Autore Topic: COMUNICATI STAMPA: CONFETTURA MIRTILLI RADIOATTIVA  (Letto 48175 volte)

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COMUNICATI STAMPA: CONFETTURA MIRTILLI RADIOATTIVA
« il: 26 Ott 13, 22:12:13 pm »
I COMUNICATI STAMPA DI MONDO IN CAMMINO
Sono riportati i due comunicati stampa in merito alla vicenda della confettura di mirtilli radioattiva della ditta RIGONI DI ASIAGO
Il primo comunicato, dal titolo "LA CONTAMINAZIONE RADIOATTIVA NON HA CONFINI… E NEMMENO CONTROLLI" è del 26 ottobre 2013 sera, quando Mondo in cammino ha appreso, da altre fonti, la notizia; il secondo comunicato, dal titolo "“ESSERE SICURI PER LEGGE NON VUOLE DIRE ESSERE SICURI PER NATURA” è del pomeriggio del 31 ottobre 2013 ed è stato emesso in seguito alla dichiarazione ufficiale dell'AD dell'azienda, Andrea Rigoni. diffusa il giorno prima.
In data 29 ottobre la ditta RIGONI DI ASIAGO ha contattato via mail il presidente di Mondo in cammino, Massimo Bonfatti, ed è iniziato un rapporto epistolare che potrebbe sfociare in un incontro fra le parti sulla base di quanto enunciato nel secondo comunicato


SECONDO COMUNICATO STAMPA 31 ottobre 2013. Questo comunicato è in risposta alla dichiarazione (riportata più avanti) dell'AD della Rigoni di Asiago, Andrea Rigoni.
ESSERE SICURI PER LEGGE NON VUOLE DIRE ESSERE SICURI PER NATURA
IL COMUNICATO - NELLA SUA VESTE UFFICIALE - E' SCARICABILE IN FORMATO PDF IN CALCE
Carmagnola, 31 ottobre 2013

“ESSERE SICURI PER LEGGE NON VUOLE DIRE ESSERE SICURI PER NATURA”
La filosofia e le strategie di Mondo in Cammino in risposta alla dichiarazione dell’AD della Rigoni di Asiago del 30 ottobre 2013.

L’evento avverso (confettura di mirtilli neri “Fiordifrutta” per il mercato giapponese con riscontro di Cesio 137) che ha interessato Rigoni di Asiago – tralasciando le ovvie e dovute dichiarazioni aziendali dell’AD in seguito alle ripercussioni di immagine subite – pone una questione più generale sulla produzione del biologico, sul concetto dei limiti ammissibili, sulla contaminazione radioattiva e su altre ancora.
Questo evento avverso è, però, un’opportunità per la Rigoni di Asiago (proprio in virtù e in nome della trasparenza e correttezza che dichiara di avere finora assunto) per essere anche leader in una nuova riscrittura delle regole, non solo formali, ma anche eticamente e volontariamente assunte.
Se si ha la capacità di leggere in questi termini tutta la vicenda, spariscono i timori  
da parte di tutti (azienda e consumatori) sulla percezione di un procurato o esagerato allarmismo e sulla presunta distorsione dei fatti.

Prima  di inquadrare il discorso in questo contesto generale è doveroso, per diritto di cronaca e completezza dell’informazione, precisare alcuni passaggi deducibili dalla dichiarazione dell’AD:

1) L’AD non smentisce la presenza di contaminante radioattivo, pur indicandola come minima e “a norma di legge”. Se così fosse stato per tutti i lotti di confettura di mirtilli neri, decadrebbero da subito tutte le altre motivazioni e scusanti argomentate e il prodotto avrebbe agilmente e ampiamente superato i limiti previsti dalla normativa giapponese.

