrebbe mai immaginato che si potessero realizzare grandi cose nelle Terre Russe, oltre al saccheggio. Torniamo allora a Kiev dove il nostro knjaz sta aspettando l’occasione buona per poter assalire la mitica capitale dell’Impero Romano…
Da quel poco che si riesce a cogliere dai documenti della personalità di costui si può dedurre proprio l’estrema rudezza e l’immensa avidità. La tradizione popolare russa però ce lo ha tramandato in tutt’altro modo e persino positivo, ma forse gli aspetti del suo agire ambizioso e la fortuna di indovinare quasi sempre l’esito vittorioso dei suoi scontri, rispetto al passivo Igor’ che non partecipa alle sue imprese, giustificano il soprannome che gli è rimasto addosso, Vesc’c’ii ossia il Chiaroveggente. Tuttavia per qualche anno Oleg deve starsene tranquillo poiché la situazione per Kiev è abbastanza difficile da quel lontano giorno della sua entrata trionfale in città. Ci sono infatti importanti movimenti dei nomadi e i loro scontri coi Cazari nelle steppe ucraine sono diventati più frequenti.
Persino i Magiari si sono mossi dalla loro sede dell’Alto Volga in seguito essendo stati coinvolti direttamente in questi disordini e così in questi anni, addirittura, arrivano a fermarsi sotto Kiev mettendo in crisi la città. Kiev sfortunatamente dovrà abituarsi a questi inevitabili problemi delle steppe a causa della sua collocazione geografica: Basta occupare il basso corso del Dnepr perché i traffici dalla città risultino impediti o aggravati dai pesanti balzelli!
Comunque sia, finalmente i Magiari passano i Carpazi e si sistemano definitivamente nella Pannonia già slava e, per Oleg, giunge il momento d’agire. Riunite le bande variaghe che sono d’accordo con lui, si mette in campagna militare diretto a Costantinopoli. Siamo nel fatidico 907 (anno 6415 del calendario ortodosso)…
La sequenza delle azioni militari descritte nelle CTP sono quelle canoniche: Una corsa con le navi dal Dnepr fino al Bosforo, mentre sulle rive seguono, forse sotto l’apparenza di mercanti che portano cavalli da vendere, altri uomini armati. Una volta riuniti questi a quelli che sono arrivati dal mare, si da l’assalto alla città. Naturalmente niente sfondamento di mura, perché non ci sono i mezzi adatti, ma la solita rappresaglia di devastazione delle case fuori delle mura teodosiane (il cosiddetto Corno d’Oro è stato sbarrato con le catene sott’acqua costringendo Oleg a fare tutto un giro via terra per giungere alle mura) allo scopo di obbligare l’Imperatore a venire a patti ossia a pagare riscatti per i giovani catturati e per ricavare quant’altro sia possibile.
C’è un problema: Questo assalto, la sua conclusione a favore di Oleg e tutto il resto di leggende e fatti curiosi legati all’impresa non hanno alcun riscontro nella storiografia imperiale contemporanea! Vale perciò la pena fare qualche considerazione, condividendo lo scetticismo espresso su questo episodio già nel 1800 dallo storico N. Polevòi . Prima di tutto, sappiamo che i kieviani non avevano una cavalleria e che, per cause politiche “bulgare” di quegli anni, non era neppur possibile transitare lungo le rive del Mar Nero fino al Bosforo così tranquillamente! Oltre a ciò le CTP parlano di 2000 navi russe con relative ciurme sotto Costantinopoli, ma sono numeri veramente improbabili! Al contrario, e l’abbiamo già detto, è inutile immaginare vere e proprie flotte di navi lungo i fiumi russi. E’ più realistico immaginare serie di barconi legati l’uno all’altro affinché, a causa di una manovra sbagliata, non comincino a girare su se stessi trascinati dalla corrente. I russi erano conosciuti come esperti costruttori di barche (ma non di navi) per due motivi: 1. sapevano utilizzare tutto il legname ricavabile da un unico albero scelto apposta per una sola e capace barca e 2. sapevano manovrarle in tal modo da essere veloci a fuggirsene dopo un assalto (dromites li chiama Costantino VII Porfirogenito), purché le acque e le correnti lo permettessero. Scendere il Dnepr in sé non è facile. Il grande fiume non è navigabile con grosse navi agevolmente neppure oggi per le sue numerose rapide che si superano soltanto con un sistema di chiuse con salti di oltre 30 m. e questa situazione era talmente famosa, da essere stata descritta persino dall’Imperatore Costantino VII che parla con ammirazione della capacità dei russi di riuscire a saltare ben sette cateratte prima della foce. In queste condizioni al massimo ci si può aspettare una flottiglia di duecento barche e non di duemila, come invece con evidente esagerazione informano le CTP. Le barche fanno una breve sosta (dopo che le ciurme hanno ringraziato e sacrificato agli dèi per essere arrivate sane e salve) nell’isoletta oggi detta di san Gregorio (una volta chiamata Berezan’) e finalmente possono proseguire fino alla foce oltre il liman’ (laguna del Dnepr in comune con il Bug). Di qui sono in vista della Crimea e virando verso Sudovest fino all’ormai vicina Mesembria (oggi Nisibar) si può continuare verso Costantinopoli (oggi Istanbul), costeggiando lungo le terre occupate dai Bulgari danubiani. Questi non avrebbero mai lasciato passare un’armata straniera lungo la costa e… a cavallo, senza controllarla e farsi pagare il transito! Insomma la verità su questa spedizione di Oleg è tutta da ridimensionare.
