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IL "FARO" (in russo: Mayak) SI E' ACCESO IN EUROPA
Fonte: https://www.kommersant.ru/doc/3440903 Traduzione per ProgettoHumus di Lorenzo Del Pace

Il "Faro" si è acceso in Europa
Attivisti per i diritti umani sospettano il complesso industriale di Chelyabinsk per la fuga radioattiva.



Attivisti per i diritti umani considerano come probabile fonte della contaminazione radioattiva che ha colpito diversi paesi dell’Europa, un incidente avvenuto in uno degli stabilimenti di “Mayak”(nella regione di Chelyabinsk). L’incidente – ritiene l’attivista di Ozersk, Nadezhda Kutepova, attualmente rifugiata politica in Francia – potrebbe essere avvenuto tra il 24 e il 25 settembre durante le “prove a caldo” di nuovi container riempiti di combustibile nucleare esausto. In precedenza le autorità tedesche avevano sostenuto che la fonte probabile della contaminazione fosse da ricercarsi negli Urali del sud, ma rappresentanti della agenzia “Rosatom” hanno smentito la notizia. Dal complesso “Mayak” inoltre si smentisce qualunque malfunzionamento degli impianti.

La probabile origine dell’isotopo Rutenio-106 (Ru-106), di cui si è registrato un aumento in Europa, può darsi sia lo stabilimento PT-1 per la rielaborazione del combustibile nucleare esausto del gruppo «Associazione Produttiva ‘Mayak’» (parte del conglomerato statale “Rosatom”, basato nel comprensorio – ad accesso vietato – di Ozersk nella regione di Chelyabinsk). La notizia è arrivata al periodico “Ъ” (editore del Kommersant, NdT) da parte dell’attivista per i diritti umani, e presidente del fondo per l’ecologia di Ozersk «Pianeta della Speranza», Nadezhda Kutepova, riparata in Francia lo scorso anno come attivista politica a causa delle persecuzioni subite in Russia per le sue attività in favore dell’ecologia.

Il 29 settembre, in Germania, Austria e Italia si è registrato un aumento del fondo dell’isotopo Rutenio-106, che si forma durante i test di armamenti nucleari, in caso di incidenti nucleari e nel corso della lavorazione del combustibile nucleare esausto. L’8 ottobre l’ente tedesco per la protezione dalle radiazioni e il ministero federale tedesco per la difesa dell’ambiente, natura, e sicurezza dei reattori nucleari hanno dichiarato congiuntamente che la probabile fonte del rutenio si trovi negli Urali del sud.  I rappresentanti tedeschi hanno escluso che la causa possa essere un incidente in una centrale nucleare.

Questa tesi è stata confutata da “Rosatom”, che ha sottolineato «come nei test in aerosol condotti tra il 25 settembre e il 7 ottobre sul territorio della Federazione Russa e negli Urali del sud non sia stata registrata traccia di Ru-106 – eccetto in un unico punto di misurazione a San Pietroburgo». Sempre secondo Rosatom, la quantità registrata a San Pietroburgo tra il 2 e il 6 Ottobre era «insignificante, pari a 115,5MicroBql/M3, minore di ben quattro ordini di grandezza dell’attività massima consentita dalle norme di sicurezza radioattiva». «In confronto – continua Rosatom – sulla base di dati confermati ricevuti dalla IAEA, in quello stesso periodo di tempo la concentrazione di Ru-106 in Romania toccava i 145.000 MicroBq/M3, in Italia i 54.300 MicroBq/M3, in Ucraina i 40.000 MicroBq/M3 e in Polonia i 9.300 MicroBq/M3».

L’attivista per i diritti umani basa le proprie supposizioni su una catena di eventi. Secondo una comunicazione dell’ufficio stampa di “Mayak”, il 19 settembre “un carico di combustibile irraggiato del VVER-1000 della centrale di Balakov (regione di Saratov) è stato per la prima volta caricato presso la centrale e trasportato a ‘Mayak’ via treno grazie all’uso di una innovativa attrezzatura tecnica». La foto del convoglio e dello scaricamento del container sono poi stati pubblicati dall’account «Noi da Mayak» sui social network. Il 22 settembre il combustibile nucleare all’interno del container è stato consegnato all’impianto radiochimico del complesso di Mayak, dove sono stati eseguiti le “prove a caldo” del nuovo equipaggiamento tecnico. E la mattina del 25 settembre l’amministrazione di Ozersk ha comunicato che il 25-26 settembre sarebbe stata effettuata una «verifica pianificata della sirena della città attraverso un solo breve fischio e con trasmissione voce su onde radio in collegamento con il complesso di Mayak.» (ripetuta ad esempio il 28 e 29 Ottobre, comunicata in anticipo il 24 Ottobre sul sito cittadino, con titolo "Niente Panico! Test pianificato dell' elettrosirena". (link), NdT). Nello stesso giorno, a Mayak, sono stati effettuati test del nuovo container contenente il combustibile nucleare esausto: il container è stato “caricato su un trasportatore ferroviario interno e consegnato all’unità 5 dell’impianto radiochimico».

«Se qualcosa è successo, deve essere stato o la sera del 24 o la mattina del 25», ipotizza Nadezhda Kutepova. In quei giorni a Mayak per la prima volta avevano ricevuto un nuovo modello di container e un nuovo tipo di combustibile nucleare, proprio in concomitanza con il “test pianificato della sirena”». «Interessante il fatto che nessuno dei funzionari abbia parlato di questi test, visto che in caso di successo avrebbero potuto vantarsene», considera la Kutepova.

Nella sala d’attesa di Mikhail Pokhlebaev,direttore generale di Mayak, hanno comunicato ai cronisti della “Ъ” che questi «per principio non commenta la situazione». L’assistente Sergey Egovor, vice del direttore generale per la sicurezza, ha avvertito che non ci sarebbe stata l'intervista. Il capo della comunicazione di Mayak, Nadezhda Zhidkova, ha inoltre spiegato a “Ъ”  che «Le imprese russe non possono essere considerate come fonti di rutenio, dato che qui da noi tutto è in ordine».

Gli abitanti di Ekaterinenburg si sono attivamente mobilitati per seguire le voci dei social media  sulla nuvola radioattiva in movimento verso nord dalla regione di Chelyabinsk apparentemente dopo un guasto a impianti di produzione bellica. Nella sede regionale del Servizio Federale per la Protezione dei Consumatori hanno comunicato che il livello di radiazione gamma nella regione non ha superato i limiti ammissibili del fondo radioattivo.

>>>NOTIZIA PRECEDENTE SULLA NUBE
10.11.17: ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE

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ALLARME FUNGHI RADIOATTIVI NELL'OSSOLA. L'ASL AVVERTE SUI PERICOLI


Esemplari di Xerocomus Badius, comunemente chiamato "castagnino"“

PREMESSA ALL’ARTICOLO RIPORTATO
La notizia era già uscita 2 mesi fa. Perché riparlarne a distanza di tempo, soprattutto se – come si dice – non ci sono pericoli per la salute?
Domanda: è sufficiente - attraverso il minimo dell’informazione dovuta ed evocata dalla nuova stagione di raccolta funghi (nella fattispecie il Rozites Caperata e lo Xerocomus Badius, comunemente chiamato "castagnino" o "castagnìt “) - abortire la coscienza scientifica e divulgativa asservendola ad una disinvolta minimizzazione del rischio? 

Nell’articolo, infatti, non viene mai messo in discussione il fatto che i funghi possano essere contaminati, pur non rilevandone il livello.
In maniera elusiva, invece (e in modalità farisaica, come tale lo è tutta la politica della lobby nucleare),  non viene mai chiaramente espresso il diniego alla consumazione dei funghi, ma semplicemente il consiglio a “cercare di non mangiarli”. Non viene espresso chiaramente il divieto alla alimentazione in quanto funghi potenzialmente “radioattivi”, ma solo minimizzato il rischio in quanto “i funghi non sono un elemento primario della dieta umana” (non è, quindi, la tossicità acquisita ad essere pericolosa, ma la percentuale di presenza dei funghi nella dieta, anche se – detto in maniera ironica-  non ne viene riportata la percentuale).

E che dire quando, da una parte, si afferma che  il Cesio137, pur essendo una sostanza radioattiva pericolosa per la salute, è stato rilevato in concentrazioni basse nei funghi e, dall’altra - in un residuo sussulto di corretta informazione - viene affermato:“Dalle analisi svolte nella zona di Crodo e Trasquera, dove crescevano i funghi "radioattivi", è risultato che le concentrazioni di Cesio137 erano maggiori della norma e che i funghi sono gli organismi che più ne hanno assorbito”?

In ultima analisi si tratta di un articolo molto ambiguo che, probabilmente, raggiunge l’effetto contrario a quello sperato. Se lo scopo era quello di non sollevare allarmismo, è proprio la mancanza di una presa di posizione coerente a  creare ancora più dubbi e a porre il lettore in maggiore affanno.

Sarebbe stato meglio dichiarare, in via precauzionale, che questi funghi non devono essere assolutamente assunti e che, sotto nessuna forma e neppure in minima quantità, devono fare parte dell’alimentazione.

Solo un dato è chiaro: la radioattività, comunque e dovunque, fa male, soprattutto in assenza di una chiara informazione sull’ambiente di radiocontaminazione circostante: una verità che, dal 28 maggio 1959, continua ad essere censurata,  dall’accordo truffa WHA 12-40 fra l’OMS e l’AIEA . Senza, infine, volere dimenticare che la stessa Euratom – espressione della lobby nucleare – nelle premesse al regolamento 2016/52 sui livelli massimi ammissibili di contaminazione adottati dal Consiglio dell’Unione Europea, ha candidamente e testualmente ammesso che il suddetto regolamento viene assunto “sul presupposto che il 10% degli alimenti consumati ogni anno sia contaminato”. E se lo dice l’Euratom!!!!!
P.S.:
1) Sono passati più di 31 anni, e “Chernobyl” non vi dice più niente?
2) Non rallegratevi se siete in un’altra regione, perche gli alimenti e la radioattività girano…girano….girano!!!!

Massimo Bonfatti
presidente di Mondo in cammino



Fonte: NOVARATODAY
Allarme funghi radioattivi nell'Ossola
L'Asl ha allertato i sindaci dei comuni della provincia per avvertire del pericolo

L'Asl di Verbania lancia un appello ai cercatori di funghi: non mangiate due qualità raccolte in alcune zone dell'Ossola. Il motivo? Dalle analisi risulta che le qualità funginee in questione raccolte nelle zone di Crodo e Trasquera presentano concentrazioni sopra la norma di sostanze radioattive.

Quali funghi non mangiare?

Nello specifico si tratta di due qualità, il Rozites Caperata, che è commestibile ma non è molto utilizzato, e lo Xerocomus Badius, comunemente chiamato "castagnino" o "castagnìt", presente di frequente sulle nostre tavole. Questi due tipi di funghi che crescono sulle nostre montagne assorbono maggiormente rispetto ad altri le radiazioni ambientali: dalle analisi dell'Asl è stata infatti rilevata una concentrazione Cesio 137 più alta del normale,

Quali sono i pericoli?