2) La conferma della presenza di contaminante radioattivo si evince dall’affermazione che precisa che i controlli svolti sulle aree di produzione in Bulgaria “hanno dato un esito totalmente rassicurante in quanto la contaminazione radioattiva era praticamente assente”. Praticamente assente non vuole dire assente e i termini quantitativi, in ambito radioecologico, sono molto importanti (piccole percentuali per gravi danni), fatto salvo che il livello zero non esiste a causa limite di rivelabilità. Per stemperare un po’ la tensione dell’argomento e alleggerire la trattazione mi viene da pensare a colui che dice ad una donna in dolce attesa: “Signora, lei è un po’ incinta!”. Inoltre si parla di controlli condotti nel 2012 e niente si sa per il 2013, tenendo in considerazione che essi devono essere costanti  in quanto le zone di produzione in Bulgaria sono, in linea di aria, a poco meno di 200 e di 50 km. da una delle più insicure e inaffidabili centrali nucleari mondiali per numero di incidenti: quella di Kozlodoui. Inoltre la necessità di controllo è maggiore rispetto ad altre zone europee, in quanto la Bulgaria è carente di dati (almeno facilmente reperibili) sulle ricadute di Chernobyl e non è possibile ricavarne una mappa del fallout e della presenza al suolo dei radionuclidi, come per altre aree europee. Dai pochi dati ufficiali in nostro possesso si evince che la zona di produzione della Rigoni di Asiago, situata nella regione di Montana, è ricompresa nella catena balcanica situata fra Serbia e Bulgaria dove è stata stimata, in alcune località, una attività beta da Cesio 137 post Chernobyl di 105,9 KBq al metro quadrato (ora verosimilmente  dimezzatasi). Non va nemmeno dimenticato che nel 1999 durante la guerra del Kosovo sono state sganciate in Serbia, con le bombe, 15 tonnellate di Uranio Impoverito, equivalenti al trenta per mille delle radiazioni rilasciate a Chernobyl nel 1986, non sotto forma di radionuclidi incorporati nel terreno, ma di materia liberamente fluttuante. Alcuni ricercatori bulgari, in seguito ai bombardamenti, riscontrarono nel loro paese livelli di radioattività superiori alla norma, mentre recenti rapporti – sempre dalla Bulgaria - parlano di incrementi di oltre 30 volte dei casi di neoplasie, collegandoli all’evidente innalzamento della radioattività in aree del paese. Va, infine, tenuta in considerazione l’eventuale vicinanza (soprattutto nella regione di Montana) di alcune delle 48 miniere di uranio dismesse oltre al fatto che, per qualità dell’acqua e dell’aria, la Bulgaria è quella che ha i peggiori valori in Europa e che, negli anni ‘90 del secolo scorso, il 60% dei terreni agricoli era stato inquinato da fertilizzanti e pesticidi, erano stati inquinati i due terzi dei fiumi e due terzi delle foreste primarie erano state abbattute per fare posto all’agricoltura intensiva. I dati riportati non devono creare allarmismi inutili o mettere in dubbio l’impegno per la qualità della produzione della Rigoni di Asiago (zone di disastro ambientale peraltro, seppure molto  più circoscritte, sono anche presenti – senza che la notizia desti scandalo - anche nel nostro Bel Paese), ma una ragionevole e preventiva preoccupazione in grado di esigere  – assumendo come importanti e imprescindibili queste conoscenze e questa realtà di base - controlli più puntuali e continuativi, soprattutto se si tratta di raccolta di mirtilli neri europei, come puntualizzato in etichetta, che - in quanto tali - vanno raccolti spontanei e, in quanto spontanei, sono disseminati a macchia di leopardo sulle montagne. Non si dovrebbe, pertanto, parlare  di zone di produzione – come sostiene l’AD (a meno che si tratti di produzione della confettura, ma è un altro discorso) -, bensì di ambienti naturali e montani per cui il controllo, sia dal punto di vista metodologico che di campionatura, andrebbe svolto diversamente.

3) La provenienza dei mirtilli non si evince sempre dall’etichetta del prodotto, a meno che il consumatore possieda un lettore casalingo del codice a barre.

4) E’ logico, oltre che intuitivo (e quindi ragionevolmente prevedibile anche a livello commerciale, distributivo e imprenditoriale) che in un paese dove si è verificato un imponente fallout radioattivo (come il Giappone, appunto), si abbassino i livelli dei limiti ammissibili di ogni singolo alimento o prodotto, in quanto tutta la catena alimentare è coinvolta e, quindi, il livello di cumulo – che si può assumere con gli alimenti solidi e liquidi - è altissimo (in Bielorussia, per esempio, negli anni immediatamente successivi al fallout di Chernobyl, i limiti massimi per i mirtilli erano di 60 Bq/kg). La correlazione con altri stati in cui eventi noti di fallout radioattivi diretti non sono avvenuti, è fuorviante, oltre che scorretto.

Tralasciando però queste precisazioni (che a loro volta possono indurre ulteriori e fumose polemiche poco utili a valutare le condizioni per il superamento del problema), è necessario volgere l’attenzione sulle considerazioni generali sottese all’evento avverso.

1) IL CONCETTO DI BIOLOGICO. La legge prevede che un prodotto sia biologico quando deriva da agricoltura biologica. L’agricoltura biologica è disciplinata con rigore mediante i regolamenti CE n. 834/07 e 889/08. Sulla base di queste disposizioni in agricoltura biologica non si utilizzano sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere) né organismi geneticamente modificati (OGM). La scelta dell’agricoltura biologica  non può assolutamente prevedere nei prodotti derivati la presenza di pesticidi (per esempio) nei limiti di norma, limiti peraltro previsti per gli altri tipi di coltivazione. Ammesso (e non concesso) che i limiti ammissibili delle norme siano effettivamente a tutela della salute e non a sostegno di fini commerciali e distributivi, si può considerare biologica una produzione che accetta, invece, limiti di norma per altri contaminanti come gli isotopi radioattivi? Non è contradditorio sostenere il proprio impegno per l’assenza di pesticidi e invocare, invece, la norma per i radionuclidi?

