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Autore Discussione: 30/12/13 CAUCASO DEL NORD: LA GUERRA INFINITA  (Letto 745 volte)
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« inserito:: 30 Dic 13, 10:01:09 »

CAUCASO DEL NORD: LA GUERRA  INFINITA
di Massimo Bonfatti



Gli ultimi attentati terroristici a Volgograd, pongono di nuovo in primo piano la questione del Caucaso del Nord, con rimandi molto forti alla Cecenia. Al di là delle analisi politiche, bisogna ribadire con determinazione  che non esiste  giustificazione nei confronti di chi colpisce la popolazione civile inerme: gli attentati sono atti vili e in quanto tali, qualsiasi sia la matrice, vanno condannati senza mezze misure.

La condanna non deve, però, impedire di ricercarne le cause o, almeno,  il contesto in cui sono avvenuti per capire se sono state messe in atto le condizioni per prevenirli o per non creare attorno ad essi un clima favorente – a priori o a posteriori - le politiche di immagine delle parti contrapposte.

Sicuramente gli attentati creano turbamento e difficoltà in vista delle olimpiadi di Sochi: a nulla è servita la politica di sterilizzazione compiuta da Putin negli ultimi due anni e cha ha portato all’uccisione di diversi guerriglieri nel Caucaso del Nord o alla sparizione di presunti fiancheggiatori; per di più - grazie a politiche antidemocratiche e intimidatorie di presidenti, come il ceceno Khadirov – si è assistito all’esilio di molti difensori dei diritti umani, perdendo in tale modo un importante cuscinetto legale per l’ammortizzazione dei conflitti e per la ricerca di soluzioni all’interno di un sistema, seppur fallibile, in ogni caso “istituzionale”.

Sicuramente gli attentati serviranno ad alzare i toni del conflitto, giustificando – nella conta dei cadaveri – l’inasprimento dell’intervento federale con ulteriori limitazioni delle libertà individuali e riappropriandosi delle regole di ingaggio – fortemente volute dai militari – di una inevitabile riaffermazione della ripresa dello “status” delle azioni controterroristiche;  dall’altra parte, Dokhu Umarov si può compiacere dell’effetto di immagine ottenuto dagli attentati, che allargano e potenziano la fascia di consenso presso i fondamentalisti  islamici (parte invisa alla maggioranza della popolazione locale).

La stragrande maggioranza della popolazione nel Caucaso del Nord è stanca di guerre, di attentati e vuole vivere in tranquillità. Ma le politiche istituzionali di “integrazione” sono fallite perché si sono limitate ad un’operazione semplicemente di facciata, dirottando ingenti capitali del bilancio federale in operazioni di abbellimento esteriore, ma lasciando intatta la situazione di disagio sociale. Per quanto riguarda la Cecenia, la disoccupazione è da anni oltre il 50% (con punte fino al 70%); si assiste alla diaspora quotidiana di decine di famiglie che emigrano verso altre regioni  della Federazione russa in cerca di lavoro; la corruzione è a livelli altissimi. Negli ultimi anni le possibilità di tutela dei diritti umani si sono di molto affievolite attraverso l’espulsione della maggioranza delle organizzazioni e associazioni estere e attraverso la legislazione sulle ONG voluta da Putin, per la quale chi prende fondi da soggetti stranieri è individuato (e viene registrato) come “agente straniero”.

Un background, quindi, senza aspettative e su cui, inevitabilmente e purtroppo, sono attecchite ancora di più le sirene del fondamentalismo islamico, soprattutto nei giovani, i quali - senza lavoro e con un sentimento antirusso  rinfocolato dalla quotidiana situazione di disagio e dai costanti soprusi nei confronti delle libertà individuali –vi  trovano quel terreno fertile che li spinge a salire sulle montagne (seppure le statistiche ufficiali fanno finta di ignorarli).

La miopia politica federale che ha puntato soprattutto su uno stato forte, senza aperture a – seppure timidi - processi democratici e senza investimenti sul piano sociale in grado di produrre occupazione e stabilità socio economica, sono stati gli inevitabili assist alla politica del terrore degli sciagurati locali signori della guerra e all’affermazione di un fondamentalismo che – seppur limitato nei numeri - fugge ad ogni tipo di negoziazione e giustifica se stesso alimentandosi di attentati terroristici.

Di contro, se la risposta istituzionale sarà solo quella di rispondere con la forza alla forza (che, peraltro, in questa fase é giustificata dall’inevitabile richiesta di sicurezza da parte della popolazione civile), potemmo anche assistere ad un parziale e momentaneo ristabilimento di una parvenza di tranquillità e allo svolgimento di olimpiadi blindate che restituiscano quella riconquista di immagine che gli attentati hanno cercato (e cercheranno ancora?) di  indebolire.

In pratica, però, il rischio è quello di assistere ad un deterioramento della situazione nel Caucaso del Nord, alla ripresa – con più vigore - della sparizione delle persone, ad una crescente ondata di razzismo nei confronti dei “culi neri” e di tutti i caucasici, ad una crescente militarizzazione di tutte le regioni caucasiche e ad un “inevitabile” stato di polizia che non solo si opponga a presunte o reali spinte indipendentistiche ma che vigili sugli importanti confini geostrategici con la Georgia, ad una nuova sterilizzazione del dissenso  e a una conflittualità che, sottotraccia,  - di tanto in tanto e con fiammate violente di rivolta-  renderanno sempre più conflittuale la situazione, con buona pace della popolazione civile che fa fatica ad immaginare un futuro di pace, o almeno di stabilità, fra tutti questi signori della guerra, istituzionali e non.


« Ultima modifica: 30 Dic 13, 13:40:11 da Administrator » Registrato
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