Allora però occorre chiedersi: A che giovava conservarla per i posteri? Per la verità si sta costruendo una parvenza di legittimità intorno alla dinastia kieviana di discendenza rjurikide e perciò si individuano, dovunque si trovino, quei personaggi che la tradizione popolare ha conservato in modo positivo per legarli al destino che il dio cristiano ha fissato affinché nel 1015 Jaroslav sieda di diritto sul trono degli “avi” a Kiev e abbia confermata la sua autorità anche su Novgorod!
Così nelle CTP ci si rifà ad un vecchio trattato di pace con i greci che andava riconfermato e, senza ricorrere a concessioni o essere spinti dalla necessità del momento, si mostra che la riconferma “ottenuta” è un “successo” di Oleg. E’ suo merito avere nelle mani il nuovo accordo persino con qualche miglioria! Non entreremo qui nei particolari del trattato, apprezzatissimo da parte kieviana come immaginiamo, ma sottolineiamo ancora una volta l’importanza che rivestiva la gestione dei traffici diretti a Costantinopoli, affidati in esclusiva a Kiev. E, per di più, l’élite variago-slava adesso è direttamente compartecipe ai profitti! Il knjaz è il capo-mercante!
A questo punto non resta che assicurarsi il controllo dello stretto di Kerc’ (chiamato dai greci Bosforo Cimmerio dove la città-chiave per il suo controllo è Tamatarha ossia Tmutorokan in mano ai Cazari) dove sbocca il Don per controllare il Mar Nero e il gioco è fatto. Teniamo a mente questi punti perché li vedremo ricomparire a breve, nella nostra storia.
Nel 911 Oleg muore… Dove e come non si sa esattamente, come avevamo accennato prima, ma a questo punto il personaggio in sé non c’interessa più perché la scena cambia del tutto quando a Kiev gli succede Igor’! Non è una successione semplice e ancora una volta leggendo le CTP ci accorgiamo che la situazione dei sedicenti discendenti di Rjurik non è assolutamente chiara. C’è una lotta spietata, condotta anche con mezzi subdoli, fra il variago Sveneld e Igor’ per il “trono” di Kiev che durerà molti anni, finanche contro Olga, contro Svjatoslav e i figli di quest’ultimo.
Il primo scontro fra i due capi variaghi si ha già nei primi anni quando Igor’ e Sveneld insieme cercano di sottomettere i “selvaggi” Drevljani del fiume Uzh non lontano da Kiev e i loro alleati Ulici che controllano il Bug e, perciò, la foce del Dnepr. La guerra durerà tre anni finché la capitale degli Ulici, Peresecen’, viene data alle fiamme, i Drevljani si ritirano e a Sveneld, il vincitore, resta il diritto di ritirare il tributo e tenerlo tutto per sé. Dopo questa vittoria che dovrebbe aver assicurato il passaggio verso il Mar Nero nelle CTP durante il “regno” di Igor’ (e Sveneld) i Variaghi li troviamo menzionati poche volte, ad esempio quando partecipano alle guerre dell’Impero Romano d’Oriente come ausiliari contro gli Arabi principalmente.
Al contrario nelle steppe ucraine sono comparsi ancora nuovi soggetti politici: i nomadi Peceneghi. Per questa ragione Kiev deve tornare a lottare per riprendersi il controllo della corrente verso il Mar Nero e, per di più, è preoccupata per i loro sconfinamenti e le conseguenti azioni di disturbo.