Visto che i funghi non sono un elemento primario della dieta umana il pericolo per la salute è relativamente molto basso. Il Cesio 137, pur essendo una sostanza radioattiva pericolosa per la salute, è stato rilevato in concentrazioni basse in questi funghi: sarebbe dannosa solo se assunta in grandi quantità e di frequente. Per quanto riguarda le altre specie, dai porcini ai chiodini, il rischio è assolutamente nullo e possono essere mangiati senza problemi.

Quali sono le cause?

Dalle analisi svolte nella zona di Crodo e Trasquera, dove crescevano i funghi "radioattivi", è risultato che le concentrazioni di Cesio 137 erano maggiori della norma e che i funghi sono gli organismi che più ne hanno assorbito. Sembrerebbe che il motivo della presenza di questa sostanza radioattiva sia da far risalire ancora al disastro di Chernobyl: le radiazioni, portate dal vento, potrebbero aver contaminato l'ambiente. É importante però specificare che in queste zone non esistono rischi per la salute umana: l'importante è cercare di evitare di mangiare i castagnìt raccolti da queste parti.

GUARDA ANCHE:

10.11.17: ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE



Il mistero della nube radioattiva sull’Europa: «Incidente in impianto nucleare in Russia o Kazakistan»
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Chernobyl e Nucleare / 10/11/17 ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE
« Ultimo post da massimo il 10 Nov 17, 21:09:57 pm »
10.11.17: ALTRA NUBE RADIOATTIVA SULLE NOSTRE TESTE


leggi il commento in fondo all'articolo

Il mistero della nube radioattiva sull’Europa: «Incidente in impianto nucleare in Russia o Kazakistan» (Fonte nell'ipertesto)
 
Una nube radioattiva si aggira sull’Europa. Nelle ultime settimane, gli istituti di sicurezza nucleare in Europa - come riporta l’agenzia internazionale Reuters - hanno misurato livelli elevati di rutenio 106, isotopo radioattivo prodotto da scissioni di atomi che non si verificano naturalmente. Sulla nube radioattiva gli studiosi fanno un’ipotesi inquietante: i livelli riscontrati e i movimenti della coltre velenosa farebbero ritenere che un incidente sia avvenuto in un impianto nucleare situato a sud degli Urali, in Russia o Kazakistan, nell’ultima settimana di settembre. L’indicazione arriva dall’Irsn, l’istituto francese di sicurezza nucleare, che avrebbe però escluso che la fuga di materiale radioattivo sia stata originata dal malfunzionamento di un reattore nucleare. Più probabilmente, spiegano i tecnici, l’incidente sarebbe avvenuto in un sito di trattamento del combustibile nucleare o un centro di medicina che utilizza sostanze radioattive.
Nessun impatto sulla salute
Non esisterebbe, comunque, alcun pericolo di impatto sulla salute umana o sull’ambiente in Europa , ha dichiarato la stessa Irsn. Dalla Francia hanno inoltre dichiarato di non poter individuare con precisione l’origine della fuga radioattiva e l’ubicazione del sito coinvolto, ma che, basandosi sui modelli meteorologici, la zona più plausibile si trovava tra gli Urali e le Fiume Volga. Ovvero tra Russia e Kazakistan: «Le autorità russe hanno affermato di non essere a conoscenza di un incidente sul loro territorio», ha detto il direttore dell’Irsn, Jean-Marc Peres, a Reuters. Ha aggiunto che l’istituto non era ancora in contatto con le autorità kazake.

L’effetto Rutenio
Peres ha affermato che nelle ultime settimane l’Irsn e diversi altri istituti di sicurezza nucleare in Europa hanno misurato elevati livelli di rutenio 106, il cui uso è particolarmente rilevante nella medicina nucleare: si stima che la quantità rilasciata nell’atmosfera sia stata importante, tra i 100 e i 300 teraBecquerel e che se un incidente di tale grandezza avesse avuto luogo in Francia avrebbe richiesto l’evacuazione o il riparo di persone in un raggio di parecchi chilometri intorno al luogo d’incidente. I tecnici francesi hanno anche escluso - sarebbe un’altra ipotesi plausibile - che la nube sia stata originata dalla caduta di un satellite artificiale in orbita intorno alla Terra: l’Agenzia spaziale europea ha concluso che nessun satellite contenente rutenio è caduto sulla Terra durante questo periodo. Le misurazioni delle stazioni europee hanno mostrato livelli elevati di rutenio 106 nell’atmosfera della maggior parte dei Paesi europei, all’inizio di ottobre, con una costante diminuzione dal 6 ottobre in poi. L’istituto ha inoltre affermato che la probabilità di importazione in Francia o in Europa occidentale di prodotti alimentari, in particolare funghi, contaminati da rutenio 106 vicino al sito dell’incidente, è estremamente bassa.

COMMENTO:
Come al solito, l'incidente viene  "rivelato" a distanza di oltre un mese. Passata la fase di maggior rilascio ora candidamente si afferma: "Alcun pericolo di impatto sulla salute umana o sull’ambiente in Europa". Ma a leggere bene l'articolo, in un'altra parte si legge: "si stima che la quantità rilasciata nell’atmosfera sia stata importante, tra i 100 e i 300 teraBecquerel e che se un incidente di tale grandezza avesse avuto luogo in Francia avrebbe richiesto l’evacuazione o il riparo di persone in un raggio di parecchi chilometri intorno al luogo d’incidente".
E adesso non bisogna preoccuparsi?
Ennesima disinformazione della lobby nucleare per cui la verità è solo e sempre in differita
Ritornerò sull'argomento* con maggiori informazioni, ma ancora una volta - l'ennesima - ci hanno ingannato e speculato omertosamente sulla nostra salute".
Massimo Bonfatti
presidente di Mondo in cammino


*Ecco la risposta del prof. Paola Scampa, presidente AIPRI (Associazione Internazionale Protezione contro Radiazioni Ionizzanti), alle domande postegli da Mondo in Cammino:

Hanno sottovalutato orribilmente l'escursione mentre la stavamo respirando. Solo ora diffondono la verità.

Il rutenio 106 (44Ru106) è un radioelemento β di 1.02 anni di emivita e con una costante di decadimento λ di 2.1411E-8. Ha un'attività specifica di 1,220E14 Bq / gr (3296,845 Ci / gr) e una densità di 12,410 gr / cm3. Negli adulti il suo fattore di dose per inalazione è 6,600E-8 Sv / Bq, mentre il suo fattore di dose per ingestione è 7,000E-9 Sv / Bq. Una dose letale per inalazione di 5 Sv pesa peraltro 621,05 ngr e una dose letale per ingestione 5,86 μgr.

Nel caso si fosse trattato di 100 TBq
Una massa di rutenio 106 con un'attività radioattiva di 100 TBq
(1,00E14 Bq o 2,70 KCi) pesa 819,78 mgr (1,00E14 Bq / 1,22E14 Bq / gr =
8.20E-1 gr) e contiene 4.66E3 miliardi di miliardi di atomi (4.66E21). Questa attività corrisponde a 6,6 milioni di Sievert per inalazione rappresentando un potenziale di 1,32 milioni di dosi letali e equivale a 700 mila Sievert per ingestione per un potenziale di 140.000 mila dosi letali. Se questa contaminazione fosse suddivisa in particelle di 5 nanometri di diametro  contenente ciascuna 4.61 mila atomi che emettono un'attività radiologica di 99,08 μBq e si disintegrassero ogni 2,8 ore, richiederebbe 1,01 miliardi di miliardi per rappresentare questa attività.

Nel caso si fosse trattato di 300 TBq
Una massa di rutenio 106 con un'attività radioattiva di 300 TBq
(3.00E14 Bq è 8.11 KCl) pesa 2.46 gr (3.00E14 Bq / 1.22E14 Bq / gr = 2.46E0 gr) e contiene 1.40E4 miliardi di miliardi di atomi (1.40E22) .
Questa attività corrisponde a 19,8 milioni di Sievert per inalazione rappresentando un potenziale di 3,96 milioni di dosi letali e equivale a 2,1 milioni di Sievert per ingestione per un potenziale di 420 mila dosi letali. Se questa contaminazione fosse suddivisa in particelle di 5 nanometri di diametro  contenente ciascuna 4.61 mila atomi che emettono un'attività radiologica di 99,08 μBq e si disintegrassero ogni 2,8 ore, richiederebbe 3,03 miliardi per rappresentare questa attività.




Di seguito l'articolo del Guardian (da cui è tratta l'immagine iniziale) tradotto con "Google Translate".
Fonte originale

Il mistero della nube radioattiva sull’Europa: «Incidente in impianto nucleare in Russia o Kazakistan»
L’istituto francese Irsn: l’inquinamento riscontrato fa ipotizzare un incidente a sud degli Urali con rilascio di materiale radioattivo. «Ma la nube non ha conseguenze per salute»

Una nube radioattiva si aggira sull’Europa. Nelle ultime settimane, gli istituti di sicurezza nucleare in Europa - come riporta l’agenzia internazionale Reuters - hanno misurato livelli elevati di rutenio 106, isotopo radioattivo prodotto da scissioni di atomi che non si verificano naturalmente. Sulla nube radioattiva gli studiosi fanno un’ipotesi inquietante: i livelli riscontrati e i movimenti della coltre velenosa farebbero ritenere che un incidente sia avvenuto in un impianto nucleare situato a sud degli Urali, in Russia o Kazakistan, nell’ultima settimana di settembre. L’indicazione arriva dall’Irsn, l’istituto francese di sicurezza nucleare, che avrebbe però escluso che la fuga di materiale radioattivo sia stata originata dal malfunzionamento di un reattore nucleare. Più probabilmente, spiegano i tecnici, l’incidente sarebbe avvenuto in un sito di trattamento del combustibile nucleare o un centro di medicina che utilizza sostanze radioattive.
Nessun impatto sulla salute
Non esisterebbe, comunque, alcun pericolo di impatto sulla salute umana o sull’ambiente in Europa , ha dichiarato la stessa Irsn. Dalla Francia hanno inoltre dichiarato di non poter individuare con precisione l’origine della fuga radioattiva e l’ubicazione del sito coinvolto, ma che, basandosi sui modelli meteorologici, la zona più plausibile si trovava tra gli Urali e le Fiume Volga. Ovvero tra Russia e Kazakistan: «Le autorità russe hanno affermato di non essere a conoscenza di un incidente sul loro territorio», ha detto il direttore dell’Irsn, Jean-Marc Peres, a Reuters. Ha aggiunto che l’istituto non era ancora in contatto con le autorità kazake.