2) LA NORMA. Norma non coincide con etica e non fa rima con naturale. La storia è piena di episodi di deviazione dei limiti di norma per rispondere solamente, come enunciato prima, a fini commerciali o distributivi. In attesa di ulteriori controlli sul lotto giapponese e assumendo come corretti i valori registrati (140 Bq/kg), questo valore – riferito al solo Cesio 137 – corrisponde all’incorporamento di una dose di 1,82 micro Sievert che, a sua volta, induce un rischio tumorale di 0,000009%, un rischio genetico di 0,0000018% e una morbilità generale di 0,0000127%. A loro volta, e basandosi su calcoli ufficiali assunti dalla stessa AIEA, questi valori corrispondono a un morto ogni 11 milioni di persone che hanno ingerito 140 Bq/kg  e ad una malformazione genetica ogni 30 milioni di persone. Numeri piccoli per le statistiche e statisticamente annoverabili – senza colpo ferire - “ nella norma”. Teniamo, poi, conto (per la valutazione dei rischi enunciati) che i limiti ammissibili  nella Comunità Europea arrivano a 1250 Bq/kg e, soprattutto che, paradossalmente, i limiti prima del fallout di Fukushima erano di 600 Bq/Kg. La Comunità Europea ha deciso di elevarli, dopo l’incidente giapponese, a 1250 e solo per tre mesi, il tempo ritenuto necessario perché il fallout di Fukushima, inevitabilmente ipotizzato a livello mondiale,  non bloccasse la libera circolazione e il consumo delle derrate alimentari che sarebbero state interessate dalle ricadute. Queste misure sono adottate in base al Regolamento Euratom n. 3954/87 del 22 dicembre 1987 nel caso di emergenza nucleare. Ora, nonostante l’enunciato periodo di provvisorietà, questi limiti sono ancora in vigore e ciò non può che significare che l’emergenza di Fukushima, dopo 31 mesi, è ancora in corso. Invocare questi limiti normativi, pur se ineccepibili legalmente, ma proprio in virtù delle motivazioni che li hanno imposti e della situazione radioecologica che evocano, non sfiora, se non il cinismo, una sorta di disinteresse culturale ed etico nei confronti del consumatore? Se oggi - con noncuranza - vengono citati 1250 Bq/kg, trincerandosi dietro all’altalena normativa, quali altri valori potranno essere accettati in futuro per la “tutela del consumatore”?

3) EFFETTO CUMULATIVO. Il concetto di norma vale per ogni singolo alimento. I limiti annuali ammissibili per norma andrebbero moltiplicati per i singoli alimenti assunti (ognuno portatore della propria norma). Inoltre il riscontro del Cesio 137 negli alimenti, pur nei limiti di norma, non è indicatore del cumulo radioattivo totale di un singolo alimento. Infatti, assunto che il Cesio 137 evochi un fallout convenzionale, ciò significa che esso si porta appresso altri radionuclidi, ognuno di essi con il proprio carico e peso di radiocontaminazione. Radionuclidi che andrebbero indagati.

4) PRECAUZIONALITA’. I limiti ammissibili compresi nelle norme non tengono conto dell’effetto delle basse dosi di radiazione che svolgono un’azione costante e cronica all’interno dell’organismo umano aggredendo gruppi istologici limitati, in grado di generare – a loro volta - alterazioni e aberrazioni cellulari. Conosciamo (e Chernobyl ce lo insegna) la grande pericolosità della presenza dei radionuclidi nella catena alimentare (non per niente hanno valore ed effetto, in ambito alimentare, i programmi di risanamento dei cosiddetti “bambini di Chernobyl” all’estero o in loco condotti da alcune importanti associazioni ambientaliste). Indagare sull’ effetto delle base dosi di radiazione è difficile, per cui diventa importante non tanto il concetto di norma, bensì quello di precauzionalità. E’ risaputo, per quanto riguarda il Cesio 137, che fra tutte le conseguenze che esso può indurre, è di primaria importanza l’effetto causato sulle fibre cardiache (vedi “la miocardiopatia da incorporazione di Cesio 137”, scoperta dal professore Bandazhevsky e ormai scientificamente riconosciuta).

5) ETICHETTA. Alla luce del fallout generale a cui è stato sottoposto il nostro pianeta e dei vari fallout (noti o secretati) a cui è costantemente sottoposto, sarebbe opportuno che l’etichetta di un prodotto alimentare indicasse l’assenza (fatta coincidere con un limite universale di rivelabilità, in quanto il livello zero non esiste)  o la presenza di contaminanti radioattivi e, in caso affermativo – assumendo come limite precauzionale 10 Bq/Kg e fatto salvo il limite di rivelabilità –  che riportasse, in caso di superamento di questo limite e fino al limite massimo previsto per norma, sia i dati qualitativi che quantitativi dei radionuclidi presenti: non solo per soddisfare il requisito di trasparenza e della corretta informazione verso il consumatore, ma per permetterne una scelta consapevole, alla luce dell’effetto e del calcolo del cumulo fra i vari alimenti che compongono la dieta individuale.

6) CONTROLLI. E’ opportuno che i controlli sui livelli di contaminazione radioattiva (zone di provenienza e prodotti finiti) siano sottoposti anche a controlli a campione e randomizzati da parte di istituti terzi indipendenti. Ed è soprattutto importante, per quanto riguarda il Cesio, l’analisi del rateo fra Cesio 137 e Cesio 134, sulla base del quale si può confermare la provenienza dal fallout di Chernobyl o escluderla, indirizzandola – in questa seconda ipotesi -verso la ricerca di altri fallout radioattivi (nel caso specifico dei campioni incriminati:  Kozlodoui? Fukushima? O altra fonte?)