Se i Variaghi li troviamo impiegati nel Mediterraneo da Costantinopoli, nello stesso periodo i Cazari non sono dameno e anche loro ingaggiano i variaghi Rus’ per le spedizioni punitive lungo le coste del Mar Caspio, pagandoli profumatamente (metà del bottino ricavato). E come mai Kiev non sa niente di queste imprese, dato che la CTP non ne parla? Eppure Oleg era stato dalle parti del Volga nell’886 per imporre il tributo agli Slavi Radimici…
Sicuramente “quei Rus’” non vengono da Kiev, troppo lontana e ormai rivolta più ad Occidente, verso Costantinopoli, dove Oleg aveva ancora rinnovato il trattato di collaborazione economica proprio nell’anno della sua morte. E’ invece probabile che fossero novgorodesi o i loro “apparentati” slavi di Rostov. E allora perché, se appunto queste imprese le conosciamo da osservatori esterni, questi armati si fanno chiamare Rus’ che è il nomignolo, ormai acquisito, dei Variaghi di Kiev? Essere Rus’ è forse una specie di lasciapassare dalle parti del Caucaso?
Concludendo, a nostro avviso ciò è già una prova che uno stato russo “unitario” che includa tutte le Terre Russe ancora non c’è, malgrado le grandi imprese dei knjaz “maschi” descritte nelle CTP.
Sfogliando queste Cronache dobbiamo giungere al 941 per sapere di un’impresa fallimentare che Igor’ conduce prima lungo le coste dell’Asia Minore, e qui con qualche esito favorevole, ma che poi continua fin contro Costantinopoli. Qui viene messo in rotta dal famoso fuoco greco e deve tornarsene a Kiev, scornato. Nel 944 Igor’ annuncia una nuova discesa verso Costantinopoli e questa volta viene tempestivamente fermato dai ricchi doni che l’Imperatore gli manda in compenso del saccheggio evitato.
Come si vede Igor’ è ancora un semplice capobanda alla ricerca di bottino e non un vero sovrano, come lo intenderemmo noi. L’Imperatore lo ha già capito e fa un ulteriore tentativo per trattenere Igor’ a casa sua, mandandogli un’ambasciata con la richiesta rinnovata di chiudere le ostilità con un trattato di pace eterna e con tanti doni.
In questi anni la nostra Olga di Pskov è già una sposa di Igor’ in mezzo alle altri mogli (vige la poligamia, naturalmente). Tuttavia è riuscita a guadagnarsi una certa preminenza e non solo perché ha dato alla luce l’unico figlio riconosciuto da Igor’, ma perché ha un certo carattere e possiede un certo saper fare. Di comune accordo col marito, per la politica di amicizia con i Poljani di Kiev, al bimbo è stato dato il nome slavo di Svjatoslav. Al tempo dell’ambasciata dei greci a Kiev, Olga dovrebbe essere ancora giovane mentre Svjatoslav avrebbe intorno ai 3-4 anni d’età…
A Kiev si capisce subito che Olga è una persona molto attenta e curiosa da come guarda le cerimonie degli incontri con i greci con grandissimo interesse. Fa persino le proprie critiche a Igor’ che percepisce in qualche modo la forte personalità di questa sua moglie. D’altro canto la presenza “politicamente ingombrante” di questa russa deve essere anche stata notata anche dai greci che ne riferiscono a Costantinopoli e, chissà, tramite qualche uomo da lei incaricato, Costantino VII Porfirogenito probabilmente raccoglierà le informazioni sulle Terre Russe, Sud e Nord, che poi ci lascerà nei suoi scritti…
L’ambasciata comunque si chiude positivamente, ma purtroppo una lite fra Sveneld e Igor’ porta quest’ultimo ad essere ucciso dai Drevljani nel 945. E qui Olga gioca le sue carte in modo da essere nominata reggente in nome di Svjatoslav, ancora troppo giovane, contro le pretese di Sveneld. Per sicurezza Olga stabilisce il suo quartier generale nella vicinissima Vysc’gorod, dove affida il piccolo Svjatoslav alle cure del fidato variago Asmud. Farà la spola con Kiev, ma ogni volta che potrà si chiuderà a riflettere in quella sua residenza preferita !
