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Redazione / LA RICHIESTA DI UNA MADRE: UN CASO EMBLEMATICO
« Ultimo post da massimo il 15 Gen 18, 17:07:34 pm »
UN CASO EMBLEMATICO



Nell’ultima missione in Ucraina il dottor Bandazhevsky mi ha consegnato una lettera. E’ la lettera di una dottoressa dell’ospedale di Ivankov, indirizzata al proprio Direttore Sanitario per chiedere aiuto per le cure della propria figlia.

Si tratta di una madre che umilia la propria dignità umana per chiedere aiuto economico al proprio “capo”, dopo avere già sofferto precedentemente per la morte in giovane età del marito a causa delle complicanze di un grave diabete.

Anche il marito era medico nello stesso ospedale di Ivankov: pensare che un medico sia morto giovane per una patologia che – paradossalmente - lui stesso curava negli altri, mi ha fatto venire in mente una mail ricevuta due giorni fa da un ingegnere che, con supponenza, mi ha scritto, a proposito di Chernobyl: “Francamente trovo che generare ansie sia criminale, specialmente quando si usa l' ignoranza delle persone”. Oltre che essermi preso del “criminale”, scopro che chi mi segue è “ignorante”. Chi sta dietro un tavolino e non frequenta le popolazioni che vivono ancora oggi sotto l’influenza del fallout di Chernobyl, non ha certo incontrato casi simili che sono, purtroppo, all’ordine del giorno e peri quali – come nel caso del diabete – è provata la correlazione con il fallout, così come hanno dimostrato diverse ricerche di medici russi, ucraini e bielorussi che, però, l’AIEA non si è fatta scrupoli  di censurare anni fa, impedendone la divulgazione.

Trovo, invece, da parte mia, che sia criminale ignorare casi come questo, ed altri ancora, sposando non la politica di un’altra disinformazione, bensì quella più delittuosa della minimizzazione o negazione del danno nucleare.

La figlia, per cui la madre chiede aiuto, è affetta da una malattia genetica a cui si stanno aggiungendo altre complicanze. La malattia genetica è la sindrome di Marfan, ovvero un complesso disordine ereditario a carico del tessuto connettivo, che colpisce principalmente occhi, sistema cardiovascolare e sistema muscolo scheletrico. Tuttavia, considerando che ogni organo è costituito da tessuto connettivo, la sindrome di Marfan può idealmente distruggere ed interferire pesantemente con crescita e funzione di ogni sede anatomica.

Non mi pare di usare l’ignoranza delle persone se affermo che non è un caso che tale patologia si sia sviluppata in queste regioni, come non è un caso che le ricerche del prof. Bandazhevsky abbiano finalmente dimostrato – senza possibilità di errori o supposizioni minimaliste – la trasmissione genetica del danno nucleare nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl.

Oltre le luci e la modernità “europea”di Kiev, c’è un’Ucraina periferica, in cui resta forte il retaggio postsovietico sia nei manufatti che nella cultura; c’è un’ Ucraina che fa fatica ad andare avanti con stipendi da fame; c’è un’Ucraina che non può permettersi di curare i propri figli; c’è, insomma , un’Ucraina abbandonata a se stessa. Questa è l’Ucraina che si trova nei territori contaminati di Chernobyl: un’Ucraina in cui la radioattività si associa alla miseria, sua malvagia compagna e assieme scavano derive sociali in cui scivola e si annulla la speranza del futuro.

Ecco la lettera di Liudmila F.

Io, Liudmyla F., abitante in Ivankov, mi rivolgo a Lei con una richiesta di aiuto per le cure mediche di mia figlia Darja, nata il 10 marzo 2004, di cui sono l'unico genitore (il padre è morto nel 2005 in seguito a un'insufficienza renale legate al diabete di tipo 1 di cui soffriva). Darja ha un'invalidità dalla nascita (una malformazione congenita dell'apparato digerente).
Nel dicembre del 2017 le condizioni di mia figlia sono notevolmente peggiorati. Dopo ulteriori esami si è giunti a una nuova diagnosi: sindrome di Marfan, displasia dell'anca, coxartrosi bilaterale di 1-2 livello, molto dolorosa.
La bambina ha bisogno di ricevere cure mediche presso l'Istituto di traumatologia e ortopedia dell'Accademia ucraina di scienze mediche: necessita di un'osteotomia di entrambi i femori e di una protesi metallica. In seguito necessiterà di una prolungata riabilitazione e di una seconda operazione per la rimozione degli impianti di osteosintesi metallici.
L'operazione è gratuita, ma bisogna acquistare tutti i materiali necessari, che costano circa 3000$. La riabilitazione e la seconda operazione sono molto costose. Io lavoro all'Ospedale pediatrico centrale di Ivankov come oncologa a tempo pieno e oftalmologa part-time. Il reddito della nostra famiglia, ovvero il mio stipendio, ammonta a 4100 grivne al mese (144,8 $).
Non ho la possibilità di pagare autonomamente le cure di mia figlia. Vi chiedo di aiutarmi, così che mia figlia possa muoversi autonomamente e non restare legata a una sedia a rotelle.
Vi ringrazio!


Ogni contributo in merito, con causale “Daria”, farà parte del progetto “Vladik, uno e tutti”.

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Redazione / VERSO IL 2018
« Ultimo post da massimo il 29 Dic 17, 13:29:53 pm »
VERSO IL 2018



Il 2017 è stato un anno molto importante per Mondo in cammino. Dopo essere intervenuti con oltre 100.000 euro per i terremotati del Centro Italia (fra i vari interventi, abbiamo realizzato la cucina mobile per i moduli scolastici dei bambini di Valfornace), grazie al servizio de “Le Iene” del 21 novembre scorso, ha avuto una spinta decisiva il progetto per i pasti scolastici dei bambini di Radinka e per le cure del piccolo Vladik in Ucraina, nelle regioni maggiormente colpite dal fallout di Chernobyl che continua la propria azione negativa a più di 31 anni dall’incidente nucleare.
 
Dal 21 novembre a tutt’oggi sono già arrivati 80.000 euro e gli aiuti verranno portati direttamente con la missione di Mondo in cammino del 10 gennaio prossimo.
 
Abbiamo raggiunto una buona visibilità: questo è un dato positivo, ma anche pieno di insidie, di cui la prima è quella di rischiare di ammorbidire le parole d’ordine per cercare di raggiungere un pubblico più vasto, e, quindi, ottenere – anche in maniera acritica - più consensi possibili sotto tutti i punti di vista.
 
Per tale motivo diventa necessario ribadire le parole d’ordine di Mondo in cammino che vanno dalla scelta antinucleare senza se e senza ma, dalla necessità di coniugare ogni intervento solidaristico con i principi della giustizia e della tutela dei diritti umani fino alla scelta convinta della nonviolenza, pratica assai difficile, ma  - come diceva Aldo Capitini - “un ideale a cui tendere, un ideale assai impegnativo, una pratica da verificare giorno per giorno nei rapporti interpersonali come nelle grandi lotte necessarie”.

In questa frase di Aldo Capitini c’è il mio rituale augurio per il Nuovo Anno.
 
Solo nel mantenere inalterate le parole d’ordine si rispecchia la volontà di continuare passo dopo passo a perseguirle, di non fare sconti, di non tradirle o metterle, per opportunismo, in secondo piano.
 
Con e su queste convinzioni verranno attuate le due prossime missioni di gennaio in Ucraina e in Caucaso: la prima non solo per portare l’aiuto dei pasti puliti alla scuola di Radinka e alle altre della provincia contaminata di Polesie, ma anche per denunciare sempre più forte il danno del falloiut di Chernobyl - a oltre 31 anni di distanza - non solo per quelle zone, ma per l’intera umanità a partire, soprattutto, dall’Europa, in cui esso risulta ancora più aggravato da una seconda Chernobyl rappresentata dalla centrale a biomasse Ekotes di Ivankov che – con il complice silenzio della Comunità europea - brucia legna radioattiva e sprigiona nuovi fumi contaminati e distribuisce per tutta l’Ucraina cenere radioattiva utilizzata per la produzione agricola da cui derivano derrate alimentari che viaggiano liberamente nel Vecchio Continente; la seconda per dare il via al progetto di riconciliazione interetnica ed interreligiosa “La pace svetta” per cercare di costruire momenti di integrazione in un’area conflittuale che fa parte di quella stessa Europa che si è soliti definire “comune”.
 
