Autore Topic: LUGLIO 2017: RIPARTE IL PROGETTO "LA PACE SVETTA" - FASE PROPEDEUTICA  (Letto 438 volte)

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03 - 09 LUGLIO 2017

BIELLA: RIPARTE IL PROGETTO LA PACE SVETTA



Resoconto della fase propedeutica a cura del dr. Matteo Benussi che ne ha curato la gestione operativo, in veste di volontario di Mondo in cammino.
(Teo Benussi, socio storico di Mondo in cammino, è un antropologo. Si è laureao con una tesi su Cherbobyl dal titolo "Siamo rimasti per vivere. Etnografia dell'abitare nella Polesia post - Chernobyl". Ha vissuto per diversi mesi nella provincia di Ivankov e Polesie in Ucraina. Ha svolto un dottorato biennale a Kazan nella Federazione Russa. Attualmente sta finendo un dottorato triennale all'università di Cambridge in Inghilterra. Parla perfettamente inglese e russo).

Rapporto Biella 3-9 luglio 2017 per Mondo In Cammino

Dal 3 al 9 luglio 2017 una delegazione di giovani nord-caucasici ha partecipato, su invito e attraverso la mediazione di Mondo in Cammino, al progetto ‘Ponti… di solidarietà’ organizzato a Biella dall’associazione di volontariato Piccolo Fiore. Quest’esperienza è la prima fase di del progetto triennale ‘La pace svetta’ (‘Mir vozvyschaetsya’?) promosso da Mondo in cammino e le cui fasi successive si svolgeranno nella Federazione Russa.

La delegazione era composta da tre ragazzi dai 21 ai 24 anni: Rustam, di etnia cecena (musulmano), Ahmed, di etnia inguscia (musulmano), e Gyorgy, nord-osseto (ortodosso); accompagnati da un accompagnatore-responsabile – Isa, di professione funzionario statale, anch’egli ceceno. Rustam, Ahmed e Gyorgy sono stati selezionati per diventare i tutor di altri ragazzi più giovani, provenienti dalle rispettive repubbliche nord-caucasiche, nelle fasi successive del progetto ‘La pace svetta’. Queste includono l’organizzazione di campi interetnici di educazione alla pace e solidarietà in territorio russo. Inoltre, il gruppo è stato seguito da un traduttore-autista-tuttofare-portavoce di MIC italiano (chi scrive questo rapporto).

I ragazzi, selezionati da Isa stesso (che ha esperienza nell’ambito delle politiche giovanili), non si conoscevano tra di loro in precedenza. Durante la settimana biellese hanno tutti mostrato notevole interesse ed entusiasmo, nella diversità delle rispettive personalità. Rustam, il più anziano del gruppo, ha un background tecnico-informatico e ha aperto una scuola di robotica per ragazzi e bambini a Grozny. È sposato con un figlio nato da poco, ed è musulmano sunnita praticante. Molto intraprendente, determinato ed energico, possiede innegabile carisma ed è evidentemente ben connesso all’interno della sua comunità. Ahmed è studente universitario (area sociale/umanistica) ad Astrakhan, dove è anche attivo nell’associazionismo giovanile. L’“intellettuale” del gruppo, ha dimostrato varie volte grande sensibilità e ponderatezza. È però dotato di un carattere estroverso e comunicativo, una grande facilità nel socializzare e negoziare, e notevole talento nelle danze tradizionali caucasiche. Gyorgy, il più giovane del gruppo, studia medicina e ha investito molto in una carriera come atleta – è stato 5 volte campione europeo e 2 volte mondiale di arm wrestling (braccio di ferro professionale). Il più taciturno e riservato del gruppo, ha dimostrato notevoli doti di lealtà verso gli amici, sensibilità, e schiettezza. La sua partecipazione a tempo pieno ai futuri step del progetto sarà condizionata dai suoi impegni sportivi e accademici.