La sua nuova posizione politica gli fa sperimentare una diversa visione del mondo, ma le suscita nuove esigenze e nuove curiosità che il paganesimo composito dominante non riesce a soddisfare. La cultura costantinopolitana in verità l’ha affascinata! E così a Kiev Olga inizia a cogliere i vantaggi dell’ideologia cristiana con i pochi cristiani lì presenti che ormai frequenta. Soprattutto si accorge che uno stato rimane unito intorno al suo knjaz soltanto se c’è il consenso dei sudditi e questo consenso si ottiene facilmente, se si applicano i modi di fare della comunità cristiana. Un’organizzazione come la Chiesa garantisce coi suoi riti e le sue celebrazioni continue la sacralità del sovrano e la giustezza di ogni sua azione, cose che il Paganesimo slavo non riesce a garantire. Deve però lottare per riuscire a convincere il suo entourage variago-slavo ad accogliere le nuove idee e la lotta è impari giacché le forze ostili sono molte persino all’interno della sua stessa famiglia…
Quando finalmente si sente sicura della sua posizione, decide di poter intraprendere il suo secondo viaggio (il primo lo ha già compiuto fra i Drevljani, per sottometterli all’autorità di Kiev dopo essersi vendicata per l’uccisione di Igor’). Va a Novgorod…
La laconicità delle CTP ci impedisce di capire il pregresso a questa decisione sebbene sembri che le trattative coi novgorodesi si siano svolte pacificamente e nella comprensione reciproca. Certo, Novgorod non è ancora passata allo stadio di metropoli rispetto al territorio tutt’intorno e quindi non può impedire che Olga si ritagli dei propri domini “di caccia” lungo la Msta, detto Dominio di Jazhelbyzi, o lungo la vicina Luga nell’Ingria. Quest’ultimo fiume verso la foce corre parallelo alla Narva e quindi è strategicamente importante dalla parte di Pskov…
E’ forse una strategia di accerchiamento da parte di Olga? Non lo sapremo mai. Tuttavia, se leggiamo, per quanto riusciamo a sapere dei suoi contenuti, l’Ustav (regolamento, prescrizione) concesso anni dopo da Jaroslav per Novgorod e i suoi territori, capiamo che, delle otto parti in cui questo Ustav divide il territorio intorno alla repubblica, solo cinque sono di stretta amministrazione novgorodese. Gli altri invece, fra cui quelli scelti da Olga, vanno ai “novgorodesi di Kiev” come parte del diritto di sfruttamento e dei quali Olga si è presentata come rappresentante in quel momento. E’ chiaro che però Novgorod conserva la sua autonomia e indipendenza…
Fuori del discorso rimane invece Polozk, come pure niente sappiamo di Rostov o delle altre città in zona Volga toccate da Oleg.
Ormai siamo intorno al 947 d.C. e gli intenti molto pratici per cercare di costituire dei legami abbastanza forti e permanenti fra Kiev e Novgorod hanno raggiunto i loro scopi: Consolidare il ruolo economico della città del nord e quello di non alimentare troppe tensioni fra le due realtà politiche abbastanza diverse nel tessuto dello stato che Olga ha in mente. Forse lascia a Novgorod (non in città, naturalmente) un suo uomo (rappresentante o namestnik) e tranquillizzata sulla situazione, la nostra eroina passa ora alla conquista del più grande mercato del mondo: Costantinopoli!
Nel 955-56 (ma forse meglio nel 957, se si vuol far coincidere la data con quella dei documenti bizantini) intraprende un altro dei grandi viaggi della sua vita, stavolta in pace, verso la favolosa Grande Città ossia Miklagårdr o Costantinopoli o Zar’grad, tradizionale e anelata meta dei suoi antenati variaghi!
Richiederà ed otterrà immediatamente l’invito a visitare il nuovo Imperatore Costantino VII e il suo viaggio è rimasto famoso nella letteratura medievale bizantina poiché servì di modello per standardizzare la serie di cerimonie legate all’accoglienza di importanti missioni barbare o di sovrani stranieri.
E’ descritto come avvenuto nel 9 settembre 957 e durato oltre un mese nel De Caeremoniis Aulae Byzantinae da Costantino VII Porfirogenito in tutti i particolari…
Non ci fermeremo su tutti gli aspetti del viaggio stesso, ma noteremo subito che la sua durata ci suggerisce come Olga abbia avuto la possibilità di informarsi sull’organizzazione della Chiesa e sul ruolo di questa nella conduzione degli affari di stato e nell’esaltazione della figura del sovrano di fronte ai sudditi. Non solo! A quanto sembra da catecumena a Kiev sarà battezzata a Costantinopoli in quella occasione dal famoso e bizzarro Patriarca Teofilatto (si dice che avesse 2000 cavalli e che li nutrisse con mandorle e zafferano!) col nuovo nome cristiano di Elena. Questo rito la trasformerà in “unta del Signore” dando un nuovo aspetto sacrale che finora non avevano alle sue parole e alle sue azioni.