L’effetto Rutenio
Peres ha affermato che nelle ultime settimane l’Irsn e diversi altri istituti di sicurezza nucleare in Europa hanno misurato elevati livelli di rutenio 106, il cui uso è particolarmente rilevante nella medicina nucleare: si stima che la quantità rilasciata nell’atmosfera sia stata importante, tra i 100 e i 300 teraBecquerel e che se un incidente di tale grandezza avesse avuto luogo in Francia avrebbe richiesto l’evacuazione o il riparo di persone in un raggio di parecchi chilometri intorno al luogo d’incidente. I tecnici francesi hanno anche escluso - sarebbe un’altra ipotesi plausibile - che la nube sia stata originata dalla caduta di un satellite artificiale in orbita intorno alla Terra: l’Agenzia spaziale europea ha concluso che nessun satellite contenente rutenio è caduto sulla Terra durante questo periodo. Le misurazioni delle stazioni europee hanno mostrato livelli elevati di rutenio 106 nell’atmosfera della maggior parte dei Paesi europei, all’inizio di ottobre, con una costante diminuzione dal 6 ottobre in poi. L’istituto ha inoltre affermato che la probabilità di importazione in Francia o in Europa occidentale di prodotti alimentari, in particolare funghi, contaminati da rutenio 106 vicino al sito dell’incidente, è estremamente bassa.
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NEWS OTTOBRE 2017
TOPIC DEL MESE

IL PRESENTE DEGLI ALTRI CHE SARA’ IL FUTURO DA NOI



Sia da un punto di vista scientifico che culturale, “l’effetto farfalla” (Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo) ha un’importanza fondamentale. Proiettato su scala temporale, indica che  gli effetti (o conseguenze) di situazioni che distrattamente viviamo nel presente,  o che ci circondano nella nostra più totale indifferenza, sono proiettati - volenti o nolenti - nel nostro futuro e rappresentano il lascito etico per chi verrà dopo di noi.
E’ una convinzione che, comprensibile o meno, è sempre alla base delle scelte di Mondo in cammino che ha individuato e scelto gli ambiti del proprio agire sulla base degli effetti che potrà avere il presente battito d’ali e che, nelle fasi più estreme, potrà avere anche risultati irreversibili per il nostro pianeta.
Questi ambiti sono
- il tema ambientale
- il tema del nucleare (al primo strettamente connesso)
- il tema del patrimonio genetico (connesso ai due precedenti)
- il tema dei conflitti
- il tema dei diritti umani (a tutti gli altri ambiti precedenti connesso)
Ad ognuno di questi temi fa riferimento il proprio opposto e tantissime correlazioni: dalle più evidenti (pensiamo a pace/guerra) a quelle più indirette o celate o dissimulate (pensiamo ai migranti e al patrimonio genetico che unisce tutti gli umani, indipendentemente dalle latitudini). Ci sono poi altri temi, non indicati, che di volta in volta possono correlarsi o essere scelti singolarmente per azioni precise, ma che riconducono ai temi che MIC considera  fondamentali o a cui i sottotemi devono fare riferimento per non perdere la propria visione d’insieme e inclusiva. E c’è una continuità sottesa a tutti questi temi e che, a saperla ben vedere e interpretare, è l’essenza che c’è in ognuno di noi: il rimanere umani, sia nel senso di sentimenti che di sopravvivenza.

In questa ottica vanno letti i progetti di MIC, superando il dualismo nazionale/internazionale, locale/mondiale, distante/vicino, mio/altrui, bensì unendo la singolarità di ogni tema con l’interdipendenza a cui esso richiama, in un circolo virtuoso che tutto alimenta e tutto tiene assieme e che conferma che il presente che vediamo negli altri è già parte di un nostro futuro che non sappiamo,  o non ancora (o non vogliamo), vedere, ma che ci condizionerà.

Così vanno letti e intesi i progetti che MIC ostinatamente  pone o ripropone in ogni momento dell’anno e in quest’autunno.
Diverse volte le campagne/proposte di MIC richiedono un necessario contributo per il loro sostegno: il problema non sta, però, nel non proporle o di correre il rischio di sovrapporle, perché se necessitano non si possono eludere.  La capacità è quella di individuare le soluzioni: queste , per l’associazione, coincidono con le modalità di conduzione della campagna in corso, mentre per ogni soggetto dipendono dalla propria sensibilità e capacità  di scelta nei confronti dei progetti (singoli o associati) proposti, tenendo – però - ben presente (ed è la fondamentale chiave di lettura) che in ognuno di essi c’è un altrui presente che, sulla base delle risposte che vi sapremo dare o della consapevolezza che acquisiremo nei suoi confronti, diventerà inevitabilmente il nostro futuro o quelle delle prossime generazioni.

PROGETTI
VLADIK UNO E TUTTI”. Vladik è un bambino di 2,5 anni che vive a Ivankov (Ucraina). E’ affetto da neuroblastoma, conseguenza diretta dell’effetto del fallout di Chernobyl. Ha il destino segnato, ma qualcosa si può fare per permettergli un futuro dignitoso, anche grazie alla possibilità di cure specialistiche. Prima riusciremo ad assicurargliele, maggiore sarà la capacità e possibilità che avrà – con capacità fisiche, strumenti e metodologie adeguate ed acquisite - per fare fronte alla vita.  Servono,come primo obiettivo, 9.000 euro nel più breve tempo possibile. Prima di scegliere come e quanto aiutare, ovvero di mettere doverosamente in moto  il cuore, si prega di leggere il progetto per capire che “Vladik è uno e tutti” e per comprendere quanto riguarda altri bambini e quanto – anche e senza sconti - noi.
OLTRE RADINKA”. Nella recente missione di settembre in Ucraina, accompagnati dai due giornalisti Angelo De Luca e Alice Martinelli, abbiamo consegnato i soldi per assicurare, almeno fino alla primavera, il diritto al cibo ai bambini delle scuole di Radinka e Volodarka. Ma la realtà è drammatica: più prendiamo consapevolezza del danno arrecato dalla mancanza di un’alimentazione adeguata, più ci accorgiamo del danno genetico, correlato al fallout radioattivo,  che causa decine di morti nei giovani di questi territori. Al proposito si prega di leggere: “Nei bambini di Chernobyl c’è il futuro di noi tutti (nessuno escluso)”. Ma nelle province di Polesie e Ivankov, le più colpite dal fallout di Chernobyl, ci sono ancora 1.600 bambini che non possono accedere al diritto al cibo e che soffrono il digiuno durante la permanenza a scuola. Una di queste realtà, è quella drammatica del villaggio di Rakhovka, dove esiste una scuola di 51 bambini a poche centinaia di metri di distanza dalla sbarra che li divide dall’assoluta zona di esclusione di Chernobyl. Una realtà di povertà ed emarginazione che ha bisogno di aiuto. E’ chiaro che non si potrà provvedere per tutti, ma l’obiettivo è raggiungere più bambini possibile ed assicurare il maggiore numero di giorni di mensa scolastica. Per questo il progetto Radinka deve continuare e continuerà con maggiore convinzione. Bastano 30 centesimi al giorno (60 euro per un anno scolastico) per cambiare le condizioni di vita di un singolo bambino. (vedi anche QUI).
IL DOPOSCUOLA DI DUBOVY LOG”. Questo progetto è la versione del progetto “Oltre Radinka” sul versante bielorusso. Se, sul fronte ucraino, sembra di assistere ad un disinteresse da parte dello stato, su quello bielorusso, invece e paradossalmente,  si assiste ad un interesse speculativo dello Stato volto ad assicurare i residenti del cessato pericolo radioattivo. Ma Dubovy Log è una delle peggiori realtà abitate in cui permangono livelli di altissima contaminazione (fra i 10 e i 15 Ci/Km2) a 31 anni di distanza dal fallout di Chernobyl e nella quale gli abitanti, fra cui i bambini, vivono in un isolamento fisico che non offre alternative al ritmo monotono delle ore che scandiscono le loro giornate e aggrava, oltre che il loro stato di immunodepressione, la possibilità di coltivare relazioni umane e sociali. Il progetto è riuscito a partire grazie alla sua “adozione” da parte dell’associazione AABB (Associazione Accoglienza Bambini Bielorussi) di Montagnana (PD) . Resta ancora scoperti il finanziamento di alcuni mesi per assicurare la continuità del doposcuola (circa 3.000 euro).

VLADIK UNO E TUTTI”, “OLTRE RADINKA”, “IL DOPOSCUOLA DI DUBOVYL LOG” sono la faccia della stessa medaglia, ovvero la dimostrazione del danno causato dalla follia nucleare soprattutto sui bambini. Ma ognuno di questi 3 progetti rappresenta - su scala minore - il possibile scenario (in particolare modo per quanto riguarda le conseguenze sul patrimonio genetico) di un futuro che potrà essere presente anche da noi fra qualche generazione se non saremo in grado di prendere provvedimenti e, in base a quanto ora ci viene rappresentato da queste realtà di sofferenza, sviluppare una cultura, - unitamente a metodologie e azioni - per una efficace prevenzione. E’ per questo che, da un punto di vista pratico, può essere devoluto anche un contributo complessivo per tutti i progetti con la causale generica: “Per i bambini di Chernobyl”.

LA PACE SVETTA”. Dopo l’accoglienza a luglio di tre giovani, più l’accompagnatore, provenienti dalle regioni conflittuali della Cecenia, Inguscezia e Ossezia del Nord, sta per entrare nel vivo il progetto rivolto alla riconciliazione interetnica ed interreligiosa e che, nella prossima estate, vedrà la realizzazione di un campus, sul monte Elbrus, con giovani di diverse realtà nord caucasiche. In un’Europa in cui aumentano tensioni autonomiste o legate ai flussi migratori e in cui crescono le fasce di emarginazione sociale e la  povertà, il progetto pone all’attenzione le possibilità per prove di dialogo locale  e propone modalità esperienziali per evitare peggiori ricadute nel resto dell’Europa  perché – sì, non dimentichiamolo! – il Caucaso del Nord è parte dell’Europa. Anche questo, pertanto. è un progetto che ci riguarda. Il sostegno per il progetto ammonta  a circa 10.000 euro per il primo anno. La causale è “Elbrus” o “Campo interetnico”.

CAMPAGNA
COMUNITA’ EUROPEA E SEPOLCRI IMBIANCATI”. Al link viene evidenziato come si è sviluppata, dopo l’interesse di alcuni eurodeputati, la denuncia di  MIC sulla nuova Chernobyl che minaccia l’Europa e sul cibo contaminato che in essa circola.

APPUNTI SPARSI
TERREMOTO IN CENTRO ITALIA”. Con il mese di settembre si è conclusa la campagna “Non lasciamoli soli” a favore delle popolazioni colpite dal terremoto dell’agosto e dell’ottobre scorso nel Centro Italia. I due progetti scelti da MIC sono stati realizzati: il 6 settembre è stata inaugurata la “Cucina mobile” a Pievebovigliana” e il 30 settembre, a Cupi, vi è stata l’inaugurazione della nuova sede del caseificio per il quale  MIC ha contribuito con l’acquisto del pastorizzatore. Il progetto “Non lasciamoli soli” ha raccolto oltre 100.000 euro.