Con le stesse convinzioni sono state anche scelte le campagne per il 2018: oltre alle due precedenti, si cercherà di continuare a tenere i contatti con l’Italia terremotata che ci ha visto protagonisti attivi, si cercheranno di costruire progetti di pace e solidarietà ad Aleppo, si cercherà di aiutare le famiglie che mendicano un pasto alle mense dei poveri denunciandone le storie drammatiche che si celano dietro, si continueranno il progetto del doposcuola di Dubovy Log in Bielorussia e la ricerca universitaria per l'avvio del progetto "Safe and clean food" sulla decontaminazione alimentare da radionuclidi. Con le stesse convinzioni continuerà anche la campagna per la democrazia dell’informazione “Dar voce alle voci” e verrà messo in atto ogni intervento che la contingenza richiederà o renderà necessario.
 
Per tutte queste ragioni, forse con la solita sfacciataggine, ma con estrema convinzione e senza falsi pudori, –chiedo, se possibile - per chi non lo avesse ancora fatto -  di sostenerci per il 2018, aderendo a Mondo in cammino. La quota di adesione annuale è di 20 euro e dà il diritto di ricevere al proprio indirizzo di posta elettronica - direttamente da Infinito edizioni – l’eBook “Giardino Atomico” della giornalista Emanuela Zuccalà.
(seguire a questo link le modalità e le indicazioni: CLICCA QUI )
 
I migliori auguri per un 2018 che sia in grado di soddisfare tutte le aspettative individuali e quelle per un mondo più solidale, giusto e pacificato!
 
Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino Onlus
www.mondoincammino.org


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Redazione / I REGALI DI NATALE SONO TUTTO L'ANNO
« Ultimo post da massimo il 17 Dic 17, 14:49:15 pm »
I REGALI DI NATALE SONO TUTTO L'ANNO



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Natale 2017

Ciao a te che leggi!

Eccoci alla vigilia di un nuovo Natale.
Ognuno si avvicina a questa festività con la propria sensibilità e il proprio credo. Personalmente - per tradizione, cultura ed educazione - il Natale mi richiama i valori universali e fondamentali della solidarietà, della giustizia e dell’accoglienza.

Per molti, poi, è la festa dei “regali”. Noi – come Mondo in cammino - non abbiamo aspettato il Natale per farli. Siamo intervenuti in molti ambiti (dalla Bielorussia, al Caucaso, all’Italia), ma principalmente a favore delle popolazioni terremotate del centro Italia e delle popolazioni residenti nei territori contaminati dal fallout di Chernobyl in Ucraina. Abbiamo raccolto tantissimi soldi e li abbiamo impegnati tutti in progetti: da Valfornace, a Cupi a Ivankov, sempre perseguendo una solidarietà concreta e diretta, passando subito dalla parole ai fatti. Per questo la parola d’ordine del prossimo anno è: “Fra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare”.

A gennaio ci recheremo in Ucraina per portare il frutto della raccolta fondi dopo il reportage de Le Iene, e alla fine dello stesso mese in Cecenia e nelle repubbliche limitrofe per dare inizio ad un progetto di riconciliazione interetnica ed interreligiosa; su un altro fronte hanno già preso avvio  i contatti con i francescani di Aleppo per recarci laggiù e provare a realizzare microprogetti nel campo o del microcredito o della solidarietà o della accoglienza interreligiosa; e poi, ancora in Italia, per occuparci delle famiglie bisognoseche accedono alle mense dei poveri e per i loro figli. Senza poi dimenticare la grande e faticosa campagna di informazione in campo nucleare e quelle per la tutela dei diritti umani e per la democrazia dell’informazione.

Se, quindi il Natale è il periodo, o meglio la continuazione, dei regali “giusti”, adesso ne aspetto uno da te: aderisci per il 2018 a Mondo in cammino entro o per Natale. E’ un regalo che non fai solo a me, ma anche a te stesso se credi che bisogna cercare di fare andare meglio questo mondo che ci ritroviamo fra le mani. Fallo per te e per tutti noi!

La tua adesione è molto importante e lo è per me, in primo luogo: è il vento in poppa della condivisione che mi spinge ad andare avanti; è la spinta della condivisione che mi rassicura e sconfigge la solitudine.

Coinvolgi, se riesci, qualcun altro. La tua adesione sarà “premiata”, dall’invio, a partire da metà gennaio, sul tuo indirizzo e mail, dell’e book “Giardino atomico” di Emanuela Zuccalà, da parte di Infinito Edizioni.

QUI tutte le modalità

Buon Natale!
Massimo Bonfatti


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Redazione / DENIS E I 700 EURO
« Ultimo post da massimo il 06 Dic 17, 19:21:16 pm »
DENIS E I 700 EURO



Nella faccia triste di Denis è scolpita l’impotenza di in futuro che già gli sfugge perché più veloce di quella crescita che Chernobyl ha imprigionato e preso in ostaggio nel suo corpo.

Denis ha 15 anni, ma una crescita evolutiva di un bambino di 8/9 anni, drammatica conseguenza di quella compromissione genetica che ha incominciato a manifestarsi sempre di più nella seconda generazione dei bambini di Chernobyl.

La porta che si chiude dietro Denis nel video “Il cibo che uccide i bambini di Chernobyl” sembra anticipare e rappresentare la chiusura delle aspettative per una crescita ed un futuro normali.

Denis ha bisogno di cure costanti, ma diventa sempre più difficile assicurargliele.
Anche il Ministero della Sanità ucraino, espressione di uno stato in default economico e che ha spostato e continua a spostare l’interesse dalle zone di Chernobyl a quelle del Donbass, non può che dichiarare la propria resa. Una resa che richiama maggiori  colpevolezze, a cominciare dalla Comunità Europea e che dovrebbe riguardare la consapevolezza e la coscienza di ogni suo cittadino.

Denis vive nella provincia di Ivankov che, oltre ad essere tuttora contaminata dai vari ri-fallout di Chernobyl, subisce anche quello di una seconda Chernobyl, rappresentata dall’impianto a biomasse EkoTES che quotidianamente  brucia legna radioattiva e distribuisce all’agricoltura le ceneri prodotte (un impianto che, paradossalmente, è stato finanziato proprio dalla Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione)

Denis sa che Chernobyl è responsabile del suo destino e, per di più, glielo testimoniano anche tutti quegli stranieri che lo incontrano, che gli danno una pacca sulle spalle e che non fanno in tempo ad asciugarsi le lacrime perché già in viaggio verso quella centrale che li fa sentire importanti come “turisti di Chernobyl”.

Non  sa, però, Denis che le cure gli saranno sospese a marzo del prossimo anno non per conclusione della terapia, ma per mancanza di soldi; non sa Denis che le sue cure costano 8.400 euro all’anno, 700 euro al mese; non sa Denis che i suoi genitori dovranno necessariamente accontentarsi della “verità” delle istituzioni e che dovranno trasformare quel poco di residua consapevolezza in pietà verso il proprio figlio e in rassegnazione, una costante a cui la povertà li ha da tempo abituati. 

I 700 euro al mese per Denis rappresentano la quota di dolore che va moltiplicata per i molti bambini di Chernobyl sparsi fra Ucraina, Bielorussia e Russia e in altre varie parti del mondo (non sono forse bambini di Chernobyl quelli che anche da noi, in tenera età, sono stati sottoposti al fallout di Chernobyl e hanno sviluppato patologie tiroidee?); nello specifico essi rappresentano, soprattutto, quella quota di dolore che accomuna tutti  i bambini delle province di Polesie e Ivankov che, a causa della sospensione del finanziamento delle mense scolastiche da parte dello stato ucraino, costringe - nel cuore dell’Europa -1900 bambini dai 5 ai 15 anni anche a 10 ore di digiuno forzato e che, se non si interverrà, trasformerà i danni genetici, ormai già presenti e manifesti in percentuali crescenti, in un futuro con le prospettive segnate, come quelle di Denis.



Assicurare l’accesso e il diritto al cibo è la fondamentale, necessaria e imprescindibile prevenzione per cercare di sconfiggere la circostante e avvolgente realtà di contaminazione, figlia del doppio fallout chernobyliano e inducente quegli stati di immunodepressione che sono l’anticamera verso peggiori stati di salute e verso quello strisciante e crescente genocidio locale di cui ogni cimitero, in zona, comincia ad esserne testimonianza (vedere per credere!)

Denis, come Vladik, è uno e tutti.