Sulla base dei concetti espressi, si pone la necessità di una correzione di rotta sul biologico e per la tutela della salute del consumatore. E’ una sfida difficile e che richiede tempo. Il primo passo è la consapevolezza di questo nuovo modo di interpretare e sostenere la filiera alimentare. Sono certo che la Rigoni di Asiago sarà sensibile a questa nuova sfida, proprio in virtù dell’apprezzabile “codice etico” assunto e che è ispirato, testualmente, alle “regole dell’integrità morale in ogni settore di attività e in ogni circostanza”.  L’evento giapponese è un “incidente di percorso” e come tale va trattato ponendovi, da una parte, rimedio, e, dall’altra, rinforzando le regole dell’integrità morale per la circostanza e il settore in questione.

Può essere un’opportunità ed è importante saperla cogliere. E la Rigoni di Asiago, a differenza di  altre aziende, ha tutte le capacità e il management filosofico/imprenditoriale/tecnologico per afferrarla e indirizzarla al meglio. La sua attuale leadership nel settore del biologico non sarà compromessa, ma rafforzata dalla sua capacità di “assorbimento” dell’episodio e nel fare tesoro dei messaggi e delle indicazioni correlati.

Paradossalmente, nel nostro pianeta in cui le conseguenze dei fallout radioattivi sono molto diffuse e in cui inconsapevolmente ingurgitiamo radioattività non certificata – anche di più di quella rilevata nelle confezioni “giapponesi” – attraverso diversi alimenti (fra tutti: selvaggina, funghi, latte e altri frutti di sottobosco “a norma”), è – per certi aspetti – “rassicurante” che l’”incidente di percorso” sia accaduto alla Rigoni di Asiago (e non vogliamo entrare nel merito di “evocate” guerre commerciali fra il Giappone e altri stati, perché non è – per quanto possa essere anche parzialmente vero – nostro ambito di interesse e di indagine). Rassicura il fatto che la Rigoni di Asiago – in virtù delle capacità e delle caratteristiche che l’hanno resa leader – abbia gli strumenti idonei e la forza per gestire, riconvertire e annullare le criticità riscontrate.

E’ un’apertura di credito che ci sentiamo in dovere di fare nei confronti della Rigoni di Asiago, proprio perché non siamo animati da un acritico spirito di denuncia, ma sollecitati a superarlo per volgere l’attenzione alla soluzione del problema nell’interesse della salute di tutti i consumatori e per sollecitare nuove regole e strategie nel campo della radiocontaminazione nella catena alimentare: fattori per cui la Rigoni di Asiago può essere all’avanguardia e – insieme a noi - farsene portavoce.

Per tali ragioni, contattati dalla ditta, abbiamo offerto la nostra disponibilità per confrontarci in merito.

Il primo salto di qualità che richiediamo alla Rigoni di Asiago, proprio consci del rigore che ha sempre dedicato e che dedica al rispetto delle normative vigenti (verso le quali nulla può esserle imputato) è la consapevolezza che l’etica e la correttezza verso il consumatore e la tutela della sua salute superino la fredda e burocratica definizione di norma in campo alimentare.

Questa consapevolezza richiederà sicuramente, in tutti i sensi, uno sforzo maggiore da parte della Rigoni di Asiago, ma sono sicuro che sarà premiata dalla scelta e dal consenso finale dei consumatori.

Sfida difficile, ma alla portata.

Noi, sulla base dei principi enunciati e di un protocollo che determini un percorso e una progettualità concreta di avanzamento, siamo pronti a contribuire, così come a rilanciare – inesorabilmente – la denuncia nel caso di non chiarezza, inganni o non volontà di confronto, fattori che ci convincerebbero della “malafede” in gioco.

Se interpellati sapremo essere comprensibili, pronti al dialogo, flessibili laddove occorra, ma attenti e rigorosi.

In questa lunga disamina, peraltro necessaria per non essere intrappolati nello schematismo e nelle regole della “fast comunication” che non fanno chiarezza e pongono le importante questioni sottese in secondo piano o totalmente marginalizzate o di insignificante valore, possono essere state riportate delle inesattezze o considerazioni non del tutto pertinenti, proprio  per  la complessità del problema e per tematiche ancora da indagare compiutamente, sia dal punto di visto culturale che legislativo.

Me ne scuso, soprattutto laddove le inesattezze riguardassero espressamente la Rigoni di Asiago, pronto anche a rettificare.

Però, eventuali incongruenze presenti nel comunicato, nulla tolgono al profondo valore e significato delle questioni sollevate e, soprattutto, ne rimane inalterata la validità.    

Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in Cammino  
www.mondoincammino.org

Dichiarazione dell’amministratore delegato ANDREA RIGONI
Asiago, 30 Ottobre 2013
 “ I NOSTRI MIRTILLI SONO SICURI NON SOLO PER NATURA MA ANCHE PER LEGGE”
Il tam tam mediatico di questi ultimi giorni ha creato un’allerta tra i consumatori: un lotto di Fiordifrutta Mirtilli Neri è stato bloccato in Giappone causa presenza radioattiva superiore alle norme vigenti in quel Paese.
Questi i fatti:
1) CAUSA DEL RITIRO
“Il ritiro del prodotto dal mercato non è dovuto a un’allerta di tipo sanitario ma a una sua irregolarità in riferimento alla normativa di legge giapponese, molto più restrittiva di quella di tutti gli altri Paesi del mondo (da 6 a 12 volte);
2) DICHIARAZIONI DELL’IMPORTATORE
Il nostro importatore e distributore in Giappone si è assunto la responsabilità dell’accaduto e soprattutto quella di non aver informato Rigoni di Asiago dei nuovi limiti richiesti dalla normativa giapponese. Limiti che, non essendone a conoscenza, non ha potuto osservare con il rigore che la contraddistingue;
3) FILIERA DI PRODOTTO
Rigoni di Asiago ha sempre dichiarato sia attraverso comunicati ufficiali sia attraverso il suo sito capillarmente aggiornato, l’origine della frutta che utilizza per produrre le confetture Fiordifrutta. In particolare, per i Mirtilli neri, biologici e controllati come tutta l’altra frutta, è da sempre stata indicata la sua provenienza dalla Bulgaria;
4) CONTROLLI
Materia prima: Rigoni di Asiago svolge regolarmente tutti gli anni un’attività di controllo della presenza di radioattività in tutte le zone di raccolta dei Mirtilli neri selvatici, anche se non prevista e non richiesta dalla legge. I controlli svolti sulla materia prima nel corso del 2012 (di cui è possibile prendere visione sul nostro sito web www.rigonidiasiago.it) sono stati fatti su tutte le aree di raccolta in Bulgaria e hanno dato un esito totalmente rassicurante in quanto la contaminazione radioattiva era praticamente assente;
Prodotto finito: a puro titolo informativo forniamo, sempre sul nostro sito web, l’esito dell’attività di controllo svolta su alcuni lotti di Fiordifrutta Mirtilli neri nel corso del 2013 e degli anni precedenti. Operazione svolta sia da Rigoni di Asiago sia dall’Autorità Sanitaria di Controllo. Dai risultati di questi controlli si riscontra che il prodotto non solo è a norma di legge ma è di poco superiore allo zero.
Sono sorpreso e dispiaciuto per una notizia che è stata presentata in Italia dai media in maniera distorta e allarmistica.“Noi di Rigoni di Asiago siamo sicuri di aver sempre operato nei confronti dei nostri amici consumatori in maniera trasparente e corretta, svolgendo con passione, cura e diligenza il nostro lavoro. I mirtilli neri selvatici che noi produciamo sono quanto di meglio si può trovare sul mercato per l’origine della materia prima, per la loro salubrità, per la sicurezza alimentare e, naturalmente, per la loro bontà. A nome della Rigoni di Asiago sono orgoglioso di comunicare a tutti voi che, così come faccio ogni mattina, da sempre, continuerò a fare colazione con Fiordifrutta Mirtilli neri, un piacere che spero vorrete continuare a condividere con me.

Andrea Rigoni
Amministratore Delegato
C.E.O


La Bulgaria, rientra nel novero di quelle poche repubbliche dei paesi europei dell'Est, che non hanno fornito indicazioni sufficienti per la mappatura del fallout di Chernobyl, Si può comunque intuire dal quadro di insieme.

PRIMO COMUNICATO STAMPA 26 ottobre 2013
LA CONTAMINAZIONE RADIOATTIVA NON HA CONFINI… E NEMMENO CONTROLLI!

* In calce al comunicato, leggere attentamente le precisazioni, le controdeduzioni di Mondo in Cammino dopo le dichiarazioni dell'azienda Rigoni di Asiago e la risposta della stessa ad un utente di Facebook.