PROPOSTA PER SCUOLE E ASSOCIAZIONI”. E’ disponibile, gratuita e dotata di facili pannelli di montaggio (senza dovere, quindi, usufruire di altre superfici di appoggio o sostegno) la mostra fotografica “OLTRE L’ETERNITA. Chernobyl fra immagini e riflessioni” di Massimo Matta. Le modalità, che trovate riportate al link,  sono indicative e  trattabili contattando info@mondoincammino.org o il 366 2089847

ALTRE ATTIVITA’ DI MONDO IN CAMMINO”. Consultabili sui siti associativi: www.mondoincammino.org; www.progettohums.it; www.progettokavkas.it

Grazie per l’attenzione.
La segreteria di Mondo in cammino.
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Redazione / PROGETTO "VLADIK: UNO E TUTTI". Il diritto ad un futuro dignitoso
« Ultimo post da massimo il 06 Ott 17, 13:32:36 pm »
VLADIK, UNO E TUTTI: Il diritto ad un futuro dignitoso



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PRESENTAZIONE
Vladik è nato il 02/02/2015 ad Ivankov (Ucraina), una delle provincie maggiormente colpite dal fallout di Chernobyl. Vladik è affetto da neuroblastoma, un tumore  dell’infanzia che ha origine nel sistema nervoso simpatico e che, nella maggior parte dei casi, conduce a metastasi scheletriche e del midollo.

Vladik è già stato operato alla colonna vertebrale ed ha eseguito cicli di chemioterapia. Tuttora non cammina, non tiene la posizione eretta ed è incontinente. Anna, sua mamma, non lavora e ha speso tutto quanto aveva per le cure del figlio.  Fra breve non avrà più diritto a parte dei sussidi statali che riceve, peraltro insufficienti per fare fronte alle necessità del bambino, come l’acquisto dei pannolini. La speranza per un futuro dignitoso per Vladik risiede nella possibilità di effettuare cure specialistiche. Ma Anna non può permettersele perché il costo si aggira sui 9000 euro.

Nell’ultimo viaggio in queste terre contaminate, a pochi chilometri di distanza da Vladik, abbiamo incontrato Alexej, anche lui affetto da neuroblastoma ed anche lui operato. Ma a lui la chemioterapia ha tolto la capacità di parlare, lasciandolo muto.

Vladik e Aleksej non sono casi sporadici. L'incidenza del neuroblastoma, dopo il fallout di Chernobyl, è cresciuta proporzionalmente alla contaminazione del suolo con il cesio radioattivo liberato dall’incidente nucleare. Questa relazione di dose-effetto è presa come prova della connessione causale con il disastro nucleare1.

I casi riscontrati direttamente dai volontari di Mondo in cammino nella sola provincia di Ivankov corrispondono, se rapportati alla popolazione residente, ad un’incidenza di 200 casi per milione – a fronte di una media mondiale 25 volte inferiore, pari a 8/10 casi per milione. Anche a volerlo ridimensionare, questo dato rappresenta, in ogni caso, un’enormità rispetto alla media dell’incidenza mondiale.

E il neuroblastoma – che origina da un danno genetico – non è purtroppo l’unica afflizione di queste persone: il lavoro del professor Bandazhevsky, che ha eseguito, dal 2014 al 2016, uno screening sullo stato di salute2 di oltre 3.000 bambini, ha mostrato l’incidenza del danno diretto, causato dal fallout liberatosi dalla centrale esplosa, al loro patrimonio genetico. Oltre all’effetto diretto dei radionuclidi sui vari tessuti umani (tumori a tutti gli apparati e organi, fra cui quelli tiroidei in prepotente ripresa), i bambini soffrono di mutazioni genetiche che causano loro patologie cardiache e di altro tipo che esplodono tra i 25 e i 35 anni, determinando non solo un’alta mortalità in questa fascia di età, ma compromettendo il futuro e la sopravvivenza nei territori in cui vivono.

Questo riscontro non è nient’altro che l’espressione di un genocidio lento e silente che, a più di 30 anni di distanza dall’incidente nucleare, si sta manifestando proprio ora nei territori contaminati trasformando i superstiti, e i loro figli, in nuove vittime.

E così, tragicamente, Vladik - nuova vittima - non rimane più solo. Vladik diventa “uno e tutti assieme”.

Vladik sono tutto i bambini di Chernobyl che, a gradi diversi di gravità, soffrono delle conseguenze dovute all’’immunodepressione indotta dai radionuclidi. Ma Vladik è anche tutti noi. Infatti, nella provincia di Ivankov si sta verificando, su scala minore, ciò che fra qualche generazione potrà riguardarci: la migrazione del “danno nucleare” che ora sta cambiando la genetica della popolazione della provincia in cui Vladik vive, oltre che di tutte quelle (bielorusse e russe incluse) sottoposte tutt’oggi ad un ricircolo locale con ricadute significative di radionuclidi, ci anticipa e indica le future mutazioni che lentamente potranno comparire in ogni essere umano, perché - da Hiroshima in poi - tutti siamo stati sottoposti, e continuiamo ad esserlo, ad un fallout continuo e alla pericolosità delle basse dosi di radiazione, le stesse che, ancora più subdolamente e con la stessa insidia – già nel nostro distante presente - agiscono come quelle che sono nel cortile dell’ isba di Vladik.

Intervenire per Vladik significa, quindi, intervenire per tutti, così come cercare di intervenire per più bambini possibile significa farlo, oltre che per noi, anche per Vladik: è un circolo virtuoso in cui si rispecchia il destino di un’unica umanità accomunata – al di là del colore della pelle e delle latitudini – da un identico patrimonio genetico che è da preservare, così a Ivankov come a casa nostra.

Si tratta di compiere un atto di generosità che, unendo cuore e testa, sia in grado di declinarsi anche verso un sentimento di gratitudine nei confronti di  Vladik, e di tutti gli  altri bambini di Chernobyl, per averci ricordato ancora una volta le tragiche conseguenze del nucleare.

La realtà di Vladik è un monito concreto ed evidente che scoperchia e affossa le bugie e la minimizzazione del rischio nucleare con cui, l’AIEA3 e la lobby nucleare, vogliono ovattare e narcotizzare le nostre  coscienze.

E’, pertanto, delittuoso per tutti gli altri Vladik futuri, non opporsi – ognuno con le proprie modalità e possibilità – alla follia nucleare: Vladik, con la sua sofferenza, ci ha già indicato e ci indica quale futuro dobbiamo scegliere.

Aiutiamo Vladik e tutti quelli come lui: basta poco da tutti. E’ un imperativo a cui non possiamo sottrarci: per loro ora, per noi dopo.
______________________________
1Secondo lo studio effettuato in Germania da Michaelis J. et al [1993]: Fall-Kontrollstudie zum Anstieg der Neuroblastom-Inzidenz für im Jahr 1988 geborene Kinder; Medizinische Informatik, Biometrie und Epidemiologie 76/1993. Strahlentelex, 166- 167/1993, p. 4, Dr. Hayo Dieckmann, Tschernobylfolgen auch in Deutschland messbar.
Report: https://ippnw.de/commonFiles/pdfs/Atomenergie/Tschernobyl/Report_TF_3005_en_17_screen.pdf
2 http://www.progettohumus.it/include/chernobyl/dintorni/banda/SecondaGenerazioneChernobyl.pdf
3 Agenzia Internazionale Energia Atomica


OBIETTIVI
Supportare finanziariamente e nel percorso di cura, in relazione alle patologie, le situazioni di fragilità socioeconomica, fra cui - per ragioni di tempistica - rientra prioritariamente quella di Vladik, e raggiungere il maggior numero possibile di bambini afflitti da tumori e sindromi da immunodeficienza che afferiscono come follow up all'ospedale di Ivankov (Ucraina).

PROMOTORE DEL PROGETTO
Mondo in cammino

PARTNERS/COLLABORAZIONI (in costante aggiornamento)
Direzione Sanitaria dell'Ospedale di Ivankov, provincia omonima, regione di Kiev, Ucraina (il Direttore Sanitario, Oksana Kadun, collabora già nel progetto "Oltre Radinka"; Centro "Ecologia e Salute" di Kiev del prof. Bandazhevsky, con cui MIC è già partner; Associazione UBB, Ukrainian Philanthropic Marketplace (https://ubb.org.ua/), i cui volontari già seguono e supportano Vladik e sua mamma Anna nelle attività quotidiane e cureranno gli aspetti logistici dell'eventuale proseguimento delle cure in un centro specialistico (così come per i casi di altri bambini) in collaborazione con Mondo in cammino.

PIANO FINANZIARIO
Prima fase: termine massimo 15/12/2017. Obiettivo minimo da raggiungere: 9.000 euro, corrispondenti alle cure specialistiche per Vladik.
Seconda fase: termine ultimo 31/03/2018. Obiettivo auspicabile da raggiungere: 20.000 euro. La cifra che verrà raccolta fra i 9.000 euro destinati a Vladik e gli auspicabili 20.000, sarà destinata a casi specifici che verranno individuati in collaborazione con la Direzione Sanitaria di Ivankov e il Centro "Ecologia e Salute" e  resi pubblici in questa pagina.
NB: A Mondo in cammino spetta la conservazione della documentazione clinica dei casi che verranno seguiti (quella del neuroblastoma di Vladik è già in possesso dell'associazione). Potrà essere divulgata ad esperti del settore - o sulla base di motivata ragione - solo in seguito a richiesta specifica e autorizzazione alla divulgazione da parte di chi ne detiene la potestà.

COME CONTRIBUIRE
CAUSALE: - "Vladik", oppure "Progetto Vladik", oppure "Bambini ammalati" o qualsiasi altra voce che possa ricondurre al progetto specifico

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VERSAMENTI IN POSTA:
C.c.p.: 000002926169 - IBAN postale: IT 76 U 07601 01600 000002926169 intestato a: Organizzazione di volontariato "Mondo in cammino"

VERSAMENTI IN BANCA:
Codice IBAN - IBAN: IT 44 W 05018 01000 000000512770 - Swift Code/BIC (per bonifici dall'estero - for foreign countries): CCRTIT2T84A - Banca Popolare Etica, Via Saluzzo 29, 10025 Torino. Intestato a: Organizzazione di volontariato "Mondo in cammino"

Codice IBAN – IBAN: IT 17 R 08833 30261 000110111496  -  Swift Code/BIC (per bonifici dall'estero - for foreign countries): CCRTIT2TCSS- BANCA DI CREDITO COOPERATIVO (BCC) DI CASALGRASSO E SANT'ALBANO STURA, Agenzia 11, via Dante 9, 10022 Carmagnola (TO). Intestato a: Organizzazione di volontariato "Mondo in cammino"

CARICAMENTO CARTA POSTEPAY DI MONDO IN CAMMINO:
numero carta: 4176 3106 8168 0883 (codice fiscale: BNFMSM53A09H835M). Dopo la donazione scrivere a info@mondoincammino.org indicando sia la causale che il donatore (la carta postepay non dà nessun riferimento)

TRASPARENZA
Ogni donazione, indipendentemente dall'importo, verrà riportata di seguito in questa pagina (nel termine massimo di una settimana dall'evidenza formale sui conti associativi), come è ormai tradizione consolidata di Mondo in cammino per ogni campagna che è stata messa in atto. Verranno riportati: data, importo, sigla di nome e cognome del donatore (se non anonimo), città del donatore (uniche eccezioni nel caso non sia nota la località o se non trascritta negli estratti ufficiali dei conti associativi).   