Denis come tutti gli altri, ha bisogno delle cure, ma soprattutto ha bisogno di non essere dimenticato. Denis ci indica un futuro che potrà interessarci se non sapremo porre fine alla follia nucleare.

Se riusciremo a ricordarci di Denis sicuramente troveremo la maniera di aiutarlo e con lui tutti gli altri: non dimentichiamo nessuno e continuiamo a sostenere con maggior vigore il progetto “Oltre Radinka” a loro dedicato, donando da subito, senza indugio e con fiducia! Già nella prima metà  di gennaio 2018 l’aiuto sarà portato direttamente e concretamente in loco e rafforzerà quello già donato a settembre: sarà fatto tutto quanto possibile per Vladik, per Denis e per tutti gli altri, assicurando l’acceso al cibo al maggior numero possibile dei 1900 bambini a cui non è garantito o è garantito  solo parzialmente.

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DONAZIONI PROGETTI CHERNOBYL/UCRAINA DOPO REPORTAGE DE "LE IENE" DEL 21/11/2017

Di seguito vengono riportate le donazioni ricevute dopo il reportage de "Le Iene": "Il cibo che uccide i bambini di Chernobyl", andato in onda alle ore 23,10 del 21/11/2017.
Sulla base delle necessità prese in considerazione dal reportage, le donazioni verranno SUDDIVISE in tre quote variabili e proporzionali: progetto "Oltre Radinka" (quota primaria), progetto "Vladik, uno e tutti" (quota secondaria), sostegno del Centro di Coordinamento e Analisi "Ecologia e salute" del prof. Bandazhevsky, impegnato nel follow up clinico assistenziale dei bambini inclusi nei due progetti (quota terziaria) .

AGGIORNAMENTO AL 20/01/2018 ORE 15,00 (aggiornamenti con cadenza massima bisettimanale).

NUMERO DI DONAZIONI: 1.758
IMPORTO TOTALE: 85.291,65 euro
COMMISSIONI: 1.500,66 EURO

Allegati in calce:

1) ELENCO DONAZIONI VIA PAYPAL: VEDI IL PDF RIPORTATO IN CALCE (doc.: donazioni PayPal)

2) ELENCO DONAZIONI VIA IBAN, VIA POSTA  E BOLLETTINI POSTALI, VIA POSTEPAY E VIA CASSA ECONOMALE (doc.: donazioni IBAN, poste, PostePay, cassa economale)


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IL "FARO" (in russo: Mayak) SI E' ACCESO IN EUROPA
Fonte: Kommersant.ru Traduzione per ProgettoHumus di Lorenzo Del Pace

Il "Faro" si è acceso in Europa
Attivisti per i diritti umani sospettano il complesso industriale di Chelyabinsk per la fuga radioattiva.



Attivisti per i diritti umani considerano come probabile fonte della contaminazione radioattiva che ha colpito diversi paesi dell’Europa, un incidente avvenuto in uno degli stabilimenti di “Mayak”(nella regione di Chelyabinsk). L’incidente – ritiene l’attivista di Ozersk, Nadezhda Kutepova, attualmente rifugiata politica in Francia – potrebbe essere avvenuto tra il 24 e il 25 settembre durante le “prove a caldo” di nuovi container riempiti di combustibile nucleare esausto. In precedenza le autorità tedesche avevano sostenuto che la fonte probabile della contaminazione fosse da ricercarsi negli Urali del sud, ma rappresentanti della agenzia “Rosatom” hanno smentito la notizia. Dal complesso “Mayak” inoltre si smentisce qualunque malfunzionamento degli impianti.

La probabile origine dell’isotopo Rutenio-106 (Ru-106), di cui si è registrato un aumento in Europa, può darsi sia lo stabilimento PT-1 per la rielaborazione del combustibile nucleare esausto del gruppo «Associazione Produttiva ‘Mayak’» (parte del conglomerato statale “Rosatom”, basato nel comprensorio – ad accesso vietato – di Ozersk nella regione di Chelyabinsk). La notizia è arrivata al periodico “Ъ” (editore del Kommersant, NdT) da parte dell’attivista per i diritti umani, e presidente del fondo per l’ecologia di Ozersk «Pianeta della Speranza», Nadezhda Kutepova, riparata in Francia lo scorso anno come attivista politica a causa delle persecuzioni subite in Russia per le sue attività in favore dell’ecologia.

Il 29 settembre, in Germania, Austria e Italia si è registrato un aumento del fondo dell’isotopo Rutenio-106, che si forma durante i test di armamenti nucleari, in caso di incidenti nucleari e nel corso della lavorazione del combustibile nucleare esausto. L’8 ottobre l’ente tedesco per la protezione dalle radiazioni e il ministero federale tedesco per la difesa dell’ambiente, natura, e sicurezza dei reattori nucleari hanno dichiarato congiuntamente che la probabile fonte del rutenio si trovi negli Urali del sud.  I rappresentanti tedeschi hanno escluso che la causa possa essere un incidente in una centrale nucleare.

Questa tesi è stata confutata da “Rosatom”, che ha sottolineato «come nei test in aerosol condotti tra il 25 settembre e il 7 ottobre sul territorio della Federazione Russa e negli Urali del sud non sia stata registrata traccia di Ru-106 – eccetto in un unico punto di misurazione a San Pietroburgo». Sempre secondo Rosatom, la quantità registrata a San Pietroburgo tra il 2 e il 6 Ottobre era «insignificante, pari a 115,5MicroBql/M3, minore di ben quattro ordini di grandezza dell’attività massima consentita dalle norme di sicurezza radioattiva». «In confronto – continua Rosatom – sulla base di dati confermati ricevuti dalla IAEA, in quello stesso periodo di tempo la concentrazione di Ru-106 in Romania toccava i 145.000 MicroBq/M3, in Italia i 54.300 MicroBq/M3, in Ucraina i 40.000 MicroBq/M3 e in Polonia i 9.300 MicroBq/M3».

L’attivista per i diritti umani basa le proprie supposizioni su una catena di eventi. Secondo una comunicazione dell’ufficio stampa di “Mayak”, il 19 settembre “un carico di combustibile irraggiato del VVER-1000 della centrale di Balakov (regione di Saratov) è stato per la prima volta caricato presso la centrale e trasportato a ‘Mayak’ via treno grazie all’uso di una innovativa attrezzatura tecnica». La foto del convoglio e dello scaricamento del container sono poi stati pubblicati dall’account «Noi da Mayak» sui social network. Il 22 settembre il combustibile nucleare all’interno del container è stato consegnato all’impianto radiochimico del complesso di Mayak, dove sono stati eseguiti le “prove a caldo” del nuovo equipaggiamento tecnico. E la mattina del 25 settembre l’amministrazione di Ozersk ha comunicato che il 25-26 settembre sarebbe stata effettuata una «verifica pianificata della sirena della città attraverso un solo breve fischio e con trasmissione voce su onde radio in collegamento con il complesso di Mayak.» (ripetuta ad esempio il 28 e 29 Ottobre, comunicata in anticipo il 24 Ottobre sul sito cittadino, con titolo "Niente Panico! Test pianificato dell' elettrosirena". (link), NdT). Nello stesso giorno, a Mayak, sono stati effettuati test del nuovo container contenente il combustibile nucleare esausto: il container è stato “caricato su un trasportatore ferroviario interno e consegnato all’unità 5 dell’impianto radiochimico».

«Se qualcosa è successo, deve essere stato o la sera del 24 o la mattina del 25», ipotizza Nadezhda Kutepova. In quei giorni a Mayak per la prima volta avevano ricevuto un nuovo modello di container e un nuovo tipo di combustibile nucleare, proprio in concomitanza con il “test pianificato della sirena”». «Interessante il fatto che nessuno dei funzionari abbia parlato di questi test, visto che in caso di successo avrebbero potuto vantarsene», considera la Kutepova.

Nella sala d’attesa di Mikhail Pokhlebaev,direttore generale di Mayak, hanno comunicato ai cronisti della “Ъ” che questi «per principio non commenta la situazione». L’assistente Sergey Egovor, vice del direttore generale per la sicurezza, ha avvertito che non ci sarebbe stata l'intervista. Il capo della comunicazione di Mayak, Nadezhda Zhidkova, ha inoltre spiegato a “Ъ”  che «Le imprese russe non possono essere considerate come fonti di rutenio, dato che qui da noi tutto è in ordine».