In verità Olga aveva già tentato un avvicinamento al resto del continente giacché sappiamo che aveva chiesto di entrare nel consorzio dei sovrani cristiani anche al Regno Franco di Ottone I . La risposta ossia l’invio di un vescovo a Kiev che organizzi meglio la chiesa già esistente battezzando la sovrana e mettendola sotto la sua santa protezione, si farà attendere troppo a lungo. Adalberto di Weissenburg, il vescovo designato, arriverà qui da Magonza soltanto nel 962 quando Olga ha definitivamente stretto i suoi legami con Costantinopoli.
Per inciso accenniamo al fatto che sulla data del suo battesimo ci sono alcune incongruenze tanto da lasciar supporre che di viaggi sul Bosforo ne abbia fatti ben due e che Costantino VII in una di queste visite addirittura abbia chiesto la sua mano, innamorato della sua bellezza (!), e che Olga abbia osato rifiutare.
L’unico personaggio che la ricorderà con gran rimpianto sarà suo nipote Vladimiro detto il Santo. Non anticipiamo gli eventi però e vediamo di capire come si organizzano le Terre Russe ora che c’è il crisma del riconoscimento ufficiale da parte dell’Impero Romano d’Oriente. Infatti è proprio questo il risultato maggiore della visita sul Bosforo: Olga è stata riconosciuta “figlia” dell’Imperatore e Arhondissa dei Rus’, (Άρχοντίσσα) sebbene quest’ultimo titolo non sia di quelli maggiori per una sovrana come lei. In altre parole, Kiev non è più sola al mondo, ma è considerata degna di trovarsi in mezzo alle altre società europee e si attende soltanto il prossimo passo: Battezzare tutti i suoi sudditi presenti e futuri diventando uno stato cristiano con una chiesa organizzata così poter avere un ruolo maggiore fra le altre nazioni e gli altri principi del mondo.
Grandi cose, quindi… E di qui inizia la lotta fra i due partiti che si formano quasi subito intorno a Olga: Quello cristiano di cui lei è il leader e quello pagano di suo figlio Svjatoslav, appoggiato da Asmud e Sveneld.
A questo punto è facile per noi adesso confermare che Olga di Kiev, con la sua importanza personale (o provincialità, a seconda dei punti di vista) di “reggente” riconosciuta in Europa, è la vera fondatrice (altro che Rjurik!) della dinastia che d’ora in poi dominerà le Terre Russe e tuttavia, proprio per questo enorme ruolo, sarà odiata e contrastata da ogni parte fino alla sua morte avvenuta nel 969.

© 2007 di Aldo C. Maturano

Bibliografia:
Le fonti principali sono naturalmente le Cronache dei Tempi Passati nelle loro varie stesure, leggibili in russo moderno dai monumentali lavori di una vita del grande D. Lihacjòv sebbene osteggiati e interdetti alla pubblicazione dal governo sovietico che arrestò varie volte lo storico-filologo intorno agli anni 30 del secolo scorso. Inoltre i monumentali lavori di S. Solovjòv (sec. XIX) e di N. Karamzìn (sec. XVIII-XIX) costituiscono una miniera di informazioni sugli eventi descritti, sebbene le riflessioni e le deduzioni di questi autori a volte sono obsolete oppure superate dal rinvenimenti di documenti in epoca dopo la loro morte. Da parte occidentale c’è pochissimo e tutto in modo indiretto, salvo le ricerche di A.J. Toynbee riguardo gli scritti di Costantino VII Porfirogenito e i lavori di C. Goehrke e qualche altro. Le analisi più sincere e aggiornate però sono quelle contenute nei libri di un altro storico russo, stavolta contemporaneo, L. Gumiljòv, ai cui libri rimandiamo chi fosse interessato ad approfondire. Per questo articolo perciò, a parte le dovute considerazione fatte appena qui sopra, abbiamo ritenuto inutile riportare una bibliografia dettagliata e ricordiamo che le opere sono quasi sempre accessibili in lingua russa.

:. INDICE “RADICI COMUNI DEGLI STATI COINVOLTI DALL’INCIDENTE DI CHERNOBYL: MEDIOEVO RUSSO”