‘Ponti… di solidarietà’ è un evento annuale che riunisce a Biella delegazioni di vari paesi, prevalentemente est-europei/balcanici, intorno ai temi del volontariato (in generale) e della disabilità mentale (in particolare). Questa edizione ha accolto gruppi da Croazia, Bosnia, Serbia, Macedonia, Montenegro, Kosovo e Palestina, oltre al Caucaso (la nostra era la delegazione più giovane). Questa comunità composita e multilingue ha coabitato per quattro giorni nell’ex seminario di Biella, condividendo un’agenda fitta di eventi e stimoli. Anche se le principali lingue di lavoro sono state serbocroato e inglese, la delegazione di MIC ha potuto comunque partecipare attivamente a tutte le attività e anche ai momenti di condivisione, grazie alla presenza dell’eroico interprete-tuttofare, ma anche grazie alla capacità dei ragazzi di trovare canali comunicativi al di là delle barriere linguistiche. L’evento ‘Ponti… di solidarietà’ quest’anno ha coinciso con le Special Olimpics, una manifestazione sportiva dedicata ad atleti con disabilità mentali. Pur non essendo questo il tema principale di MIC e de ‘La pace svetta’, i ragazzi hanno tratto beneficio dal confrontarsi su un tema così importante tra di loro e con persone più mature dal variegato background religioso e nazionale, già attive da anni nel mondo del volontariato.

Molte sono state le attività di rilievo e i momenti memorabili all’interno del programma biellese. I nostri ragazzi, pur essendo i più giovani, hanno partecipato a tutte le attività con serietà e impegno (facendosi apprezzare dagli organizzatori di Piccolo Fiore). Di seguito sono elencati alcuni di questi momenti particolarmente degni di nota.

3/7. Arrivo a Bergamo, trasferimento a Biella e cena comunitaria – prima conoscenza con le altre delegazioni.
4/7. Incontro presso il Centro Servizi per il Volontariato di Biella. Questo incontro ha permesso ai nostri ragazzi di conoscere il ricco tessuto del volontariato nel nostro Paese – il fatto che una piccola città come Biella ospiti centinaia di organizzazioni non ha mancato di sorprenderli e ispirarli. Inoltre, hanno avuto modo di farsi un’idea di come una cultura del volontariato si vada diffondendo in altri Paesi esteuropei che, come il Caucaso, hanno conosciuto un recente passato di guerra. Visita alla clinica Domus Laetitiae e tavola rotonda sul tema della disabilità. Partecipazione alla cerimonia di apertura delle Special Olimpics. La posizione molto fortunata in cui ci siamo trovati ha permesso alle nostre delegazioni di assaporare da vicinissimo l’entusiasmo degli atleti, facendo il tifo per loro mentre sfilavano per entrare nello stadio, in un clima carico di adrenalina e che ha effettivamente sospeso per qualche prezioso momento ogni barriera normale/disabile. La cerimonia in sé, molto curata, ha emozionato tutti gli astanti, noi inclusi.
5/7. Visita a un centro diurno per disabili e a una comunità per ragazze madri nel biellese. Nel pomeriggio abbiamo assistito a una partita di baskin, una nuova disciplina sportiva simile al basket, ma studiata in modo di includere giocatori con gradi diversi di abilità fisica nelle squadre. Le regole e il sistema di ruoli del baskin permettono a giocatori diversamente dotati di partecipare allo stesso livello al gioco, neutralizzando le differenze di competenza motoria. Data la grande cultura sportiva presente nel nord del Caucaso, questa disciplina ha affascinato molto i nostri ragazzi.
6/7. Visita alla Comunità monastica di Bose. Tutti i ragazzi, compresi i musulmani, sono rimasti molto colpiti dalla comunità, dalla sua composizione interconfessionale, e dai suoi valori. Particolarmente sorprendente, per i nostri, è riuscito l’approccio non-dogmatico e non-convenzionale di Bose alla religione, che li ha spinti a fare molte domande al frate che ci accompagnava e a riflettere sulla storia multiconfessionale del Caucaso stesso in una luce positiva. Infine cerimonia conclusiva presso la sede di un’associazione che si occupa di accoglienza e integrazione per migranti, un ulteriore aspetto della ‘cultura della solidarietà’ che ha molto meravigliato i nostri viaggiatori. Questa è stata l’ultima attività in seno a ‘Ponti… di solidarietà’ e all’associazione Piccolo Fiore, ma non l’ultimo giorno di lavoro per i nostri ospiti.
7/7. Gita al mare. Siamo andati a Camogli per una giornata di meritato svago dopo tre giorni fitti di spostamenti, incontri, e impegni. È stata però una giornata fondamentale per costruire legami all’interno del nostro gruppo, ora sganciato dalle altre delegazioni e da attività già programmate. I ragazzi hanno potuto vedere un altro pezzetto di vita in Italia, scambiarsi opinioni ed esperienze, e conoscersi in un contesto del tutto informale. Alla sera abbiamo avuto una lunga, onesta, e fruttuosa discussione sui principi del volontariato, le differenze tra Italia e Caucaso, e le loro motivazioni rispetto al progetto ‘La pace svetta’.
8/7. Incontro con Massimo Bonfatti, analisi dei giorni trascorsi a Biella, e discussione a tutto tondo sul ‘che fare’. Alcuni importanti dettagli di ‘La pace svetta’ sono stati chiariti, e la road map per le fasi successive definita. Resto del pomeriggio/sera riposo.
9/10. Visita mattutina di Milano e ripartenza da Bergamo.