Gli abitanti di Ekaterinenburg si sono attivamente mobilitati per seguire le voci dei social media  sulla nuvola radioattiva in movimento verso nord dalla regione di Chelyabinsk apparentemente dopo un guasto a impianti di produzione bellica. Nella sede regionale del Servizio Federale per la Protezione dei Consumatori hanno comunicato che il livello di radiazione gamma nella regione non ha superato i limiti ammissibili del fondo radioattivo.

>>>NOTIZIA PRECEDENTE SULLA NUBE
10.11.17: ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE

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ALLARME FUNGHI RADIOATTIVI NELL'OSSOLA. L'ASL AVVERTE SUI PERICOLI


Esemplari di Xerocomus Badius, comunemente chiamato "castagnino"“

PREMESSA ALL’ARTICOLO RIPORTATO
La notizia era già uscita 2 mesi fa. Perché riparlarne a distanza di tempo, soprattutto se – come si dice – non ci sono pericoli per la salute?
Domanda: è sufficiente - attraverso il minimo dell’informazione dovuta ed evocata dalla nuova stagione di raccolta funghi (nella fattispecie il Rozites Caperata e lo Xerocomus Badius, comunemente chiamato "castagnino" o "castagnìt “) - abortire la coscienza scientifica e divulgativa asservendola ad una disinvolta minimizzazione del rischio? 

Nell’articolo, infatti, non viene mai messo in discussione il fatto che i funghi possano essere contaminati, pur non rilevandone il livello.
In maniera elusiva, invece (e in modalità farisaica, come tale lo è tutta la politica della lobby nucleare),  non viene mai chiaramente espresso il diniego alla consumazione dei funghi, ma semplicemente il consiglio a “cercare di non mangiarli”. Non viene espresso chiaramente il divieto alla alimentazione in quanto funghi potenzialmente “radioattivi”, ma solo minimizzato il rischio in quanto “i funghi non sono un elemento primario della dieta umana” (non è, quindi, la tossicità acquisita ad essere pericolosa, ma la percentuale di presenza dei funghi nella dieta, anche se – detto in maniera ironica-  non ne viene riportata la percentuale).

E che dire quando, da una parte, si afferma che  il Cesio137, pur essendo una sostanza radioattiva pericolosa per la salute, è stato rilevato in concentrazioni basse nei funghi e, dall’altra - in un residuo sussulto di corretta informazione - viene affermato:“Dalle analisi svolte nella zona di Crodo e Trasquera, dove crescevano i funghi "radioattivi", è risultato che le concentrazioni di Cesio137 erano maggiori della norma e che i funghi sono gli organismi che più ne hanno assorbito”?

In ultima analisi si tratta di un articolo molto ambiguo che, probabilmente, raggiunge l’effetto contrario a quello sperato. Se lo scopo era quello di non sollevare allarmismo, è proprio la mancanza di una presa di posizione coerente a  creare ancora più dubbi e a porre il lettore in maggiore affanno.

Sarebbe stato meglio dichiarare, in via precauzionale, che questi funghi non devono essere assolutamente assunti e che, sotto nessuna forma e neppure in minima quantità, devono fare parte dell’alimentazione.

Solo un dato è chiaro: la radioattività, comunque e dovunque, fa male, soprattutto in assenza di una chiara informazione sull’ambiente di radiocontaminazione circostante: una verità che, dal 28 maggio 1959, continua ad essere censurata,  dall’accordo truffa WHA 12-40 fra l’OMS e l’AIEA . Senza, infine, volere dimenticare che la stessa Euratom – espressione della lobby nucleare – nelle premesse al regolamento 2016/52 sui livelli massimi ammissibili di contaminazione adottati dal Consiglio dell’Unione Europea, ha candidamente e testualmente ammesso che il suddetto regolamento viene assunto “sul presupposto che il 10% degli alimenti consumati ogni anno sia contaminato”. E se lo dice l’Euratom!!!!!
P.S.:
1) Sono passati più di 31 anni, e “Chernobyl” non vi dice più niente?
2) Non rallegratevi se siete in un’altra regione, perche gli alimenti e la radioattività girano…girano….girano!!!!

Massimo Bonfatti
presidente di Mondo in cammino



Fonte: NOVARATODAY
Allarme funghi radioattivi nell'Ossola
L'Asl ha allertato i sindaci dei comuni della provincia per avvertire del pericolo

L'Asl di Verbania lancia un appello ai cercatori di funghi: non mangiate due qualità raccolte in alcune zone dell'Ossola. Il motivo? Dalle analisi risulta che le qualità funginee in questione raccolte nelle zone di Crodo e Trasquera presentano concentrazioni sopra la norma di sostanze radioattive.

Quali funghi non mangiare?

Nello specifico si tratta di due qualità, il Rozites Caperata, che è commestibile ma non è molto utilizzato, e lo Xerocomus Badius, comunemente chiamato "castagnino" o "castagnìt", presente di frequente sulle nostre tavole. Questi due tipi di funghi che crescono sulle nostre montagne assorbono maggiormente rispetto ad altri le radiazioni ambientali: dalle analisi dell'Asl è stata infatti rilevata una concentrazione Cesio 137 più alta del normale,

Quali sono i pericoli?

Visto che i funghi non sono un elemento primario della dieta umana il pericolo per la salute è relativamente molto basso. Il Cesio 137, pur essendo una sostanza radioattiva pericolosa per la salute, è stato rilevato in concentrazioni basse in questi funghi: sarebbe dannosa solo se assunta in grandi quantità e di frequente. Per quanto riguarda le altre specie, dai porcini ai chiodini, il rischio è assolutamente nullo e possono essere mangiati senza problemi.

Quali sono le cause?

Dalle analisi svolte nella zona di Crodo e Trasquera, dove crescevano i funghi "radioattivi", è risultato che le concentrazioni di Cesio 137 erano maggiori della norma e che i funghi sono gli organismi che più ne hanno assorbito. Sembrerebbe che il motivo della presenza di questa sostanza radioattiva sia da far risalire ancora al disastro di Chernobyl: le radiazioni, portate dal vento, potrebbero aver contaminato l'ambiente. É importante però specificare che in queste zone non esistono rischi per la salute umana: l'importante è cercare di evitare di mangiare i castagnìt raccolti da queste parti.

GUARDA ANCHE:

10.11.17: ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE



Il mistero della nube radioattiva sull’Europa: «Incidente in impianto nucleare in Russia o Kazakistan»
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Chernobyl e Nucleare / 10/11/17 ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE
« Ultimo post da massimo il 10 Nov 17, 21:09:57 pm »
10.11.17: ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE


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Il mistero della nube radioattiva sull’Europa: «Incidente in impianto nucleare in Russia o Kazakistan» (Fonte nell'ipertesto)
 
Una nube radioattiva si aggira sull’Europa. Nelle ultime settimane, gli istituti di sicurezza nucleare in Europa - come riporta l’agenzia internazionale Reuters - hanno misurato livelli elevati di rutenio 106, isotopo radioattivo prodotto da scissioni di atomi che non si verificano naturalmente. Sulla nube radioattiva gli studiosi fanno un’ipotesi inquietante: i livelli riscontrati e i movimenti della coltre velenosa farebbero ritenere che un incidente sia avvenuto in un impianto nucleare situato a sud degli Urali, in Russia o Kazakistan, nell’ultima settimana di settembre. L’indicazione arriva dall’Irsn, l’istituto francese di sicurezza nucleare, che avrebbe però escluso che la fuga di materiale radioattivo sia stata originata dal malfunzionamento di un reattore nucleare. Più probabilmente, spiegano i tecnici, l’incidente sarebbe avvenuto in un sito di trattamento del combustibile nucleare o un centro di medicina che utilizza sostanze radioattive.
Nessun impatto sulla salute
Non esisterebbe, comunque, alcun pericolo di impatto sulla salute umana o sull’ambiente in Europa , ha dichiarato la stessa Irsn. Dalla Francia hanno inoltre dichiarato di non poter individuare con precisione l’origine della fuga radioattiva e l’ubicazione del sito coinvolto, ma che, basandosi sui modelli meteorologici, la zona più plausibile si trovava tra gli Urali e le Fiume Volga. Ovvero tra Russia e Kazakistan: «Le autorità russe hanno affermato di non essere a conoscenza di un incidente sul loro territorio», ha detto il direttore dell’Irsn, Jean-Marc Peres, a Reuters. Ha aggiunto che l’istituto non era ancora in contatto con le autorità kazake.