INFO
INFO: 366 2089847 - info@mondoincammino.org
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DONAZIONI

   DATA           IMPORTO                            DONATORE                                               LOCALITA'
10/10/2017   100,00 euro                               L. D.                                              VIMODRONE - MI
10/10/2017   455,80 euro                                J. C.                                              USA
12/10/2017   200,00 euro                              I. R. G.                                            BRUSCIANO - NA
15/10/2017     50,00 euro                            E. A. D. G.                                        TORINO - TO
15/10/2017     20,00 euro                                M. C.                                            ENEMANZO - UD
15/10/2017     20,00 euro                           D. D. R. C.                                         SAN VITO DI CADORE - BL
16/10/2017     20,00 euro                              M. P. V.                                           ROMA - RM
17/10/2017   200,00 euro                          S. I.  e M. S.                                        BUTTAPIETRA - VR
24/10/2017   200,00 euro                              M. C. G.                                           VEDUGGIO - MI
25/10/2017   250,00 euro                                 G. N.                                            ROSIGNANO SOLVAY - LI
27/10/2017     50,00 euro                             E. A. D. G.                                        TORINO - TO
27/10/2017     20,00 euro                                 E. G.                                             BREMBATE - BG
28/10/2017     30,00 euro                                 E. P.                                             MERATE - LC
30/10/2017     50,00 euro                                 Y. M.                                            PIEVE EMANUELE - MI
10/11/2017     50,00 euro                                 G. T.                                             MIRANO - VE
10/11/2017     50,00 euro                                 R. F.                                             LUGO - RA
13/11/2017     50,00 euro                                 A. C.                                             MELBOURNE - AUSTRALIA
14/11/2017     50,00 euro                                 R. V.                                             SELVAZZANO DENTRO - PD
14/11/2017   100,00 euro                                 A. M.                                             PARMA - PR
14/11/2017   300,00 euro                                 T. G.                                             CARMAGNOLA - TO
14/11/2017     50,00 euro                              G. C. D.                                            VALDAGNO - VI
15/11/2017     50,00 euro                                 E. M.                                             LOSANNA - SVIZZERA
.....................................
TOTALE: 2365,80 euro
COMMISSIONI: 13,66
(banche, poste, Paypal, ecc.)
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NEI BAMBINI DI CHERNOBYL C’E’ IL FUTURO DI NOI TUTTI (nessuno escluso)



La recente visita al cimitero di Ivankov, nelle terre ucraine contaminate di Chernobyl, mi ha sconvolto il cuore e la mente: tombe di giovani disseminate in quel tipico ordine sparso che le contraddistingue e che conferisce un senso  di maggiore intimità e contatto con la natura, da cui tutto parte e a cui tutto ritorna.

Uno spartiacque invisibile traccia un doloroso percorso e si apprezza nitidamente in un punto preciso: l’anno 1986. Prima, le date scolpite sulle lapidi paiono seguire un loro “normale” ciclo: le morti delle persone anziane e vecchie predominano, come è lecito attendersi. Dopo il 1986 c’è, invece, un incremento notevole di tombe di giovani la cui vita risulta spezzata fra i 25 e i 35 anni.

A saperla leggere, più di tanti trattati scientifici e di inutili discussioni fra le opposte fazioni, questa è la triste eredità di Chernobyl.

La visita al cimitero cambia il senso finora dato ai “bambini di Chernobyl”: i loro occhi diventano, infatti, quelli nostri che devono responsabilmente rimanere aperti verso uno spazio temporale che va oltre la tempistica burocratica imposta dalla legislazione sull’accoglienza.

Ormai il dado è tratto: il danno della radioattività ha cominciato a sgretolare il patrimonio genetico di quella che è ormai la seconda generazione dei bambini di Chernobyl, colpendo fra i tanti, i geni deputati alla sintesi del ciclo dei folati, fra cui la vitamina B12. La compromissione di questi geni determina un aumento dell’omocisteina, un amminoacido considerato un fattore di rischio a sé stante perché, indipendentemente dalla presenza di altri fattori predisponenti, è in grado di causare da solo un pericolo maggiore per patologie come l’aterosclerosi, l’ictus, gli infarti del miocardio ai quali, il più delle volte, si associano anche trombosi venose, embolie polmonari, malformazioni fetali, decadimenti senili, fratture spontanee.

Se al follow up del professor Bandazhevsky che ha scoperto, in più della metà dei bambini seguiti e che vivono nelle zone contaminate dal fallout di Chernobyl, un aumento dell’omocisteina, si aggiunge l’effetto diretto dei radionuclidi nell’insorgenza dei tumori, senza – peraltro -  dimenticare  gli stili di vita (alcolismo, tabagismo, ecc.),  si spiega la tragica realtà delle tombe.

Con molta facilità e qualunquismo qualcuno potrà affermare: “Ma sono passati più di 31 anni da quel 26 aprile 1986!”.

Al contrario, le tombe ci indicano che qualcosa di più dovevamo fare in questi 31 anni e, soprattutto, che non è più tempo di ritardi.

Bisogna rivolgere, con maggiore consapevolezza e rigore, la nostra attenzione verso l’alimentazione e gli stili di vita delle popolazioni che vivono in questi territori. E direttamente in loco! Non abbiamo più alibi: solo così possiamo assicurare un futuro a coloro che adesso sono bambini.

Ma non solo il cibo pulito e le raccomandazioni alimentari devono diventare la stella polare di una prevenzione che, ora più che mai, non ammette indugi. In quelle “giovani” tombe non ci sono solo le stimmate di un genocidio che lentamente si sta affermando se non sapremo porvi rimedio, ma il monito verso il futuro di noi tutti.

Nelle regioni contaminate di Chernobyl (vuoi che siano quelle dell’Ucraina, come quelle della Bielorussia e della Russia) si sta verificando in piccolo quello che fra qualche generazione potrà riguardare noi tutti. Infatti quella migrazione del “danno nucleare” che ora sta cambiando la genetica delle popolazioni sottoposte ad una ricaduta locale ancora pesante di radionuclidi, indica le future mutazioni che lentamente potranno comparire in ogni individuo dell’umanità, sottoposta, da dopo Hiroshima, ad un fallout continuo ed infinito,  alla pericolosità delle bassi dosi di radiazioni che molto più progressivamente e subdolamente agiscono di quanto facciano a poche migliaia di chilometri di distanza.

E’ questo, infatti, il destino di un’unica umanità, accomunata – al di là dei colori della pelle e delle latitudini – da un identico patrimonio genetico.

Non facciamo che il nostro orizzonte sia limitato, perché c’è qualcosa di molto più importante oltre le ideologie che vogliono imporre muri, alzare barricate, imporre dei distinguo, pur con tutte le ragionevoli misure che è doveroso assumere per governare con intelligenza e senso di responsabilità i processi che man mano si presentano!

Chernobyl, più che mai, è ora; più che mai, è presente.

Prima del famigerato accordo del 28 maggio 1959 fra l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) che ha sancito il potere di veto e di censura di quest’ultima verso la prima in merito alla diffusione di notizie sanitarie derivanti da incidenti nucleari, l’OMS riuniva un gruppo di brillanti esperti nel settore della genetica, compreso il vincitore del Premio Nobel per la genetica, H.J. Muller. 

Questo gruppo ha collettivamente messo in guardia la comunità scientifica, nei confronti del rapido sviluppo dell’ industria nucleare e nel 1956 affermava: “ Il patrimonio genetico è il bene più prezioso dell’ essere umano. Esso determina la vita dei nostri discendenti, lo sviluppo sano ed armonioso delle generazioni future. In qualità di esperti, noi affermiamo che la salute delle future generazioni è minacciata dallo sviluppo crescente dell’ industria nucleare e dalle fonti di irraggiamento nucleari... Stimiamo ugualmente che le nuove mutazioni che si manifestano negli esseri umani avranno un effetto nefasto su di loro e sulla loro discendenza”.

E lo dicevano, con preveggenza, più di 60 anni fa, senza aspettare che vi fosse il riscontro dell’omocisteina!

Riusciremo ancora a rimanere sordi ed indifferenti?

Massimo Bonfatti presidente di Mondo in Cammino

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02.09.17 Il comunicato stampa di MIC in seguito alla risposta della Commissione Europea sulla centrale di Ivankov.

Comunità Europea e sepolcri imbiancati.
Sulla centrale a biomasse di Ivankov (Ucraina).

Comunicato Stampa di Mondo in Cammino
(in calce la prima interrogazione parlamentare, la successiva risposta della Commissione Europea e, in seguito a questa, la seconda e prioritaria interrogazione parlamentare del primo settembre 2017)

Dopo l’articolato Dossier di Mondo in Cammino sulle emissioni e sullo stato di radiocontaminazione causato dalla centrale a biomasse di Ivankov, in Ucraina (CLICCA QUI), che  - oltre ad un nuovo fallout radioattivo aggiuntivo a quello di Chernobyl – contamina, attraverso la dispersione e distribuzione della propria cenere radioattiva, terreni agricoli dedicati alla produzione di cibi per l’alimentazione umana e animale esportati anche nel resto della Comunità Europea, in data 07/05/17  i deputati Dario Tamburrano (EFDD), Ignazio Corrao (EFDD), Marisa Matias (GUE/NGL) e Xabier Benito Ziluaga (GUE/NGL) hanno presentato una interrogazione alla Commissione Europea in cui veniva chiesto espressamente come era stato possibile finanziare una siffatta centrale da parte della Banca Europea, quali misure la Commissione intendesse assumere sia per prevenire l’importazione nella UE di alimenti radioattivi dall’Ucraina e sia per eliminare, più in generale, i rischi provenienti da quel paese.
La risposta, come al solito, si è fatta attendere ed è giunta solo in data 18/08/17 da parte di Neven Mimica a nome della Commissione, manifestando toni e dati ipocriti direttamente proporzionali al ritardo della presa in considerazione dei quesiti posti (seppure, secondo la routine parlamentare europea, la risposta sia stata licenziata nei tempi previsti dalla prassi; per noi, invece, comuni ed “emotivi” mortali, la questione avrebbe dovuto essere presa in seria e subitanea considerazione, senza percorrere i tempi della burocrazia in quanto formalità non sempre fa rima – se non grammaticalmente - con dovuta tempestività e verità).
Ecco come, sin dall’inizio, i sepolcri imbiancati risplendono nella risposta:
Il progetto menzionato dagli onorevoli deputati è stato finanziato mediante un prestito della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo nell'ambito dello Strumento di finanziamento per l'energia sostenibile in favore dell'Ucraina (USELF). Poiché per questo progetto non sono stati stanziati fondi direttamente dalla Commissione, essa non è nella posizione di rispondere alle domande 1 e 3, e consiglia di rivolgerle direttamente alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo attraverso il suo meccanismo di gestione dei reclami sui progetti”.