L’esperienza di Biella è stata un successo da molti punti di vista, cosicché gli obiettivi di MIC per questa fase iniziale di ‘La pace svetta’ possono dirsi raggiunti. Tali obiettivi erano:

1) Team building. Come detto, Rustam, Ahmed e Gyorgy non si conoscevano prima del 3 luglio: ora possono dirsi buoni amici. Il loro accompagnatore, Isa, mi ha confessato che inizialmente non aveva compreso l’insistenza da parte di MIC di portare i ragazzi in Italia – al termine dell’esperienza, invece, ha definito questa scelta organizzativa “un colpo da maestro” che alza di molto le possibilità di riuscita del progetto. Isa si è dimostrato attento verso l’inclusione del ragazzo osseto – l’unico non musulmano (indipendentemente da gradi diversi di osservanza) e parlante una lingua etnica non-nakh (ceceno e inguscio sono mutualmente intelligibili). Comunque, Gyorgy stesso si è dimostrato solidale verso le sensibilità dei compagni di viaggio musulmani, a loro volta perfettamente amichevoli, quindi dinamiche di esclusione non si sono verificate. Al contrario, le diverse personalità dei partecipanti al progetto si sono amalgamate con successo e in modo armonico.

2) Introduzione alla ‘cultura del volontariato’. Le attività svolte sotto l’egida di ‘Ponti… di solidarietà’ sono state utilissime per far conoscere ai nostri partecipanti il mondo del volontariato e i suoi valori: solidarietà, gratuità, inclusività, dialogo, pluralismo, impegno, rispetto dell’altro, servizio, e così via. Per ragioni storiche e strutturali, e indipendentemente dalla volontà dei singoli, larga parte della cultura pubblica nella Russia post-sovietica ha dovuto soccombere a valori opposti a questi. Solo timidamente, oggi, una cultura del servizio e dell’impegno civile comincia a diffondersi – e le nuove generazioni hanno un ruolo importante in questo processo. I nostri ragazzi sono consapevoli che le specifiche condizioni della Russia, e il Caucaso in particolare, non permettono di replicare esattamente esperienze del tipo conosciuto a Biella. Tuttavia le molteplici realtà che hanno toccato con mano (dal lavoro con i disabili, allo sport inclusivo, al dialogo interconfessionale, all’accoglienza migranti, eccetera), e persino documentato con grande entusiasmo, non hanno mancato di ispirarli e motivarli a pensare creativamente alle dinamiche nella loro regione. In svariate occasioni hanno dato voce a nuove idee e potenziali progetti di volontariato sorti sullo stimolo della realtà italiana. Inoltre, il confronto con volontari dell’Europa dell’Est ha dato una cornice internazionale a questa cultura del volontariato, fornendo anche dei modelli d’azione tratti da paesi strutturalmente più vicini alle repubbliche caucasiche.

3) Auto-riflessione culturale. Per i ragazzi, questa non è stata una semplice vacanza. Anche se non è mancato qualche meritato momento di svago e di ‘turismo’ qua e là, anche in quei momenti la delegazione è stata esposta al tessuto socio-culturale della provincia italiana ‘vera’ (anche se probabilmente in una delle sue espressioni più virtuose), che a sua volta ha prodotto una riflessione su similitudini e differenze tra il contesto italiano e quello nord-caucasico. L’incontro-scambio-scontro (talvolta) con portatori di culture differenti (tra cui, ad esempio, il loro interprete-tuttofare) li ha aiutati a relativizzare i loro stessi valori e le norme sociali in cui sono cresciuti. Questo auto-distanziamento può essere una grande occasione di crescita umana – e ancor di più, può aiutarli a sviluppare quell’attitudine di ‘carità interpretativa’ che è fondamentale nel dialogo tra orizzonti culturali diversi, all’interno del contesto caucasico così come al di fuori di esso.

Questi tre passaggi – team building, comprensione di una cultura del volontariato, e capacità di auto-riflessione critica – sono fondamentali per la riuscita delle prossime fasi de ‘La pace svetta’. Il successo biellese, pertanto, si configura come un promettente inizio per il nostro ambizioso progetto come Mondo in Cammino. Che Dio ce la mandi buona.

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