L’effetto Rutenio
Peres ha affermato che nelle ultime settimane l’Irsn e diversi altri istituti di sicurezza nucleare in Europa hanno misurato elevati livelli di rutenio 106, il cui uso è particolarmente rilevante nella medicina nucleare: si stima che la quantità rilasciata nell’atmosfera sia stata importante, tra i 100 e i 300 teraBecquerel e che se un incidente di tale grandezza avesse avuto luogo in Francia avrebbe richiesto l’evacuazione o il riparo di persone in un raggio di parecchi chilometri intorno al luogo d’incidente. I tecnici francesi hanno anche escluso - sarebbe un’altra ipotesi plausibile - che la nube sia stata originata dalla caduta di un satellite artificiale in orbita intorno alla Terra: l’Agenzia spaziale europea ha concluso che nessun satellite contenente rutenio è caduto sulla Terra durante questo periodo. Le misurazioni delle stazioni europee hanno mostrato livelli elevati di rutenio 106 nell’atmosfera della maggior parte dei Paesi europei, all’inizio di ottobre, con una costante diminuzione dal 6 ottobre in poi. L’istituto ha inoltre affermato che la probabilità di importazione in Francia o in Europa occidentale di prodotti alimentari, in particolare funghi, contaminati da rutenio 106 vicino al sito dell’incidente, è estremamente bassa.

COMMENTO:
Come al solito, l'incidente viene  "rivelato" a distanza di oltre un mese. Passata la fase di maggior rilascio ora candidamente si afferma: "Alcun pericolo di impatto sulla salute umana o sull’ambiente in Europa". Ma a leggere bene l'articolo, in un'altra parte si legge: "si stima che la quantità rilasciata nell’atmosfera sia stata importante, tra i 100 e i 300 teraBecquerel e che se un incidente di tale grandezza avesse avuto luogo in Francia avrebbe richiesto l’evacuazione o il riparo di persone in un raggio di parecchi chilometri intorno al luogo d’incidente".
E adesso non bisogna preoccuparsi?
Ennesima disinformazione della lobby nucleare per cui la verità è solo e sempre in differita
Ritornerò sull'argomento* con maggiori informazioni, ma ancora una volta - l'ennesima - ci hanno ingannato e speculato omertosamente sulla nostra salute".
Massimo Bonfatti
presidente di Mondo in cammino


*Ecco la risposta del prof. Paola Scampa, presidente AIPRI (Associazione Internazionale Protezione contro Radiazioni Ionizzanti), alle domande postegli da Mondo in Cammino:

Hanno sottovalutato orribilmente l'escursione mentre la stavamo respirando. Solo ora diffondono la verità.

Il rutenio 106 (44Ru106) è un radioelemento β di 1.02 anni di emivita e con una costante di decadimento λ di 2.1411E-8. Ha un'attività specifica di 1,220E14 Bq / gr (3296,845 Ci / gr) e una densità di 12,410 gr / cm3. Negli adulti il suo fattore di dose per inalazione è 6,600E-8 Sv / Bq, mentre il suo fattore di dose per ingestione è 7,000E-9 Sv / Bq. Una dose letale per inalazione di 5 Sv pesa peraltro 621,05 ngr e una dose letale per ingestione 5,86 μgr.

Nel caso si fosse trattato di 100 TBq
Una massa di rutenio 106 con un'attività radioattiva di 100 TBq
(1,00E14 Bq o 2,70 KCi) pesa 819,78 mgr (1,00E14 Bq / 1,22E14 Bq / gr =
8.20E-1 gr) e contiene 4.66E3 miliardi di miliardi di atomi (4.66E21). Questa attività corrisponde a 6,6 milioni di Sievert per inalazione rappresentando un potenziale di 1,32 milioni di dosi letali e equivale a 700 mila Sievert per ingestione per un potenziale di 140.000 mila dosi letali. Se questa contaminazione fosse suddivisa in particelle di 5 nanometri di diametro  contenente ciascuna 4.61 mila atomi che emettono un'attività radiologica di 99,08 μBq e si disintegrassero ogni 2,8 ore, richiederebbe 1,01 miliardi di miliardi per rappresentare questa attività.

Nel caso si fosse trattato di 300 TBq
Una massa di rutenio 106 con un'attività radioattiva di 300 TBq
(3.00E14 Bq è 8.11 KCl) pesa 2.46 gr (3.00E14 Bq / 1.22E14 Bq / gr = 2.46E0 gr) e contiene 1.40E4 miliardi di miliardi di atomi (1.40E22) .
Questa attività corrisponde a 19,8 milioni di Sievert per inalazione rappresentando un potenziale di 3,96 milioni di dosi letali e equivale a 2,1 milioni di Sievert per ingestione per un potenziale di 420 mila dosi letali. Se questa contaminazione fosse suddivisa in particelle di 5 nanometri di diametro  contenente ciascuna 4.61 mila atomi che emettono un'attività radiologica di 99,08 μBq e si disintegrassero ogni 2,8 ore, richiederebbe 3,03 miliardi per rappresentare questa attività.




Di seguito l'articolo del Guardian (da cui è tratta l'immagine iniziale) tradotto con "Google Translate".
Fonte originale

Il mistero della nube radioattiva sull’Europa: «Incidente in impianto nucleare in Russia o Kazakistan»
L’istituto francese Irsn: l’inquinamento riscontrato fa ipotizzare un incidente a sud degli Urali con rilascio di materiale radioattivo. «Ma la nube non ha conseguenze per salute»

Una nube radioattiva si aggira sull’Europa. Nelle ultime settimane, gli istituti di sicurezza nucleare in Europa - come riporta l’agenzia internazionale Reuters - hanno misurato livelli elevati di rutenio 106, isotopo radioattivo prodotto da scissioni di atomi che non si verificano naturalmente. Sulla nube radioattiva gli studiosi fanno un’ipotesi inquietante: i livelli riscontrati e i movimenti della coltre velenosa farebbero ritenere che un incidente sia avvenuto in un impianto nucleare situato a sud degli Urali, in Russia o Kazakistan, nell’ultima settimana di settembre. L’indicazione arriva dall’Irsn, l’istituto francese di sicurezza nucleare, che avrebbe però escluso che la fuga di materiale radioattivo sia stata originata dal malfunzionamento di un reattore nucleare. Più probabilmente, spiegano i tecnici, l’incidente sarebbe avvenuto in un sito di trattamento del combustibile nucleare o un centro di medicina che utilizza sostanze radioattive.
Nessun impatto sulla salute
Non esisterebbe, comunque, alcun pericolo di impatto sulla salute umana o sull’ambiente in Europa , ha dichiarato la stessa Irsn. Dalla Francia hanno inoltre dichiarato di non poter individuare con precisione l’origine della fuga radioattiva e l’ubicazione del sito coinvolto, ma che, basandosi sui modelli meteorologici, la zona più plausibile si trovava tra gli Urali e le Fiume Volga. Ovvero tra Russia e Kazakistan: «Le autorità russe hanno affermato di non essere a conoscenza di un incidente sul loro territorio», ha detto il direttore dell’Irsn, Jean-Marc Peres, a Reuters. Ha aggiunto che l’istituto non era ancora in contatto con le autorità kazake.

L’effetto Rutenio
Peres ha affermato che nelle ultime settimane l’Irsn e diversi altri istituti di sicurezza nucleare in Europa hanno misurato elevati livelli di rutenio 106, il cui uso è particolarmente rilevante nella medicina nucleare: si stima che la quantità rilasciata nell’atmosfera sia stata importante, tra i 100 e i 300 teraBecquerel e che se un incidente di tale grandezza avesse avuto luogo in Francia avrebbe richiesto l’evacuazione o il riparo di persone in un raggio di parecchi chilometri intorno al luogo d’incidente. I tecnici francesi hanno anche escluso - sarebbe un’altra ipotesi plausibile - che la nube sia stata originata dalla caduta di un satellite artificiale in orbita intorno alla Terra: l’Agenzia spaziale europea ha concluso che nessun satellite contenente rutenio è caduto sulla Terra durante questo periodo. Le misurazioni delle stazioni europee hanno mostrato livelli elevati di rutenio 106 nell’atmosfera della maggior parte dei Paesi europei, all’inizio di ottobre, con una costante diminuzione dal 6 ottobre in poi. L’istituto ha inoltre affermato che la probabilità di importazione in Francia o in Europa occidentale di prodotti alimentari, in particolare funghi, contaminati da rutenio 106 vicino al sito dell’incidente, è estremamente bassa.
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NEWS OTTOBRE 2017
TOPIC DEL MESE

