Il Nucleare in Italia: Rischio e piani d’emergenza

Contrariamente all’opinione più diffusa il rischio nucleare in Italia non è scomparso con la chiusura delle centrali nucleari sul territorio nazionale.
L’incidente di Chernobyl ha infatti messo in evidenza come, in condizioni di diffusione atmosferica sfavorevole, incidenti ad impianti nucleari lontani dal territorio nazionale possano determinare contaminazioni radioattive su lunghe distanze di acqua, aria e suolo.
Sono ben 13 le centrali nucleari a distanza minore di 200 km dal confine italiano (6 in Francia, 4 in Svizzera, 2 in Germania ed 1 in Slovenia).
Vedi immagine seguente:


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Nelle cartine sono evidenziate tutte le fonti di un possibile inquinamento nucleare per l’Italia. Il nostro Paese è infatti circondato da una serie di centrali nucleari stanziate a pochi centinaia di chilometri dai confini. All’interno della mappa sono evidenziate in rosso i centri di rilevamento di raggi alfa, beta e gamma che dovrebbero dare tempestivamente l’allarme in caso di incidente nucleare.
Cliccare sulle cartine per poterle ingrandire.


Centri di rilevamento raggi alfa, beta, gamma


Depositi temporanei di materiale radioattivo

Il rischio nucleare può poi derivare da incidenti che avvengono:

  • in impianti italiani anche se disattivati;
  • in centri di ricerca, stabilimenti o luoghi in cui si detengono o s’impiegano sostanze radioattive;
  • durante il trasporto o l’impiego di sostanze radioattive;
  • a natanti a propulsione nucleare, compresi i sommergibili, che incrociano in prossimità delle coste italiane;
  • in seguito alla caduta di satelliti con sistemi nucleari a bordo;
  • in seguito ad attività non conosciute.

Lo schema organizzativo per la pianificazione di emergenze nucleari è il seguente:


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.: Vedi anche “L’INQUINAMENTO RADIOATTIVO” Sezione: LA NORMATIVA

>>> INDICE – IL NUCLEARE IN ITALIA