Un’indagine autonoma condotta dal giornale giapponese Shukan Asahi (poi confermata dall’autorità sanitaria giapponese) ha verificato la presenza di contaminazione da Cesio 137 nella confettura di mirtilli “Fior di frutta” confezionata dall’azienda Rigoni di Asiago.
I mirtilli, riporta l’articolo, sono di provenienza bulgara e viene evocata l’incidenza del fallout di Chernobyl.
Questo riscontro pone degli inquietanti interrogativi sulla circolazione degli alimenti radioattivi nella Comunità Europea e, ancor di più, a livello intercontinentale.
Il paradosso è che mentre ci preoccupiamo della eventuale provenienza di pesce contaminato dall’Oceano Pacifico giapponese sulle nostre tavole, una contaminazione supplementare va invece ad aggravare la situazione radioecologica dei cittadini giapponesi nel campo della catena alimentare, direttamente sui loro deschi.
E’ necessario capire come la circolazione di alimenti contaminati possa avvenire così liberamente e come dalla raccolta al confezionamento non ci siano controlli o come questi, eventualmente, possano essere aggirati.
In secondo luogo, indipendentemente dai valori – qualora questi fossero ricompresi in quelli di norma radioattiva previsti dalla leggi della Comunità Europea o qualora la dose di confettura per contaminarsi fosse “elevata” sulla base delle norme comunitarie ed internazionali -  è doveroso ricordare che il Cesio 137 non esiste in natura, essendo un prodotto dell’attività umana.
Sempre di più, quindi, – oltre ai controlli e alla verifica del rispetto delle norme e delle procedure correlate al trattamento e alla circolazione degli alimenti – è doveroso, necessario ed impellente, nei casi di riscontro di contaminazione da Cesio 137, analizzare il rateo fra Cesio 137 e Cesio 134 per capire se la contaminazione alimentare è riferita a fallout pregressi, o più recenti, senza doverla sempre ricondurre superficialmente o frettolosamente a Chernobyl (che diventa la panacea per tutti i fallout)  o senza correre il rischio (voluto o no?) di potere inavvertitamente rilevare o rivelare fallout più recenti e/o riferiti ad altre cause (come, forse, potrebbe essere per i cinghiali radioattivi o per situazioni più gravi o silenziate come il fallout “ignorato” di Rovello Porro del 1989 VEDI

E’, inoltre, scientificamente risaputo, che il danno da contaminazione è correlato all’azione costante delle basse dosi di radiazione nel tempo e che, quindi, il problema non è fissare a livello comunitario e internazionale delle norme di soglia massima, ma porre delle norme e dei controlli che assicurino una verifica altrettanto costante e puntuale dello stato radioecologico degli alimenti circolanti, ponendo soprattutto particolare attenzione alla selvaggina, ai funghi, ai frutti di bosco, ai prodotti caseari e della pesca correlandoli ad una attenzione ancor più rigorosa dei luoghi di provenienza, sulla base delle mappe delle ricadute globali o a macchia di leopardo, dei fallout di cui si ha certezza, come quello di Chernobyl o altri (Three Mile Islands, Sellafield, Cheliabynsk, Vandellos, Tricastin, Fukushima, ecc.).
Ne va della salute di tutti i cittadini, a livello mondiale.
Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in Cammino


DALL’ARTICOLO DEL SHUKAN ASHI
Fonte: clicca qui - dall’articolo originario

L'ombra lunga di Chernobyl: confettura di  mirtilli biologici importati dall'Italia trovati con 164 Bq/Kg di cesio137

Il settimanale giapponese Shukan Asahi ha eseguito un controllo autonomo su una crema di mirtilli importata e venduta a Tokyo ed allertato le autorità sanitarie, che in un primo momento si sino dimostrate riluttanti nell’agire


 
Ecco i punti principali dell’articolo pubblicato il 23/10/2013 dal Shukan Asahi

Confettura biologica di mirtillo “Fior di Frutta" importata dall'Italia

- Luogo di origine: Bulgaria

- 164Bq/kg di cesio-137 nel test commissionato dal Shukan Asahi

- 140Bq/kg di cesio-137 nel test delle autorità sanitarie comunali (Tokyo)

- Il distretto Shibuya-ku di Tokyo ha ordinato il 18 ottobre all’importatore MIE PROJECT di revocare l’ordine di 5.184 barattoli di confettura di mirtillo con scadenza anteriore al 17 ottobre 2015.

- Il Ministero della salute e del welfare in un primo momento non ha preso provvedimenti in quanto i test privati non sono considerati "ufficiali" come quelli governativi

- I centri di igiene pubblica interessati non hanno ritenuto opportuno attivarsi solo per "un articolo apparso su una rivista".

- Meno del 10 per cento degli alimenti importati è testato: è quindi possibile che la gente mangi alimenti contaminati senza esserne a conoscenza.