IL PRESENTE DEGLI ALTRI CHE SARA’ IL FUTURO DA NOI



Sia da un punto di vista scientifico che culturale, “l’effetto farfalla” (Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo) ha un’importanza fondamentale. Proiettato su scala temporale, indica che  gli effetti (o conseguenze) di situazioni che distrattamente viviamo nel presente,  o che ci circondano nella nostra più totale indifferenza, sono proiettati - volenti o nolenti - nel nostro futuro e rappresentano il lascito etico per chi verrà dopo di noi.
E’ una convinzione che, comprensibile o meno, è sempre alla base delle scelte di Mondo in cammino che ha individuato e scelto gli ambiti del proprio agire sulla base degli effetti che potrà avere il presente battito d’ali e che, nelle fasi più estreme, potrà avere anche risultati irreversibili per il nostro pianeta.
Questi ambiti sono
- il tema ambientale
- il tema del nucleare (al primo strettamente connesso)
- il tema del patrimonio genetico (connesso ai due precedenti)
- il tema dei conflitti
- il tema dei diritti umani (a tutti gli altri ambiti precedenti connesso)
Ad ognuno di questi temi fa riferimento il proprio opposto e tantissime correlazioni: dalle più evidenti (pensiamo a pace/guerra) a quelle più indirette o celate o dissimulate (pensiamo ai migranti e al patrimonio genetico che unisce tutti gli umani, indipendentemente dalle latitudini). Ci sono poi altri temi, non indicati, che di volta in volta possono correlarsi o essere scelti singolarmente per azioni precise, ma che riconducono ai temi che MIC considera  fondamentali o a cui i sottotemi devono fare riferimento per non perdere la propria visione d’insieme e inclusiva. E c’è una continuità sottesa a tutti questi temi e che, a saperla ben vedere e interpretare, è l’essenza che c’è in ognuno di noi: il rimanere umani, sia nel senso di sentimenti che di sopravvivenza.

In questa ottica vanno letti i progetti di MIC, superando il dualismo nazionale/internazionale, locale/mondiale, distante/vicino, mio/altrui, bensì unendo la singolarità di ogni tema con l’interdipendenza a cui esso richiama, in un circolo virtuoso che tutto alimenta e tutto tiene assieme e che conferma che il presente che vediamo negli altri è già parte di un nostro futuro che non sappiamo,  o non ancora (o non vogliamo), vedere, ma che ci condizionerà.

Così vanno letti e intesi i progetti che MIC ostinatamente  pone o ripropone in ogni momento dell’anno e in quest’autunno.
Diverse volte le campagne/proposte di MIC richiedono un necessario contributo per il loro sostegno: il problema non sta, però, nel non proporle o di correre il rischio di sovrapporle, perché se necessitano non si possono eludere.  La capacità è quella di individuare le soluzioni: queste , per l’associazione, coincidono con le modalità di conduzione della campagna in corso, mentre per ogni soggetto dipendono dalla propria sensibilità e capacità  di scelta nei confronti dei progetti (singoli o associati) proposti, tenendo – però - ben presente (ed è la fondamentale chiave di lettura) che in ognuno di essi c’è un altrui presente che, sulla base delle risposte che vi sapremo dare o della consapevolezza che acquisiremo nei suoi confronti, diventerà inevitabilmente il nostro futuro o quelle delle prossime generazioni.

PROGETTI
VLADIK UNO E TUTTI”. Vladik è un bambino di 2,5 anni che vive a Ivankov (Ucraina). E’ affetto da neuroblastoma, conseguenza diretta dell’effetto del fallout di Chernobyl. Ha il destino segnato, ma qualcosa si può fare per permettergli un futuro dignitoso, anche grazie alla possibilità di cure specialistiche. Prima riusciremo ad assicurargliele, maggiore sarà la capacità e possibilità che avrà – con capacità fisiche, strumenti e metodologie adeguate ed acquisite - per fare fronte alla vita.  Servono,come primo obiettivo, 9.000 euro nel più breve tempo possibile. Prima di scegliere come e quanto aiutare, ovvero di mettere doverosamente in moto  il cuore, si prega di leggere il progetto per capire che “Vladik è uno e tutti” e per comprendere quanto riguarda altri bambini e quanto – anche e senza sconti - noi.
OLTRE RADINKA”. Nella recente missione di settembre in Ucraina, accompagnati dai due giornalisti Angelo De Luca e Alice Martinelli, abbiamo consegnato i soldi per assicurare, almeno fino alla primavera, il diritto al cibo ai bambini delle scuole di Radinka e Volodarka. Ma la realtà è drammatica: più prendiamo consapevolezza del danno arrecato dalla mancanza di un’alimentazione adeguata, più ci accorgiamo del danno genetico, correlato al fallout radioattivo,  che causa decine di morti nei giovani di questi territori. Al proposito si prega di leggere: “Nei bambini di Chernobyl c’è il futuro di noi tutti (nessuno escluso)”. Ma nelle province di Polesie e Ivankov, le più colpite dal fallout di Chernobyl, ci sono ancora 1.600 bambini che non possono accedere al diritto al cibo e che soffrono il digiuno durante la permanenza a scuola. Una di queste realtà, è quella drammatica del villaggio di Rakhovka, dove esiste una scuola di 51 bambini a poche centinaia di metri di distanza dalla sbarra che li divide dall’assoluta zona di esclusione di Chernobyl. Una realtà di povertà ed emarginazione che ha bisogno di aiuto. E’ chiaro che non si potrà provvedere per tutti, ma l’obiettivo è raggiungere più bambini possibile ed assicurare il maggiore numero di giorni di mensa scolastica. Per questo il progetto Radinka deve continuare e continuerà con maggiore convinzione. Bastano 30 centesimi al giorno (60 euro per un anno scolastico) per cambiare le condizioni di vita di un singolo bambino. (vedi anche QUI).
IL DOPOSCUOLA DI DUBOVY LOG”. Questo progetto è la versione del progetto “Oltre Radinka” sul versante bielorusso. Se, sul fronte ucraino, sembra di assistere ad un disinteresse da parte dello stato, su quello bielorusso, invece e paradossalmente,  si assiste ad un interesse speculativo dello Stato volto ad assicurare i residenti del cessato pericolo radioattivo. Ma Dubovy Log è una delle peggiori realtà abitate in cui permangono livelli di altissima contaminazione (fra i 10 e i 15 Ci/Km2) a 31 anni di distanza dal fallout di Chernobyl e nella quale gli abitanti, fra cui i bambini, vivono in un isolamento fisico che non offre alternative al ritmo monotono delle ore che scandiscono le loro giornate e aggrava, oltre che il loro stato di immunodepressione, la possibilità di coltivare relazioni umane e sociali. Il progetto è riuscito a partire grazie alla sua “adozione” da parte dell’associazione AABB (Associazione Accoglienza Bambini Bielorussi) di Montagnana (PD) . Resta ancora scoperti il finanziamento di alcuni mesi per assicurare la continuità del doposcuola (circa 3.000 euro).

VLADIK UNO E TUTTI”, “OLTRE RADINKA”, “IL DOPOSCUOLA DI DUBOVYL LOG” sono la faccia della stessa medaglia, ovvero la dimostrazione del danno causato dalla follia nucleare soprattutto sui bambini. Ma ognuno di questi 3 progetti rappresenta - su scala minore - il possibile scenario (in particolare modo per quanto riguarda le conseguenze sul patrimonio genetico) di un futuro che potrà essere presente anche da noi fra qualche generazione se non saremo in grado di prendere provvedimenti e, in base a quanto ora ci viene rappresentato da queste realtà di sofferenza, sviluppare una cultura, - unitamente a metodologie e azioni - per una efficace prevenzione. E’ per questo che, da un punto di vista pratico, può essere devoluto anche un contributo complessivo per tutti i progetti con la causale generica: “Per i bambini di Chernobyl”.