Nemmeno il più ingenuo degli esseri umani potrebbe credere all’assenza di relazioni fra la Commissione Europea e la Banca Europea e, qualora risultasse anche formalmente vero quanto sostenuto nella risposta, cosa avrebbe potuto impedire alla Commissione l’acquisizione di tutti gli elementi per una risposta adeguata e coerente all’importanza e cogenza dei quesiti posti per tutta la Comunità Europea? Ma, nonostante questa “non risposta”, la formalità costringe, suo malgrado, il relatore a contraddirsi: viene, infatti,  rimarcato un aspetto importante, ovvero che per il progetto della centrale a biomasse si è trattato di uno “Strumento di finanziamento per l'energia sostenibile in favore dell'Ucraina”. Viene, di fatto, ammessa la “conoscenza” del problema da parte della Commissione, ma soprattutto viene esternato il colpevole disinteresse: come è possibile, infatti, che nessun dubbio sia venuto all’estensore della risposta, o meglio ai burocrati suggeritori, nel sostenere candidamente che il progetto della Banca Europea sia stato uno “Strumento di finanziamento per l'energia sostenibile” dopo i dubbi posti dall’interrogazione dei parlamentari? Il buon senso avrebbe auspicato che un buon politico (soprattutto un amministratore dei destini e della salute dei cittadini europei) avesse almeno voluto vederci chiaro, partendo unicamente dal fatto che l’ubicazione della centrale a biomasse è stata progettata ai confini della zona di esclusione di Chernobyl , di fatto assoggettandola all’impiego di legna dalle circostanti foreste contaminate. Bisogna poi stendere un velo pietoso laddove si ha il coraggio di  nominare “energia sostenibile”, quando sia la logica che tutti gli accertamenti e le perizie tecniche hanno sostenuto l’incompatibilità della costruzione della centrale a biomasse a Ivankov.

Il documento continua con lo stesso tenore:
Nel 2008 il Consiglio dell'Unione europea ha adottato il regolamento (CE) n. 733/2008  relativo alle condizioni d'importazione di prodotti agricoli originari dei paesi terzi a seguito dell'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Cernobil. Secondo tale regolamento, i livelli massimi di cesio radioattivo ammissibili nei prodotti agricoli importati da paesi terzi, tra cui l'Ucraina, devono essere controllati dallo Stato membro importatore prima dell'immissione in libera pratica sul territorio dell'Unione europea”.

Sono affermazioni che lasciano di sasso, come se il problema del fallout di Chernobyl fosse solo ucraino, e non anche dell’Europa tutta, se non dell’intera umanità. Tradotto in termini non politichesi, l’affermazione sostiene in forma indiretta, ma sostanziale, che non è lecito intervenire, o meglio, toccare gli interessi di un paese terzo, anche se questi stessi interessi sono di tutta la collettività mondiale. Niente di più farisaico quando si sa che l’inviolabilità è estremamente opzionale se rapportata agli interessi delle parti in gioco. Se – giustamente - i diritti valgono in quanto tali  e per proteggerli vengono assunti meccanismi di vario tipo, come quelli sanzionatori per esempio, significa che lo sforzo ideale sotteso dovrebbe tendere a certificarne la inviolabilità. Allo stesso modo, dovrebbe, pertanto, essere considerato inviolabile il diritto alla salute di tutti i cittadini della Comunità Europea messo in pericolo dalla circolazione di cibi contaminati dal fallout di Chernobyl potenziato da quello dalla centrale di Ivankov o dall’assunzione di cibo derivante da terreni agricoli fertilizzati con la cenere radioattiva prodotta dalla centrale stessa. Di conseguenza perché non assumere i dovuti provvedimenti? Lo richiede la logica e la coerenza che dovrebbero essere propri della Commissione Europea che con rigore dovrebbe assumere o fare assumere misure efficaci affinché vengano messi in atto controlli all’origine o vengano adottati e standardizzati, in ogni paese membro della Comunità, idonei e severi controlli a campionatura per ogni ingresso di prodotti agricoli e alimentari dall’Ucraina. Affermare genericamente che i controlli debbano essere assunti dallo Stato membro importatore, significa - in sostanza - ammettere indirettamente la sussistenza dell’importazione di potenziale cibo contaminato perché si sa che le attuali maglie di controllo sono molto larghe e per lo più tendenti a fare prevalere altri interessi, ovvero quelli mercantili a scapito di quelli riguardanti la salute.  Cosa si dovrebbe affermare, altrimenti, in merito alle enormi importazioni di grano dalle regioni ucraine contaminate dal fallout di Chernobyl? Affermazione troppo generica? Provate, allora, a fare una sovrapposizione fra zone di importazione e mappa del fallout di Chernobyl: più semplice di così!

Alla fin fine, solo una cosa è chiara: la Commissione Europea vuole mettere una pietra tombale sui fatti connessi alla centrale a biomasse di Ivankov. D’altronde il problema negli anni si è incancrenito ed è diventato sempre più complesso: ammesso (ma non concesso) che gli iniziali intenti della Banca Europea si fondassero sulla buona fede, ora essi stessi si sono intrecciati a quelli dei nuovi oligarchi che gestiscono la centrale a biomasse e per i quali l’obiettivo principale è la reddittività della centrale: essa è redditizia per il solo fatto di funzionare, indipendentemente da come possa funzionare, ovvero da che tipo di legname possa utilizzare e di come smaltisca la propria cenere radioattiva. Per questi nuovi padroni del vapore, è imperativo che non cambino le attuali leggi ucraine, quelle che loro stessi indirizzano e che non hanno mai previsto, non prevedono e non tendono a prevedere i livelli massimi ammissibili di contaminazione per gli incenerimenti industriali di enormi quantità di legname. Questi signori potranno continuare ad affermare: “Nessuno ci può accusare di contaminare perché nel merito noi rispettiamo in tutto e per tutto le leggi: siamo per la legalità!”.
Ma si tratta di una falsa legalità perché rispettano leggi che non esistono e, come insegna questa triste vicenda della centrale a biomasse di Ivankov, ci indica – e nel contempo accusa - di come e quanto siano farisaici  gli atteggiamenti tenuti sia della Commissione che della Banca Europea tesi a far loro voltare la testa dall’altra parte.

Cosa che noi non faremo!

Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino
www.mondoincammino.org



L'interrogazione dei parlamentari europei in italiano e inglese
in italiano
Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-003384/2017/riv.1
alla Commissione

Articolo 130 del regolamento

Dario Tamburrano (EFDD), Ignazio Corrao (EFDD), Marisa Matias (GUE/NGL) e Xabier Benito Ziluaga (GUE/NGL)

Oggetto:   Centrale termoelettrica a biomassa e radioattività in Ucraina

Nel 2013 la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) ha concesso un prestito di 15,6 milioni di EUR per finanziare lo sviluppo, la costruzione e il funzionamento di una centrale termoelettrica a biomassa a Ivankiv, in Ucraina . Secondo le informazioni e i documenti raccolti dalla ONG italiana "Mondo in Cammino", la centrale brucia ogni giorno fino a 641,76 tonnellate di legno contaminato dalla ricaduta radioattiva di Cernobil. Parte del legno proviene dalla zona di esclusione di Cernobil. Ogni 100 kg di legno bruciato producono 1 kg di ceneri, con un tenore medio di radioattività pari a 3 000 Bq/kg. Le ceneri sono poi distribuite ad imprese locali come fertilizzanti. L'impianto non ha superato le analisi degli esperti in materia di sicurezza radioattiva e sembra non disporre di filtri per contrastare le emissioni nell'atmosfera.
La radioattività non si ferma alle frontiere e la radioattività nel suolo (o nei fertilizzanti) viene assorbita dalla vegetazione e contamina gli alimenti.
In tale contesto si chiede alla Commissione quanto segue:
1.   Come è possibile che la BERS consenta il finanziamento di un progetto così nocivo per l'ambiente?
2.   Quali misure sono in atto per prevenire l'importazione nell'UE di alimenti radioattivi? Se non sono in atto misure di questo tipo, quando lo saranno?
3.   Che tipo di misure intende la Commissione suggerire alle autorità ucraine, al fine di eliminare qualsiasi rischio che la centrale di Ivankiv rappresenta per la salute della popolazione locale?

in inglese
EUROPEAN PARLIAMENT

FORM FOR TABLING A QUESTION FOR
WRITTEN ANSWER (Rule 130)

AUTHOR(S):
Dario TAMBURRANO, Marisa MATIAS, Xabier BENITO ZILUAGA, Ignazio CORRAO

SUBJECT:
(please specify)
   
Thermoelectric biomass power plant and radioactivity in Ukraine

TEXT:
 
In 2013, the EBRD granted a loan of € 15.6 million to a thermoelectric biomass power plant in Ivankiv, Ukraine (http://www.ebrd.com/news/2013/ebrd-channels-155-million-to-support-major-biomass-project-in-ukraine.html). According to the information and documents gathered by charity “Mondo in Cammino” this power plant:
-   everyday burns up to 641,76 tons of timber contaminated by Chernobyl fallout. The timber is partly coming from the “exclusion area”. Every quintal of timber produces 1 kg of ashes with an average radioactivity content of 3.000 Bq/kg. The ashes are then distributed to local farms as crop fertilizer;
-   did not pass the radioactive security expertise;
-   seems it does not have the filters for atmospheric emissions operational.

Radioactivity does not stop at borders and radioactivity in the soil (or in the fertilizer) is absorbed by vegetation and contaminates food.

We ask the Commission:
- if the statute of EBRD allows EBRD to fund such environmental harmful project;
- what measures are in place or when they will be in place to prevent the import in EU of radioactive food?
- what kind of measures is the Commission going to suggest to Ukraine authorities to eliminate any danger from Ivankiv plant to the health of local population?     

 Signature(s):   Date:  2017, May 9th


La risposta della Commissione Europea
IT E-003384/2017 Risposta di Neven Mimica a nome della Commissione (18.8.2017)   
1 e 3. Il progetto menzionato dagli onorevoli deputati è stato finanziato mediante un prestito della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo nell'ambito dello Strumento di finanziamento per l'energia sostenibile in favore dell'Ucraina (USELF). Poiché per questo progetto non sono stati stanziati fondi direttamente dalla Commissione, essa non è nella posizione di rispondere alle domande 1 e 3, e consiglia di rivolgerle direttamente alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo attraverso il suo meccanismo di gestione dei reclami sui progetti .

2. Nel 2008 il Consiglio dell'Unione europea ha adottato il regolamento (CE) n. 733/2008  relativo alle condizioni d'importazione di prodotti agricoli originari dei paesi terzi a seguito dell'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Cernobil. Secondo tale regolamento, i livelli massimi di cesio radioattivo ammissibili nei prodotti agricoli importati da paesi terzi, tra cui l'Ucraina, devono essere controllati dallo Stato membro importatore prima dell'immissione in libera pratica sul territorio dell'Unione europea.