ALCUNE PRECISAZIONI SUL COMUNICATO STAMPA RIGUARDANTE I MIRTILLI CONTAMINATI

Il comunicato stampa non vuole assolutamente creare un allarmismo incontrollato o acritico, né tantomeno entra nel merito di eventuali o presunte responsabilità della ditta citata (la stessa potrebbe essere stata ingannata!), né sottintendere che in Italia circoli lo stesso tipo di confettura confezionata per l’esportazione e, nel caso specifico, per il Giappone (la filiera di produzione, confezionamento e distribuzione può essere diversificata e bisogna sapere leggere bene l’etichetta del prodotto, sapere interpretare il codice a barre o, se non possibile, richiedere i dati direttamente alla ditta stessa). Ma partendo dalla notizia riportata dal Shukan Ashi e riportata per dovere di cronaca in maniera corretta e senza alterazioni,  preme porre l’attenzione sui seguenti punti:
- La necessità di prevedere a livello preventivo e legislativo una modifica o integrazione di quanto finora previsto e/o esercitato nel campo della normativa sulla radiocontaminazione alimentare, in quanto non è garanzia per la salute dei cittadini  il riscontro di livelli di radioattività “di norma” nei vari singoli alimenti eventualmente controllati, perché questo dato “singolo” non può tenere conto dell’effetto cumulativo e “oltre soglia” causato da eventuali altri prodotti alimentari “contaminati” rientranti in un qualsiasi regime alimentare e, soprattutto, non può parametrare - negli indici di soglia massima assunti dalle varie legislazioni - l’effetto cronico delle basse dosi di radiazioni ingurgitate nel tempo
- Il rafforzamento della rete di controllo radioecologica a livello internazionale prevedendo – sia a livello qualitativo che quantitativo - norme standardizzate e univoche e prevedendone la divulgazione su bollettini di pubblico dominio e aggiornati in tempo reale,
- La necessità, in caso di riscontro di contaminazione radioattiva in un alimento (e, nel caso specifico, di Cesio 137) di prevedere obbligatoriamente l’esecuzione - e di provvedere alla divulgazione pubblica - delle analisi del  rateo fra Cesio 137 e Cesio 134 per risalire più correttamente al periodo di fallout e all’eventuale fonte senza affidarsi a generiche responsabilità di fallout decolpevolizzanti (come quello di Chernobyl) e, soprattutto, senza possibilità di assumere o mettere, almeno, in atto misure di prevenzione terziaria
- L’obbligo di registrare sull’etichetta del prodotto alimentare il riscontro quantitativo dei livelli di contaminazione radioattiva presente e dei radionuclidi implicati, anche qualora rientranti nei limiti normativi presenti nelle varie legislazioni nazionali, comunitarie o internazionali, in maniera tale da facilitare e indirizzare la consapevolezza della scelta alimentare da parte del cittadino consumatore.

Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino

ore 12,00 del 27/10/13
LE DICHIARAZIONI DELL'AZIENDA E LE CONTRODEDUZIONI DI MONDO IN CAMMINO
“SIETE CONTAMINATI, MA A NORMA!”.

Ecco le risposte della ditta Rigoni di Asiago sulla vicenda dei mirtilli contaminati e le controdeduzioni di Mondo in cammino
Interpellata sull’argomento dal Sole-24 Ore, l'azienda vicentina ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

1) "I mirtilli neri biologici da noi utilizzati sono frutti selvatici di montagna"
2) " La Rigoni di Asiago svolge costantemente una attività di controllo della qualità su tutta la materia prima utilizzata, compresi i mirtilli neri"
3) "Tutti i nostri prodotti, compreso Fiordifrutta mirtilli neri, vengono costantemente sottoposti a una attività di vigilanza da parte delle Autorità sanitarie italiane e nel corso di questi controlli non si sono mai verificate non conformità nel prodotto messo in commercio"
4) Abbiamo effettuato ulteriori analisi su vari lotti di Fiordifrutta ai mirtilli neri e sono stati riscontrati valori ben al di sotto di 100 Bq/kg, ovvero valori di 5,8 e 7,9 Bq/kg" 5) "A seguito dell'incidente di Fukushima il governo giapponese ha modificato i limiti ammessi per il contenuto di cesio negli alimenti in modo ancora più cautelativo: se ora in Giappone il limite per i prodotti come il nostro è di 100 Bq/kg contro il precedente 500 Bq/kg, nell'Unione Europea questo limite è ben superiore, ossia di 1250 Bq/kg, mentre negli Stati Uniti è di 1200".
 
LE CONTRODEDUZIONI DI MONDO IN CAMMINO

1) Se i frutti utilizzati sono “biologici” e sono stati raccolti in montagna (e quindi non provenienti dalla Bulgaria) c’è parecchio da preoccuparsi. La Rigoni dovrebbe spiegare cosa intende per biologico e dovrebbe dirci da dove esattamente provengono i mirtilli neri, perché altrimenti non sapremmo cosa pensare , per esempio, del formaggio Asiago prodotto nell’altipiano in cui risiede la ditta.

2) La Rigoni non specifica quale attività costante di controllo della qualità svolge. Forse olfattiva e visiva? Ma la radioattività non si vede, non si sente e non ha colore.

3) Il fatto che non siano state rilevate non conformità nei prodotti posti in commercio non esclude assolutamente la loro non contaminazione.

4) Se la Rigoni, sollecitata dalla vicenda, ha effettivamente riscontrato contaminazione (inferiore secondo i loro campioni ai valori dei campioni giapponesi), dovrebbe spiegare ancora di più cosa intende per controlli di qualità, perché implicitamente pare confermare che i controlli non erano stati eseguiti e , in pratica, pare contraddire quanto afferma sul proprio sito web a proposito della  confettura Fiordifrutta definendola prodotto costituito da frutta biologica rigorosamente selezionata e, inoltre, dovrebbe spiegarci cosa sottintende il proprio slogan aziendale: “Nel cuore della natura”.