LA PACE SVETTA”. Dopo l’accoglienza a luglio di tre giovani, più l’accompagnatore, provenienti dalle regioni conflittuali della Cecenia, Inguscezia e Ossezia del Nord, sta per entrare nel vivo il progetto rivolto alla riconciliazione interetnica ed interreligiosa e che, nella prossima estate, vedrà la realizzazione di un campus, sul monte Elbrus, con giovani di diverse realtà nord caucasiche. In un’Europa in cui aumentano tensioni autonomiste o legate ai flussi migratori e in cui crescono le fasce di emarginazione sociale e la  povertà, il progetto pone all’attenzione le possibilità per prove di dialogo locale  e propone modalità esperienziali per evitare peggiori ricadute nel resto dell’Europa  perché – sì, non dimentichiamolo! – il Caucaso del Nord è parte dell’Europa. Anche questo, pertanto. è un progetto che ci riguarda. Il sostegno per il progetto ammonta  a circa 10.000 euro per il primo anno. La causale è “Elbrus” o “Campo interetnico”.

CAMPAGNA
COMUNITA’ EUROPEA E SEPOLCRI IMBIANCATI”. Al link viene evidenziato come si è sviluppata, dopo l’interesse di alcuni eurodeputati, la denuncia di  MIC sulla nuova Chernobyl che minaccia l’Europa e sul cibo contaminato che in essa circola.

APPUNTI SPARSI
TERREMOTO IN CENTRO ITALIA”. Con il mese di settembre si è conclusa la campagna “Non lasciamoli soli” a favore delle popolazioni colpite dal terremoto dell’agosto e dell’ottobre scorso nel Centro Italia. I due progetti scelti da MIC sono stati realizzati: il 6 settembre è stata inaugurata la “Cucina mobile” a Pievebovigliana” e il 30 settembre, a Cupi, vi è stata l’inaugurazione della nuova sede del caseificio per il quale  MIC ha contribuito con l’acquisto del pastorizzatore. Il progetto “Non lasciamoli soli” ha raccolto oltre 100.000 euro.

PROPOSTA PER SCUOLE E ASSOCIAZIONI”. E’ disponibile, gratuita e dotata di facili pannelli di montaggio (senza dovere, quindi, usufruire di altre superfici di appoggio o sostegno) la mostra fotografica “OLTRE L’ETERNITA. Chernobyl fra immagini e riflessioni” di Massimo Matta. Le modalità, che trovate riportate al link,  sono indicative e  trattabili contattando info@mondoincammino.org o il 366 2089847

ALTRE ATTIVITA’ DI MONDO IN CAMMINO”. Consultabili sui siti associativi: www.mondoincammino.org; www.progettohums.it; www.progettokavkas.it

Grazie per l’attenzione.
La segreteria di Mondo in cammino.
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Redazione / PROGETTO "VLADIK: UNO E TUTTI". Il diritto ad un futuro dignitoso
« Ultimo post da massimo il 06 Ott 17, 13:32:36 pm »
VLADIK, UNO E TUTTI: Il diritto ad un futuro dignitoso



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PRESENTAZIONE
Vladik è nato il 02/02/2015 ad Ivankov (Ucraina), una delle provincie maggiormente colpite dal fallout di Chernobyl. Vladik è affetto da neuroblastoma, un tumore  dell’infanzia che ha origine nel sistema nervoso simpatico e che, nella maggior parte dei casi, conduce a metastasi scheletriche e del midollo.

Vladik è già stato operato alla colonna vertebrale ed ha eseguito cicli di chemioterapia. Tuttora non cammina, non tiene la posizione eretta ed è incontinente. Anna, sua mamma, non lavora e ha speso tutto quanto aveva per le cure del figlio.  Fra breve non avrà più diritto a parte dei sussidi statali che riceve, peraltro insufficienti per fare fronte alle necessità del bambino, come l’acquisto dei pannolini. La speranza per un futuro dignitoso per Vladik risiede nella possibilità di effettuare cure specialistiche. Ma Anna non può permettersele perché il costo si aggira sui 9000 euro.

Nell’ultimo viaggio in queste terre contaminate, a pochi chilometri di distanza da Vladik, abbiamo incontrato Alexej, anche lui affetto da neuroblastoma ed anche lui operato. Ma a lui la chemioterapia ha tolto la capacità di parlare, lasciandolo muto.

Vladik e Aleksej non sono casi sporadici. L'incidenza del neuroblastoma, dopo il fallout di Chernobyl, è cresciuta proporzionalmente alla contaminazione del suolo con il cesio radioattivo liberato dall’incidente nucleare. Questa relazione di dose-effetto è presa come prova della connessione causale con il disastro nucleare1.

I casi riscontrati direttamente dai volontari di Mondo in cammino nella sola provincia di Ivankov corrispondono, se rapportati alla popolazione residente, ad un’incidenza di 200 casi per milione – a fronte di una media mondiale 25 volte inferiore, pari a 8/10 casi per milione. Anche a volerlo ridimensionare, questo dato rappresenta, in ogni caso, un’enormità rispetto alla media dell’incidenza mondiale.

E il neuroblastoma – che origina da un danno genetico – non è purtroppo l’unica afflizione di queste persone: il lavoro del professor Bandazhevsky, che ha eseguito, dal 2014 al 2016, uno screening sullo stato di salute2 di oltre 3.000 bambini, ha mostrato l’incidenza del danno diretto, causato dal fallout liberatosi dalla centrale esplosa, al loro patrimonio genetico. Oltre all’effetto diretto dei radionuclidi sui vari tessuti umani (tumori a tutti gli apparati e organi, fra cui quelli tiroidei in prepotente ripresa), i bambini soffrono di mutazioni genetiche che causano loro patologie cardiache e di altro tipo che esplodono tra i 25 e i 35 anni, determinando non solo un’alta mortalità in questa fascia di età, ma compromettendo il futuro e la sopravvivenza nei territori in cui vivono.

Questo riscontro non è nient’altro che l’espressione di un genocidio lento e silente che, a più di 30 anni di distanza dall’incidente nucleare, si sta manifestando proprio ora nei territori contaminati trasformando i superstiti, e i loro figli, in nuove vittime.

E così, tragicamente, Vladik - nuova vittima - non rimane più solo. Vladik diventa “uno e tutti assieme”.

Vladik sono tutto i bambini di Chernobyl che, a gradi diversi di gravità, soffrono delle conseguenze dovute all’’immunodepressione indotta dai radionuclidi. Ma Vladik è anche tutti noi. Infatti, nella provincia di Ivankov si sta verificando, su scala minore, ciò che fra qualche generazione potrà riguardarci: la migrazione del “danno nucleare” che ora sta cambiando la genetica della popolazione della provincia in cui Vladik vive, oltre che di tutte quelle (bielorusse e russe incluse) sottoposte tutt’oggi ad un ricircolo locale con ricadute significative di radionuclidi, ci anticipa e indica le future mutazioni che lentamente potranno comparire in ogni essere umano, perché - da Hiroshima in poi - tutti siamo stati sottoposti, e continuiamo ad esserlo, ad un fallout continuo e alla pericolosità delle basse dosi di radiazione, le stesse che, ancora più subdolamente e con la stessa insidia – già nel nostro distante presente - agiscono come quelle che sono nel cortile dell’ isba di Vladik.

Intervenire per Vladik significa, quindi, intervenire per tutti, così come cercare di intervenire per più bambini possibile significa farlo, oltre che per noi, anche per Vladik: è un circolo virtuoso in cui si rispecchia il destino di un’unica umanità accomunata – al di là del colore della pelle e delle latitudini – da un identico patrimonio genetico che è da preservare, così a Ivankov come a casa nostra.

Si tratta di compiere un atto di generosità che, unendo cuore e testa, sia in grado di declinarsi anche verso un sentimento di gratitudine nei confronti di  Vladik, e di tutti gli  altri bambini di Chernobyl, per averci ricordato ancora una volta le tragiche conseguenze del nucleare.

La realtà di Vladik è un monito concreto ed evidente che scoperchia e affossa le bugie e la minimizzazione del rischio nucleare con cui, l’AIEA3 e la lobby nucleare, vogliono ovattare e narcotizzare le nostre  coscienze.

E’, pertanto, delittuoso per tutti gli altri Vladik futuri, non opporsi – ognuno con le proprie modalità e possibilità – alla follia nucleare: Vladik, con la sua sofferenza, ci ha già indicato e ci indica quale futuro dobbiamo scegliere.

