Autore Topic: 01/10/08 Francia-India: Preoccupante accordo nucleare  (Letto 2877 volte)

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Il Primo ministro indiano in visita alla Francia:
Accordo irresponsabile che aggrava la proliferazione nucleare.

Traduzione di ProgettoHumus da articolo originale http://www.sortirdunucleaire.org/actualites/communiques/affiche.php?aff=455

Come ricompensa per l’aiuto agli Stati Uniti ed all’India per eludere le norme in materia di non-proliferazione, la Francia venderà diversi reattori nucleari allo stato asiatico. Questa operazione metterà in pericolo il futuro del pianeta.

Nella sua visita del 29-30 settembre, il primo ministro indiano Manmohan Singh ha firmato diversi accordi commerciali nucleari con la Francia. Accordi che hanno fatto seguito ad un altro che oltrepassa tutte le norme internazionali di non proliferazione.

Il 6 settembre scorso, il gruppo di fornitori nucleari (NSG), che riunisce 45 paesi che forniscono attrezzature atomiche, fra cui la Francia, ha convalidato una serie di eccezioni che permettono l’entrata in vigore di un ulteriore accordo nucleare, noto come “accordo 123”, firmato nel luglio 2007 da India e Stati Uniti.

Si tratta questo di un caso di estrema gravità. Infatti, l’”accordo 123” prevede la vendita all’India di tecnologia e materiali nucleari. L’India, come qualsiasi altro paese non firmatario del Trattato di non proliferazione (TNP), dovrebbe essere teoricamente esclusa da tali operazioni.
L’elusione di queste norme in materia di non proliferazione prevede un perfetto pretesto per qualsiasi paese che, come l’Iran o la Corea del Nord, intenda acquisire armi nucleari.

L’Accordo 123, in un’incredibile paradosso, prevede che l’AIEA esegua ispezioni in India solo nei siti nucleari non utilizzati per sviluppare armi atomiche. Come se i gendarmi non pattugliassero nelle ore in cui i ladri compiono i furti.

Al fine di ottenere la sua parte di torta, vale a dire vendere più reattori nucleari in India, la Francia ha svolto accanto agli Stati Uniti, un ruolo tale da far accettare al GFN, l’”inaccettabile”.
In una prima sessione del NSG, il 21-22 agosto, Irlanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Austria e Svizzera avevano resistito coraggiosamente. Ma Sarkozy e Bush hanno convocato le amministrazioni di tutti questi paesi durante i primi giorni di settembre al fine di persuarderli a seguire la loro via. Non è vietato pensare che le minacce di sanzioni commerciali siano state usate contro le 6 nazioni "bloccanti".
La Francia attende che l’Accordo 123 venga approvato dal Senato americano, dove però molti parlamentari responsabili si stanno opponenendo alla ratifica.

La leadership francese si è ridotta ad attendere, da subalterni dell'amministrazione Bush, il proprio turno per ottenere una ricompensa alla sottomissione. E' a questo prezzo che Areva sarà in grado di vendere reattori nucleari in India: non c'è nulla da festeggiare. Ancora una volta, è dimostrato che l'energia nucleare non solo danneggia l'ambiente e gli esseri viventi, ma anche contamina seriamente la democrazia.

Nucleare e democrazia: attenti all'India (e alla Francia e agli Usa)
Da http://www.greenreport.it
   
Greenpeace ed altre associazioni ambientaliste francesi sono molto preoccupate per l'accordo di cooperazione nucleare che India e Francia dovrebbero firmare nei prossimi giorni. Secondo Greenpeace France «attraverso quest'accordo, l'India soccomberebbe alle sirene nucleari francesi e si impegnerebbe in un impasse che la allontanerebbe da un futuro energetico pulito e sicuro. E la Francia dimostrerebbe una volta di più che non retrocede davanti a niente per vendere questa tecnologia complessa e rischiosa, per riuscire a concludere uno Stato che non è firmatario del Trattato di non proliferazione (Tnp)».

Attualmente il nucleare rappresenta l'1% dei bisogni energetici dell'India e con i previsti nuovi 40 reattori si raggiungerebbe meno del 5%, percentuali minime che non sostengono la tesi (circolata anche al vertice Ue-India) che il nucleare indiano servirà a lottare contro il cambiamento climatico. L'India già irta di testate nucleari si caricherebbe di costi molto elevati e di ulteriori rischi di inquinamento nucleare, accumulo di scorie atomiche, anche perché secondo Greenpeace «l'India avrebbe l'intenzione di dotarsi di una tecnologia di ritrattamento estremamente inquinante e rischiosa».

L'India prevede di spendere 55 miliardi di euro per costruire 40 reattori, ma dovrebbe rifare i suoi conti se volesse, come sembra, acquistare una quarantina di Epr dalla Francia che, secondo il presidente di Électricité de France (Edf), Pierre Gadonneix, costerà tra i 5 e i 6,2 miliardi di euro (a singolo Epr). Con il suo budget, l'India acquisterebbe solo una dozzina di reattori Epr.

Secondo Vinuta Gopal, responsabile della campagna clima ed energia di Greenpeace India, «Il nucleare non risolverà la crisi climatica e la questione della sicurezza energetica dell'India. Questa tecnologia agisce come un miraggio nel mezzo del deserto: anche se la totalità del programma, con il quale il governo indiano sogna di costruire 40 nuovi reattori in 20 anni, diventi realtà, non permetterà al Paese che di ridurre molto debolmente le sue emissioni di gas serra. Spendere altrettanto denaro in programmi di risparmio energetico e di diminuzione dei consumi così come nello sviluppo delle energie rinnovabili e decentralizzate, permetterebbe all'India di riorientare la sua politica energetica verso un sistema sostenibile e rispettoso degli imperativi della lotta contro il cambiamento climatico come degli impegni di indipendenza energetica e per il potere d´acquisto dei cittadini.

Le perdite sulle linee della rete elettrica indiana raggiungono oggi tra il 30 e il 40% dell´elettricità prodotta! Un parco nucleare non farà che rafforzare questo immenso pasticcio, mentre un sistema decentralizzato costituisce una soluzione rapida, meno cara e pulita».

Per Frédéric Marillier, responsabile energia di Greenpeace France.«Il nostro presidente della Repubblica/Pr dell'industria nucleare sembra aver dimenticato di menzionare che Edf ed Areva sono incapaci mantenere i loro impegni e di fornire impianti sicuri con i costi ed i tempi previsti. In Finlandia e in Francia, i due soli Epr in costruzione nel mondo testimoniano la bassa affidabilità di questa industria che accumula problemi tecnici e malfunzionamenti, lascia trascorrere il tempo e fa esplodere i costi».
« Ultima modifica: 01 Ott 08, 22:52:48 pm da massimo »