Autore Topic: 02/08/16: CENTRALE SOLARE IN ZONA DI ESCLUSIONE DI CHERNOBYL: NON E' PRIORITA'!  (Letto 2306 volte)

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CENTRALE SOLARE IN ZONA DI ESCLUSIONE DI CHERNOBYL: NON E' PRIORITA'!



Ultimamente sui canali di informazione è apparsa la seguente notizia: "Una centrale solare sulle rovine di Chernobyl".
Vi si legge che il governo ucraino ha intenzione di utilizzare una parte dell'area di esclusione di Chernobyl per impiantarci una grande centrale a energia solare, più altre centrali elettriche alimentate da fonti rinnovabili. La proposta è di destinare alla produzione di energia una superficie di 60 km quadrati dei 1.000 contaminati. I piani del governo prevedono l'installazione di una centrale solare da 1.000 MW, insieme ad altri impianti - a biogas, geotermici - per ulteriori 400 MW. Il progetto ha già destato l'attenzione della Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione.

In teoria nulla da obiettare, ma nella pratica sorgono diverse perplessità.
Il messaggio è, di per sé, accattivante e positivo, ma - per certi aspetti - ingannevole perché porta e sposta l'attenzione verso un progetto di impatto sicuramente positivo a discapito dell'emergenza ormai annosa della zona di esclusione che riguarda lo sviluppo di incendi nella stagione estiva (tre nella seconda metà del luglio scorso). Negli ultimi 23 anni (dal 1973) si sono sviluppati, nella zona di esclusione, 1300 incendi (dati del Centro Monitoraggio Incendi della Regione dell’Europa Orientale - REEFMC). Ogni incendio provoca ri-fallout locali e, soprattutto gli incendi di media/vasta estensione, causano fallout che superano i confini geografici. Una ricerca del Norvegian Institut for Air Research ha dimostrato che incendi di discreta portata (come quelli avvenuti nel 2001, 2008, 2010, 2015) hanno mobilizzato dal 2 all’ 8% del Cesio137 liberato dall’ incidente del 1986 e che le nuvole generatesi si sono spinte, al Nord, fino alla Scandinavia e, al Sud, fino alla Turchia.
Nella zona di esclusione ucraina esistono solo 6 torri per l’avvistamento di incendi: queste riescono a monitorare solo il 40% del territorio interdetto. Solo il 20% del territorio della zona di esclusione è facilmente e subito aggredibile con l’acqua in caso di incendio; il 50% viene raggiunto nel giro di 3-4 ore e più; il 30% non è raggiungibile. (fonte REEFMC)
Per tali motivi la messa in sicurezza della zona di esclusione è prioritaria (e una tale priorità dovrebbe essere anche nei piani di finanziamento della Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione!).
Che ce ne sarebbe di un parco solare che rischia di andare a fuoco? Ma, soprattutto, come si potrebbe garantire la sicurezza degli operatori che sarebbero sottoposti a pericolosi fallout radioattivi?

La zona, attorno alla centrale di Chernobyl saltata in aria, è definita "di esclusione" perché dovrebbe essere esclusa ogni attività umana in grado di causare una messa in ricircolo della radioattività. Non si tratta solo degli incendi, molte volte causati da un uso improprio della zona, come il bracconaggio. Basti pensare all'eventualità di costruire - come prevede il progetto del parco solare - centrali geotermiche. Il pericolo deriverebbe dalle trivellazioni correlate a tali impianti: i radionuclidi depositati sul terreno e sotto di esso verrebbero mobilizzati con il rischio di contaminare le falde acquifere. La zona di esclusione, infatti, è ricca di falde acquifere supportate dalla confluenza del fiume Pripyat con il fiume Dnepr, i quali  formano un grande bacino idrografico. Già nel 1986, durante la fase della messa in sicurezza della centrale di Chernobyl e della costruzione del sarcofago, i liquidatori hanno sepolto i residui radioattivi, derivati dallo scoppio del blocco IV, in 800 discariche disseminate attorno alla centrale e costruite - comprensibilmente - in fretta senza i dovuti accorgimenti di impermeabilizzazione dal terreno sottostante. Il contenuto radioattivo delle discariche è così entrato in contatto con le falde acquifere e ha contaminato il Dnepr (bacino idrico per 30 milioni di residenti) nel suo attraversamento di Kiev e nel cammino verso il mare Nero. Le trivellazioni riproporrebbero lo stesso problema e, di conseguenza e ragionevolmente, l’opportuna valutazione che non è sufficiente che una centrale sia teoricamente ecologica e sostenibile, ma che vada messa in stretta relazione con l'ambiente circostante.

Di fronte a queste osservazioni, si comprende che il messaggio sulla costruzione del parco solare risulti intempestivo. Ma i rischi non sono solo quelli descritti. L’idea del parco solare prospetta un grande business. In Ucraina, i grandi affari negli ultimi anni sono nati soprattutto da accordi (e intrallazzi) fra la classe politica al potere e la Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione in un contesto di grandissima corruzione, rimasto – purtroppo - invariato anche dopo l’era Yanukovich. Senza porre l’accento sulla crescita esponenziale dei costi per la realizzazione della nuova copertura in corso della centrale di Chernobyl, basti pensare al progetto della centrale a biomasse finanziato (in tutta la sua fase di costruzione) proprio dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppoe che si trova in piena zona di contaminazione radioattiva presso la città di Ivankov. La centrale, in funzione dal 2014, è stata realizzata nonostante tutti i pareri tecnici negativi dei Ministeri per l’Ambiente, per l’Agricoltura, per le Foreste dell’Ucraina e altri Istituti tecnici di radioprotezione, nonostante l’opposizione della cittadinanza e dei movimenti ecologisti, La centrale usa legna e, trovandosi in zona di contaminazione e, per di più, ai confini della zona di esclusione, usa quella radioattiva dei boschi circostanti. I residenti definiscono la centrale come una vera e propria seconda Chernobyl e, secondo i dati raccolti dagli attivisti locali, sta causando un equivalente aggiuntivo di 1mSv/anno per 500.000 bambini (lo definiscono un vero e proprio genocidio). Inoltre la cenere, prodotta dalle migliaia di tonnellate di legna bruciata, viene distribuita alle aziende agricole ucraine e usata come fertilizzante per i terreni che, a loro volta, producono prodotti alimentari che vanno in giro per tutta l’Europa.
Se questo è il risultato pratico, c’è molto da pensare sull’erogazione disinvolta dei finanziamenti da parte della Banca Europea, soprattutto in considerazione dell’attuale contesto storico e politico dell’Ucraina. Il progetto del parco solare rischia di diventare uno specchietto per le allodole per attirare, soprattutto e in primo luogo, finanziamenti e opportunità di spartizione di soldi.

C’è, infine, da considerare il fatto che l’idea di un parco solare (positivo al netto di tutte le osservazioni di cui sopra), rappresenta in questo momento, a 30 anni dall’incidente nucleare, un messaggio chiaro e “ideologico” per rassicurare sulla ormai diminuita pericolosità della zona di esclusione e trasformarla, invece, in opportunità.
Passi pure, come fonte di opportunità, il turismo nucleare.
Ma il parco solare adesso non è un’opportunità né una priorità: non lo permette la sicurezza, la sostenibilità e l’etica! Con buona pace di chi ci vorrà, in ogni caso e ad ogni costo, specularci sopra.
 
Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in Cammino

NO EXCUSE!!!



« Ultima modifica: 08 Ago 16, 13:43:22 pm da Administrator »