Aiutiamo Vladik e tutti quelli come lui: basta poco da tutti. E’ un imperativo a cui non possiamo sottrarci: per loro ora, per noi dopo.
______________________________
1Secondo lo studio effettuato in Germania da Michaelis J. et al [1993]: Fall-Kontrollstudie zum Anstieg der Neuroblastom-Inzidenz für im Jahr 1988 geborene Kinder; Medizinische Informatik, Biometrie und Epidemiologie 76/1993. Strahlentelex, 166- 167/1993, p. 4, Dr. Hayo Dieckmann, Tschernobylfolgen auch in Deutschland messbar.
Report: https://ippnw.de/commonFiles/pdfs/Atomenergie/Tschernobyl/Report_TF_3005_en_17_screen.pdf
2 http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/dintorni/banda/SecondaGenerazioneChernobyl.pdf
3 Agenzia Internazionale Energia Atomica


OBIETTIVI
Supportare finanziariamente e nel percorso di cura, in relazione alle patologie, le situazioni di fragilità socioeconomica, fra cui - per ragioni di tempistica - rientra prioritariamente quella di Vladik, e raggiungere il maggior numero possibile di bambini afflitti da tumori e sindromi da immunodeficienza che afferiscono come follow up all'ospedale di Ivankov (Ucraina).

PROMOTORE DEL PROGETTO
Mondo in cammino

PARTNERS/COLLABORAZIONI (in costante aggiornamento)
Direzione Sanitaria dell'Ospedale di Ivankov, provincia omonima, regione di Kiev, Ucraina (il Direttore Sanitario, Oksana Kadun, collabora già nel progetto "Oltre Radinka"; Centro "Ecologia e Salute" di Kiev del prof. Bandazhevsky, con cui MIC è già partner; Associazione UBB, Ukrainian Philanthropic Marketplace (https://ubb.org.ua/), i cui volontari già seguono e supportano Vladik e sua mamma Anna nelle attività quotidiane e cureranno gli aspetti logistici dell'eventuale proseguimento delle cure in un centro specialistico (così come per i casi di altri bambini) in collaborazione con Mondo in cammino.

PIANO FINANZIARIO
Prima fase: termine massimo 15/12/2017. Obiettivo minimo da raggiungere: 9.000 euro, corrispondenti alle cure specialistiche per Vladik.
Seconda fase: termine ultimo 31/03/2018. Obiettivo auspicabile da raggiungere: 20.000 euro. La cifra che verrà raccolta fra i 9.000 euro destinati a Vladik e gli auspicabili 20.000, sarà destinata a casi specifici che verranno individuati in collaborazione con la Direzione Sanitaria di Ivankov e il Centro "Ecologia e Salute" e  resi pubblici in questa pagina.
NB: A Mondo in cammino spetta la conservazione della documentazione clinica dei casi che verranno seguiti (quella del neuroblastoma di Vladik è già in possesso dell'associazione). Potrà essere divulgata ad esperti del settore - o sulla base di motivata ragione - solo in seguito a richiesta specifica e autorizzazione alla divulgazione da parte di chi ne detiene la potestà.

COME CONTRIBUIRE
CAUSALE: - "Vladik", oppure "Progetto Vladik", oppure "Bambini ammalati" o qualsiasi altra voce che possa ricondurre al progetto specifico

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VERSAMENTI IN BANCA:
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Codice IBAN – IBAN: IT 17 R 08833 30261 000110111496  -  Swift Code/BIC (per bonifici dall'estero - for foreign countries): CCRTIT2TCSS- BANCA DI CREDITO COOPERATIVO (BCC) DI CASALGRASSO E SANT'ALBANO STURA, Agenzia 11, via Dante 9, 10022 Carmagnola (TO). Intestato a: Organizzazione di volontariato "Mondo in cammino"

Causale "Vladik"

CARICAMENTO CARTA POSTEPAY DI MONDO IN CAMMINO:
numero carta: 4176 3106 8168 0883 (codice fiscale: BNFMSM53A09H835M). Dopo la donazione scrivere a info@mondoincammino.org indicando sia la causale che il donatore (la carta postepay non dà nessun riferimento)

TRASPARENZA
Ogni donazione, indipendentemente dall'importo, verrà riportata di seguito in questa pagina (nel termine massimo di una settimana dall'evidenza formale sui conti associativi), come è ormai tradizione consolidata di Mondo in cammino per ogni campagna che è stata messa in atto. Verranno riportati: data, importo, sigla di nome e cognome del donatore (se non anonimo), città del donatore (uniche eccezioni nel caso non sia nota la località o se non trascritta negli estratti ufficiali dei conti associativi).   

INFO
INFO: 366 2089847 - info@mondoincammino.org
www.mondoincammino.org
www.progettohumus.it
www.progettokavkas.it

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DONAZIONI

AVVISO: dopo la trasmissione del reportage "Il cibo che uccide i bambini di Chernobyl" alla trasmissione de "Le Iene" del 21 novembre 2017 - dedicata al progetto "Oltre Radinka", al progetto "Vladik, uno e tutti" e al sostegno del Centro di Coordinamento e Analisi "Ecologia e salute" del prof. Bandazhevsky - sono arrivate tantissime donazioni. Pertanto, avendo la maggior parte di esse una causale congiunta, a partire dal 23/11/2017 e subito dopo il reportage andato in onda alle 23,10, l'elenco dei donatori è stato aggiornato e riportato alla seguente pagina: "DONAZIONI PROGETTI CHERNOBYL/UCRAINA DOPO REPORTAGE DE "LE IENE" DEL 21/11/2017"

   DATA           IMPORTO                            DONATORE                                               LOCALITA'
10/10/2017   100,00 euro                               L. D.                                              VIMODRONE - MI
10/10/2017   455,80 euro                                J. C.                                              USA
12/10/2017   200,00 euro                              I. R. G.                                            BRUSCIANO - NA
15/10/2017     50,00 euro                            E. A. D. G.                                        TORINO - TO
15/10/2017     20,00 euro                                M. C.                                            ENEMANZO - UD
15/10/2017     20,00 euro                           D. D. R. C.                                         SAN VITO DI CADORE - BL
16/10/2017     20,00 euro                              M. P. V.                                           ROMA - RM
17/10/2017   200,00 euro                          S. I.  e M. S.                                        BUTTAPIETRA - VR
24/10/2017   200,00 euro                              M. C. G.                                           VEDUGGIO - MI
25/10/2017   250,00 euro                                 G. N.                                            ROSIGNANO SOLVAY - LI
27/10/2017     50,00 euro                             E. A. D. G.                                        TORINO - TO
27/10/2017     20,00 euro                                 E. G.                                             BREMBATE - BG
28/10/2017     30,00 euro                                 E. P.                                             MERATE - LC
30/10/2017     50,00 euro                                 Y. M.                                            PIEVE EMANUELE - MI
10/11/2017     50,00 euro                                 G. T.                                             MIRANO - VE
10/11/2017     50,00 euro                                 R. F.                                             LUGO - RA
13/11/2017     50,00 euro                                 A. C.                                             MELBOURNE - AUSTRALIA
14/11/2017     50,00 euro                                 R. V.                                             SELVAZZANO DENTRO - PD
14/11/2017   100,00 euro                                 A. M.                                             PARMA - PR
14/11/2017   300,00 euro                                 T. G.                                             CARMAGNOLA - TO
14/11/2017     50,00 euro                              G. C. D.                                            VALDAGNO - VI
15/11/2017     50,00 euro                                 E. M.                                             LOSANNA - SVIZZERA
17/11/2017     50,00 euro                                M. T. D.                                          NOVI LIGURE - AL
18/11/2017   100,00 euro                                F. D. G.                                           ROMA - RM
18/11/2017     20,00 euro                                  L. P.                                             VEROLI - FR
21/11/2017   100,00 euro                                  M. M.                                            VERONA - VR
21/11/2017     50,00 euro                                  G. D.                                            VALDAGNO - VI
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TOTALE: 2685,80 euro
COMMISSIONI: 18,44
(banche, poste, Paypal, ecc.)

AVVISO: dopo la trasmissione del reportage "Il cibo che uccide i bambini di Chernobyl" alla trasmissione de "Le Iene" del 21 novembre 2017 - dedicata al progetto "Oltre Radinka", al progetto "Vladik, uno e tutti" e al sostegno del Centro di Coordinamento e Analisi "Ecologia e salute" del prof. Bandazhevsky - sono arrivate tantissime donazioni. Pertanto, avendo la maggior parte di esse una causale congiunta, a partire dal 23/11/2017 e subito dopo il reportage andato in onda alle 23,10, l'elenco dei donatori è stato aggiornato e riportato alla seguente pagina: "DONAZIONI PROGETTI CHERNOBYL/UCRAINA DOPO REPORTAGE DE "LE IENE" DEL 21/11/2017"

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