---------------------------------
1    http://www.ebrd.com/work-with-us/project-finance/project-complaint-mechanism.html
  2   Regolamento (CE) n. 733/2008 del Consiglio, del 15 luglio 2008, relativo alle condizioni d'importazione di prodotti agricoli originari dei paesi terzi a seguito dell'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Cernobil (GU L 201, 30.7.2008, pag.1), nella versione modificata dal regolamento (CE) n. 1048/2009 del Consiglio, del 23 ottobre 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 733/2008 relativo alle condizioni d'importazione di prodotti agricoli dai paesi terzi a seguito dell'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Cernobil (GU L 290 del 6.11.2009, pag. 4).


La successiva e prioritaria interrogazione parlamentare del primo settembre 2017 conseguente alla risposta della Commissione Europea

Interrogazione con richiesta di risposta scritta (Priorità)
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento
Dario Tamburrano (EFDD), Eleonora Evi (EFDD), Daniela Aiuto (EFDD), Tiziana Beghin (EFDD), Laura Agea (EFDD), Fabio Massimo Castaldo (EFDD)
Oggetto:   Importazioni di cibo dall'Ucraina
In merito alla risposta E-003384/17.
L’UE é rappresentata nell’EBRD, fra l’altro, da un direttore esecutivo che si consulta con la Commissione sui progetti sottoposti all’approvazione dell’EBRD stessa e che vota tenendo conto anche dei suggerimenti ricevuti dalla Commissione (https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/growth-and-investment/coordination-european-financial-institutions/coordination-european-bank-reconstruction-and-development_en). Si domanda alla Commissione
- quali suggerimenti ha fornito al direttore esecutivo EBRD a proposito del voto sul finanziamento della centrale a biomassa di Ivankiv, con motivazioni
I controlli degli alimenti importati dall’Ucraina sono in vigore solo fino al 2020 e limitati a cesio 134 e 137 in prodotti animali, miele, funghi, bacche. Recenti analisi indipendenti hanno individuato la perdurante contaminazione non solo di questi ma anche di altri alimenti in vaste zone dell’Ucraina, compresa una concentrazione di stronzio 90 superiore ai limiti per il consumo umano nel 42% dei campioni di granaglie del distretto di Ivankiv (http://www.greenpeace.org/international/Global/international/publications/nuclear/2016/Nuclear_Scars.pdf). Si domanda alla Commissione
- se ritiene che controlli così limitati siano sufficienti per proteggere la salute dei cittadini europei, con motivazioni
- se intende presentare proposte legislative per il periodo successivo al 2020, con motivazioni
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03 - 09 LUGLIO 2017

BIELLA: RIPARTE IL PROGETTO LA PACE SVETTA



Resoconto della fase propedeutica a cura del dr. Matteo Benussi che ne ha curato la gestione operativo, in veste di volontario di Mondo in cammino.
(Teo Benussi, socio storico di Mondo in cammino, è un antropologo. Si è laureao con una tesi su Cherbobyl dal titolo "Siamo rimasti per vivere. Etnografia dell'abitare nella Polesia post - Chernobyl". Ha vissuto per diversi mesi nella provincia di Ivankov e Polesie in Ucraina. Ha svolto un dottorato biennale a Kazan nella Federazione Russa. Attualmente sta finendo un dottorato triennale all'università di Cambridge in Inghilterra. Parla perfettamente inglese e russo).

Rapporto Biella 3-9 luglio 2017 per Mondo In Cammino

Dal 3 al 9 luglio 2017 una delegazione di giovani nord-caucasici ha partecipato, su invito e attraverso la mediazione di Mondo in Cammino, al progetto ‘Ponti… di solidarietà’ organizzato a Biella dall’associazione di volontariato Piccolo Fiore. Quest’esperienza è la prima fase di del progetto triennale ‘La pace svetta’ (‘Mir vozvyschaetsya’?) promosso da Mondo in cammino e le cui fasi successive si svolgeranno nella Federazione Russa.

La delegazione era composta da tre ragazzi dai 21 ai 24 anni: Rustam, di etnia cecena (musulmano), Ahmed, di etnia inguscia (musulmano), e Gyorgy, nord-osseto (ortodosso); accompagnati da un accompagnatore-responsabile – Isa, di professione funzionario statale, anch’egli ceceno. Rustam, Ahmed e Gyorgy sono stati selezionati per diventare i tutor di altri ragazzi più giovani, provenienti dalle rispettive repubbliche nord-caucasiche, nelle fasi successive del progetto ‘La pace svetta’. Queste includono l’organizzazione di campi interetnici di educazione alla pace e solidarietà in territorio russo. Inoltre, il gruppo è stato seguito da un traduttore-autista-tuttofare-portavoce di MIC italiano (chi scrive questo rapporto).

I ragazzi, selezionati da Isa stesso (che ha esperienza nell’ambito delle politiche giovanili), non si conoscevano tra di loro in precedenza. Durante la settimana biellese hanno tutti mostrato notevole interesse ed entusiasmo, nella diversità delle rispettive personalità. Rustam, il più anziano del gruppo, ha un background tecnico-informatico e ha aperto una scuola di robotica per ragazzi e bambini a Grozny. È sposato con un figlio nato da poco, ed è musulmano sunnita praticante. Molto intraprendente, determinato ed energico, possiede innegabile carisma ed è evidentemente ben connesso all’interno della sua comunità. Ahmed è studente universitario (area sociale/umanistica) ad Astrakhan, dove è anche attivo nell’associazionismo giovanile. L’“intellettuale” del gruppo, ha dimostrato varie volte grande sensibilità e ponderatezza. È però dotato di un carattere estroverso e comunicativo, una grande facilità nel socializzare e negoziare, e notevole talento nelle danze tradizionali caucasiche. Gyorgy, il più giovane del gruppo, studia medicina e ha investito molto in una carriera come atleta – è stato 5 volte campione europeo e 2 volte mondiale di arm wrestling (braccio di ferro professionale). Il più taciturno e riservato del gruppo, ha dimostrato notevoli doti di lealtà verso gli amici, sensibilità, e schiettezza. La sua partecipazione a tempo pieno ai futuri step del progetto sarà condizionata dai suoi impegni sportivi e accademici.

‘Ponti… di solidarietà’ è un evento annuale che riunisce a Biella delegazioni di vari paesi, prevalentemente est-europei/balcanici, intorno ai temi del volontariato (in generale) e della disabilità mentale (in particolare). Questa edizione ha accolto gruppi da Croazia, Bosnia, Serbia, Macedonia, Montenegro, Kosovo e Palestina, oltre al Caucaso (la nostra era la delegazione più giovane). Questa comunità composita e multilingue ha coabitato per quattro giorni nell’ex seminario di Biella, condividendo un’agenda fitta di eventi e stimoli. Anche se le principali lingue di lavoro sono state serbocroato e inglese, la delegazione di MIC ha potuto comunque partecipare attivamente a tutte le attività e anche ai momenti di condivisione, grazie alla presenza dell’eroico interprete-tuttofare, ma anche grazie alla capacità dei ragazzi di trovare canali comunicativi al di là delle barriere linguistiche. L’evento ‘Ponti… di solidarietà’ quest’anno ha coinciso con le Special Olimpics, una manifestazione sportiva dedicata ad atleti con disabilità mentali. Pur non essendo questo il tema principale di MIC e de ‘La pace svetta’, i ragazzi hanno tratto beneficio dal confrontarsi su un tema così importante tra di loro e con persone più mature dal variegato background religioso e nazionale, già attive da anni nel mondo del volontariato.

Molte sono state le attività di rilievo e i momenti memorabili all’interno del programma biellese. I nostri ragazzi, pur essendo i più giovani, hanno partecipato a tutte le attività con serietà e impegno (facendosi apprezzare dagli organizzatori di Piccolo Fiore). Di seguito sono elencati alcuni di questi momenti particolarmente degni di nota.

3/7. Arrivo a Bergamo, trasferimento a Biella e cena comunitaria – prima conoscenza con le altre delegazioni.
4/7. Incontro presso il Centro Servizi per il Volontariato di Biella. Questo incontro ha permesso ai nostri ragazzi di conoscere il ricco tessuto del volontariato nel nostro Paese – il fatto che una piccola città come Biella ospiti centinaia di organizzazioni non ha mancato di sorprenderli e ispirarli. Inoltre, hanno avuto modo di farsi un’idea di come una cultura del volontariato si vada diffondendo in altri Paesi esteuropei che, come il Caucaso, hanno conosciuto un recente passato di guerra. Visita alla clinica Domus Laetitiae e tavola rotonda sul tema della disabilità. Partecipazione alla cerimonia di apertura delle Special Olimpics. La posizione molto fortunata in cui ci siamo trovati ha permesso alle nostre delegazioni di assaporare da vicinissimo l’entusiasmo degli atleti, facendo il tifo per loro mentre sfilavano per entrare nello stadio, in un clima carico di adrenalina e che ha effettivamente sospeso per qualche prezioso momento ogni barriera normale/disabile. La cerimonia in sé, molto curata, ha emozionato tutti gli astanti, noi inclusi.
5/7. Visita a un centro diurno per disabili e a una comunità per ragazze madri nel biellese. Nel pomeriggio abbiamo assistito a una partita di baskin, una nuova disciplina sportiva simile al basket, ma studiata in modo di includere giocatori con gradi diversi di abilità fisica nelle squadre. Le regole e il sistema di ruoli del baskin permettono a giocatori diversamente dotati di partecipare allo stesso livello al gioco, neutralizzando le differenze di competenza motoria. Data la grande cultura sportiva presente nel nord del Caucaso, questa disciplina ha affascinato molto i nostri ragazzi.
6/7. Visita alla Comunità monastica di Bose. Tutti i ragazzi, compresi i musulmani, sono rimasti molto colpiti dalla comunità, dalla sua composizione interconfessionale, e dai suoi valori. Particolarmente sorprendente, per i nostri, è riuscito l’approccio non-dogmatico e non-convenzionale di Bose alla religione, che li ha spinti a fare molte domande al frate che ci accompagnava e a riflettere sulla storia multiconfessionale del Caucaso stesso in una luce positiva. Infine cerimonia conclusiva presso la sede di un’associazione che si occupa di accoglienza e integrazione per migranti, un ulteriore aspetto della ‘cultura della solidarietà’ che ha molto meravigliato i nostri viaggiatori. Questa è stata l’ultima attività in seno a ‘Ponti… di solidarietà’ e all’associazione Piccolo Fiore, ma non l’ultimo giorno di lavoro per i nostri ospiti.
7/7. Gita al mare. Siamo andati a Camogli per una giornata di meritato svago dopo tre giorni fitti di spostamenti, incontri, e impegni. È stata però una giornata fondamentale per costruire legami all’interno del nostro gruppo, ora sganciato dalle altre delegazioni e da attività già programmate. I ragazzi hanno potuto vedere un altro pezzetto di vita in Italia, scambiarsi opinioni ed esperienze, e conoscersi in un contesto del tutto informale. Alla sera abbiamo avuto una lunga, onesta, e fruttuosa discussione sui principi del volontariato, le differenze tra Italia e Caucaso, e le loro motivazioni rispetto al progetto ‘La pace svetta’.
8/7. Incontro con Massimo Bonfatti, analisi dei giorni trascorsi a Biella, e discussione a tutto tondo sul ‘che fare’. Alcuni importanti dettagli di ‘La pace svetta’ sono stati chiariti, e la road map per le fasi successive definita. Resto del pomeriggio/sera riposo.
9/10. Visita mattutina di Milano e ripartenza da Bergamo.



