Caucaso russo: cambiarne la geografia per cambiarne la storiadi Mauro De Bonis da
http://temi.repubblica.it/limes/RUBRICA LE RUSSIE DI PUTIN (E MEDVEDEV). Il Cremlino raggruppa in un nuovo soggetto federale le più turbolente repubbliche caucasiche. Obiettivo: vincere terrorismo e indipendentismo con le armi dello sviluppo sociale ed economico.
Il 19 gennaio scorso il presidente russo Dmitrij Medevedev ha ridisegnato i confini interni alla Federazione Russa. Un tratto di penna è bastato per creare un nuovo distretto federale, quello del Caucaso del nord, con capitale Pjatigorsk.
Dieci anni fa, l’ex capo del Cremlino e oggi primo ministro Putin aveva diviso l’”impero” in sette nuove entità macroregionali con lo scopo di facilitarne il controllo da parte delle autorità centrali. Una mossa dovuta, da parte di Mosca, dopo la “troppa” autonomia concessa alle periferie negli anni Novanta.
Oggi, la scelta del giovane leader russo viene salutata, da molti analisti russi e non, come un inedito ed atteso cambio di pagina per risolvere uno dei grattacapi federali che lo stesso Medvedev ha bollato come “il maggior problema politico interno alla Federazione”.
Il nuovo soggetto geopolitico comprenderà, anzi comprende, le più turbolente repubbliche caucasiche (e musulmane) di Cecenia, Daghestan ed Inguscezia, l’Ossezia del nord, il più tranquillo territorio di Stravopol’, oltre alla Cabardino-Balkaria e alla Karachaevo-Cherkesija (Karačaevo-Čerkesija).

Nasce così l'ottavo distretto federale. Il più piccolo di tutti, ma il più carico di tensioni, dovute alle violente esibizioni indipendentiste di gruppi islamisti e alla risposta armata delle forze di sicurezza federali spedite a controllare la regione. Violenze che negli ultimi due anni hanno registrato un forte incremento, con attentati a ripetizione contro funzionari e centri del potere federale.
A questo stato di cose, Medvedev cerca di mettere un freno. Ma non vuole utilizzare più soltanto il pugno forte ed armato contro le turbolenze caucasiche. Vuole invece usare la carota dello sviluppo e del benessere. “Dobbiamo realizzare molto, soprattutto in progetti economici e sociali” ha spiegato in tv il capo del Cremlino, “perché è di questo che si ha estremamente bisogno nel Caucaso settentrionale.”
Per portare a termine questo ambizioso progetto, il presidente russo ha chiamato Aleksander Khloponin, affermato uomo d'affari e politico di spessore, già vincente governatore di Krasnojarsk. Un candidato che nessun esperto russo aveva previsto, insignito da Medvedev della carica di rappresentante del presidente e del rango di vice primo ministro. Carica questa che gli permetterà di dare ordini a qualsiasi rappresentate di qualsiasi ufficio governativo presente nel Caucaso del Nord.
A lui il compito di tirare fuori dal caos e dalla povertà quelle popolazioni, utilizzando poco bastone e molte carote. A Khloponin l'ardua impresa di abbassare, ad esempio, le percentuali di disoccupazione, che nelle sole repubbliche di Cecenia e Inguscezia sono state calcolate in novembre rispettivamente del 53,1 e 30,7%.
Il neo governatore dovrà ricostruire un tessuto sociale ed imprenditoriale controllati da clan diversi ed agguerriti. Dovrà scendere a patti con i loro capi e con uomini di potere, come il presidente ceceno Kadyrov, legato a doppio filo con il primo ministro russo.
Se riuscirà nell'impresa, e lui è sicuro di farcela, l'intera Federazione Russa ne trarrà vantaggio e Medvedev segnerà un punto importantissimo a suo favore, in previsione della battaglia elettorale per le prossime presidenziali, che quasi sicuramente dovrà combattere con il sempiterno Putin.