5) Non è indice di serietà ambientale e qualitativa (qualità di cui si fregia la Rigoni) giustificarsi con i diversi livelli di contaminazione consentiti dalle rispettive legislazioni (Giappone e Comunità Europea). I valori cautelativi del Giappone confermano la preoccupazione per l’effetto accumulo causato dal fallout di Fukushima e,  implicitamente,  ne ribadisce la gravità. L’assolversi con il beneplacito  della legislazione europea non è espressione di serietà per una azienda che fa del rispetto della natura la propria bandiera e che alla sezione “Selezione e tracciabilità”  cita letteralmente, a proposito della confettura Fiodifrutta: “in quanto prodotti biologici, i controlli riguardano anche i residui di pesticidi, fitofarmaci, fertilizzanti, ecc”. Quel sospeso (“eccetera”) pone inquietanti interrogativi e conferma, in ogni caso – piccola o grande che sia la presenza di contaminanti isotopici – l’assoluta mancanza di rintracciabilità nella confezione.

6) Alla luce di tutte queste argomentazioni, Mondo in cammino ribadisce la necessità di normative che preservino dall’effetto  cumulativo della radioattività interna e dall’azione patogena della basse dosi di radiazione assorbite, unitamente alla necessità di rendere obbligatorio – durante i controlli - l’analisi del rateo Cesio 137 e Cesio 134 e alla descrizione qualitativa e quantitativa in etichetta di ogni contaminante, compresi gli isotopi radioattivi.

7) Stona, infine, il messaggio a toni convincenti della ditta (“Tutto il processo produttivo viene vidimato dalla tracciabilità e dalla rintracciabilità”), ma ancora di più la mission aziendale: “La Rigoni di Asiago lavora nella natura e con la natura” (e il Cesio non esiste “in natura”). “Scegliere il biologico, di produrlo come di mangiarlo, significa, di fatto, conservare nel tempo le risorse della natura. Significa pensare a noi stessi e al futuro delle nostre generazioni. La Rigoni di Asiago questa scelta l'ha fatta molti anni fa”.. Il messaggio per tutti noi e per le prossime generazioni pare essere: “State tranquilli, ci pensiamo noi: siete contaminati, ma a norma!”

Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino
ore 17,00 del 27/10/13

LA RISPOSTA DELLA DITTA RIGONI AD UN UTENTE FACEBOOK
(28/10/13)

I mirtilli neri da noi utilizzati sono mirtilli neri selvatici biologici, raccolti in varie zone di montagne in Bulgaria.
Tutta la materia prima che utilizziamo per la produzione delle nostre confetture viene sottoposta a continue analisi e verifiche sia dal nostro laboratorio interno, sia da laboratori esterni.
Inoltre, tutti i nostri prodotti, compreso chiaramente Fiordifrutta Mirtilli neri, vengono costantemente sottoposti ad un’attività di vigilanza da parte delle Autorità Sanitarie Italiane. Nel corso di questi controlli non sono mai emerse non conformità.
Desideriamo comunque precisare che recentemente, a seguito dell’incidente di Fukushima, per evitare un accumulo di esposizione a sostanze radioattive della popolazione, il governo Giapponese ha modificato i limiti ammessi per il contenuto in Cesio negli alimenti, fissandoli a 100 BQ/Kg. Sono limiti molto cautelativi tenendo conto della situazione in Giappone e del fatto che tutti gli alimenti possono avere un certo livello di contaminazione. Infatti, il limite di contenuto di cesio così basso esiste solo in Giappone in quanto i Regolamenti della Comunità Europea, degli USA e il codex alimentare fissano il limite per il cesio a circa 1.000 Bq/kg.
Al fine di tutelare i nostri consumatori, abbiamo comunque deciso di effettuare ulteriori analisi su vari lotti di FiordiFrutta mirtilli neri e in tutti i casi sono stati riscontrati valori ben al di sotto di 100 Bq/Kg: troviamo valori di 5.8 Bq/kg, 7.9 Bq/Kg, > LQ, dove LQ significa limite di quantificazione pari a 5 Bq/kg. Solo il lotto verificato dalle autorità Giapponesi presenta un valore di 140 Bq/kg, che quindi, per quanto spiegato sopra, risulta conforme alla legislazione europea attualmente in vigore.
Chiaramente siamo molto dispiaciuti per quanto accaduto in Giappone e sarà nostra cura continuare ad effettuare regolarmente analisi per tenere sotto controllo tutti i nostri prodotti e rispondere alle esigenze del mercato giapponese.

A disposizione per ulteriori approfondimenti, Le porgiamo cordiali saluti.

Servizio Consumatori
RIGONI DI ASIAGO S.R.L.

COMMENTO DI MONDO IN CAMMINO

Si ribadiscono le controdeduzioni riportate precedentemente, aggiungendo questo semplice commento:
- il discorso che la ditta porta avanti è puramente commerciale senza nessuna relazione con la tanto decantata etica. L'affermazione: "Chiaramente siamo molto dispiaciuti per quanto accaduto in Giappone e sarà nostra cura continuare ad effettuare regolarmente analisi per tenere sotto controllo tutti i nostri prodotti e rispondere alle esigenze del mercato giapponese" pare andare in questa direzione. Perchè rispondere alle sigenze del mercato giapponese consegnando loro confettura con meno contaminazione rispetto alla contaminzaione che "per norma" potrebbe circolare nelle confetture italiane? Non è un po' paradossale e, forse, un po' cinico?
« Ultima modifica: 20 Set 14, 10:07:27 am da Administrator »