L’esperienza di Biella è stata un successo da molti punti di vista, cosicché gli obiettivi di MIC per questa fase iniziale di ‘La pace svetta’ possono dirsi raggiunti. Tali obiettivi erano:

1) Team building. Come detto, Rustam, Ahmed e Gyorgy non si conoscevano prima del 3 luglio: ora possono dirsi buoni amici. Il loro accompagnatore, Isa, mi ha confessato che inizialmente non aveva compreso l’insistenza da parte di MIC di portare i ragazzi in Italia – al termine dell’esperienza, invece, ha definito questa scelta organizzativa “un colpo da maestro” che alza di molto le possibilità di riuscita del progetto. Isa si è dimostrato attento verso l’inclusione del ragazzo osseto – l’unico non musulmano (indipendentemente da gradi diversi di osservanza) e parlante una lingua etnica non-nakh (ceceno e inguscio sono mutualmente intelligibili). Comunque, Gyorgy stesso si è dimostrato solidale verso le sensibilità dei compagni di viaggio musulmani, a loro volta perfettamente amichevoli, quindi dinamiche di esclusione non si sono verificate. Al contrario, le diverse personalità dei partecipanti al progetto si sono amalgamate con successo e in modo armonico.

2) Introduzione alla ‘cultura del volontariato’. Le attività svolte sotto l’egida di ‘Ponti… di solidarietà’ sono state utilissime per far conoscere ai nostri partecipanti il mondo del volontariato e i suoi valori: solidarietà, gratuità, inclusività, dialogo, pluralismo, impegno, rispetto dell’altro, servizio, e così via. Per ragioni storiche e strutturali, e indipendentemente dalla volontà dei singoli, larga parte della cultura pubblica nella Russia post-sovietica ha dovuto soccombere a valori opposti a questi. Solo timidamente, oggi, una cultura del servizio e dell’impegno civile comincia a diffondersi – e le nuove generazioni hanno un ruolo importante in questo processo. I nostri ragazzi sono consapevoli che le specifiche condizioni della Russia, e il Caucaso in particolare, non permettono di replicare esattamente esperienze del tipo conosciuto a Biella. Tuttavia le molteplici realtà che hanno toccato con mano (dal lavoro con i disabili, allo sport inclusivo, al dialogo interconfessionale, all’accoglienza migranti, eccetera), e persino documentato con grande entusiasmo, non hanno mancato di ispirarli e motivarli a pensare creativamente alle dinamiche nella loro regione. In svariate occasioni hanno dato voce a nuove idee e potenziali progetti di volontariato sorti sullo stimolo della realtà italiana. Inoltre, il confronto con volontari dell’Europa dell’Est ha dato una cornice internazionale a questa cultura del volontariato, fornendo anche dei modelli d’azione tratti da paesi strutturalmente più vicini alle repubbliche caucasiche.

3) Auto-riflessione culturale. Per i ragazzi, questa non è stata una semplice vacanza. Anche se non è mancato qualche meritato momento di svago e di ‘turismo’ qua e là, anche in quei momenti la delegazione è stata esposta al tessuto socio-culturale della provincia italiana ‘vera’ (anche se probabilmente in una delle sue espressioni più virtuose), che a sua volta ha prodotto una riflessione su similitudini e differenze tra il contesto italiano e quello nord-caucasico. L’incontro-scambio-scontro (talvolta) con portatori di culture differenti (tra cui, ad esempio, il loro interprete-tuttofare) li ha aiutati a relativizzare i loro stessi valori e le norme sociali in cui sono cresciuti. Questo auto-distanziamento può essere una grande occasione di crescita umana – e ancor di più, può aiutarli a sviluppare quell’attitudine di ‘carità interpretativa’ che è fondamentale nel dialogo tra orizzonti culturali diversi, all’interno del contesto caucasico così come al di fuori di esso.

Questi tre passaggi – team building, comprensione di una cultura del volontariato, e capacità di auto-riflessione critica – sono fondamentali per la riuscita delle prossime fasi de ‘La pace svetta’. Il successo biellese, pertanto, si configura come un promettente inizio per il nostro ambizioso progetto come Mondo in Cammino. Che Dio ce la mandi buona.

>> IL PRIMO PROGETTO PILOTA REALIZZATO <<
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Chernobyl e Nucleare / 10/07/17 MIRTILLI, FUNGHI… E UN APPELLO!
« Ultimo post da massimo il 10 Lug 17, 20:03:29 pm »
MIRTILLI, FUNGHI…E UN APPELLO!



Nel nostro recente (03-07 luglio 2017) viaggio nelle terre contaminate di Chernobyl, ci siamo fermati a comprare mirtilli e funghi ai bordi delle strade per sottoporli a misurazione radiologica nei laboratori dell’ospedale di Ivankov. Una scelta casuale, che ha rivelato, però, un contenuto di Cesio 137 in tutti i prodotti comprati (mirtilli, porcini e canterelli). Ripeto, una scelta casuale: i livelli, infatti, potevano essere inferiori o, addirittura, superiori. I radionuclidi, infatti, sono diffusi vigliaccamente a macchia di leopardo nei terreni: una volta ingannano, un’altra avvelenano. Avremmo, sicuramente, dovuto raccogliere campioni da diversi venditori  in diverse località e seguendo una certa metodologia, ma sarebbe stato impossibile sia per le possibilità economiche che per il tempo a disposizione. Ma il riscontro di Cesio 137 in un acquisto casuale è, peraltro, indicativo, soprattutto del fatto di quanto siano esposte alla contaminazione le tante persone che normalmente acquistano questi prodotti.

Fra i tre tipi di campioni raccolti, sono stati soprattutto i funghi porcini a rivelare un aumento di Cesio 137 superiore ai 500 Bq/Kg. Questi funghi vengono venduti liberamente, senza nessun controllo sanitario e, soprattutto adesso, che è stagione di mirtilli, i venditori abbondano a centinaia lungo le strade. Il pericolo deriva dal fatto che gli acquirenti, in un secondo momento, essiccano i funghi per la stagione invernale, favorendo una concentrazione del cesio 137 che può quintuplicare o decuplicare i valori raggiungendo – come nel caso specifico - i 3.000 e i 5.000 Bq/Kg.

Un’enormità, soprattutto in considerazione degli effetti che ricadono sulla seconda generazione dei bambini di Chernobyl. Per essi, già afflitti dal danno nucleare per via genetica, sono sufficienti basse dosi di contaminazione per incidere sulla loro quotidiana immunosoppressione. Ma, oltre alla compromissione genetica, oltre il 60% dei bambini soffre di alti valori di omocisteina, a causa dell’alterazione genetica del ciclo dei folati, e il 90% soffre di compromissioni dirette o indirette del fallout di Chernobyl.

Da anni sostengo che vadano rivisti i limiti di dose ammissibili e, si guardi bene!, non limiti di norma perché la norma non dovrebbe esistere, soprattutto con isotopi come il cesio 137 che di naturale non ha niente, ma che è frutto dell’attività umana. La norma è zero! E il professore Bandazhevsky è d’accordo con me.
Per di più, nella dieta dei bambini delle due province di Ivankov e Polesie (così come nelle province contaminate della Bielorussia e Russia) non ci sono solo mirtilli, frutti di bosco e funghi, ma latte, miele, animali da cortile, cacciagione, pesci essiccati e così via. E, qualora non bastasse, c’è la contaminazione del terreno e dell’ambiente circostante causate dalle piccole Chernoyl domestiche: le stufe, che vengono sempre di più usate per l’impossibilità di molte famiglie di pagare il gas il cui prezzo  è salito a prezzi per loro proibitivi. E dalla stufa viene presa e sparsa cenere radioattiva sui terreni e da essa si innalzano fumi per altri reiterati fallout.

Così, ai livelli di danno causati da ogni singolo radionuclide, si aggiunge quello dell’accumulo complessivo di tutti quelli presenti nei vari alimenti. Senza parlare, in caso di incendi, anche del Plutonio che – se inalato - ha un effetto devastante per ogni cellula colpita. Ma non basta! Come bombe ad orologeria, ogni anno d’estate, si ripetono devastanti incendi nella zona di esclusione, come l’ultimo propagatosi il 29 giugno scorso e spento il 2 luglio. Con gli incendi, nuovi fallout radioattivi si alzano e ricadono pesantemente nelle zone circostanti e sospinti dai venti raggiungono anche noi portandosi dietro un carico che varia dal 2 all’8% del Cesio liberato durante l’incidente nucleare.



Ad ogni incendio aumentano i radionuclidi che si sollevano in aria e che si depositano sui terreni andando ad aggiungersi a quelli presenti ed aumentando notevolmente la contaminazione dei prodotti alimentari. E’ uno dei motivi per cui, a 31 anni di distanza dall’incidente, oltre il 30% dei bambini delle 2 province ha livelli alti di contaminazione interna.

I dati dell’ultimo follow up sanitario del professore Bandazhevsky su questi bambini di Chernobyl è preoccupante. Intervenire è, pertanto, obbligatorio se non si vuole andar incontro ad uno strisciante genocidio. Si potrebbero riempire queste pagine di dati, diagrammi e cifre, ma agli increduli e a chi ostinatamente si ostina a minimizzare perché non correttamente informato o pagato per farlo dalla lobby nucleare, consiglio di fermarsi al cimitero di Ivankov, di percorrerne i sentieri e verificare quanto siano tristemente aumentate le croci dei bambini e dei giovani.

Una possibilità di intervenire, immediata, concreta e sostenibile c’è: quella di assicurare ai due bambini delle due province il diritto alla mensa e a quello per il cibo “pulito”.

Bastano solo 30 centesimi al giorno, 60 euro per bambino per anno scolastico. Il primo settembre 2017 inizierà un nuovo anno scolastico: l’obiettivo è assicurare sia il maggior numero possibile di pasti puliti e, nel contempo, sollevare quanti più bambini possibile dal digiuno forzato durante le ore scolastiche. Bisogna farlo: 1900 scolari delle 32 scuole presenti nelle due province di Ivankov e Polesie stanno involontariamente e lentamente procedendo verso un futuro dai risvolti tragici. Dobbiamo fare quanto più possibile, iniziando da subito perché settembre si avvicina e il nostro aiuto, per il rimo settembre, dovrà già essere operativo e fattivo.

SOLO 60 EURO PER ANNO SCOLASTICO PER OGNI BAMBINO:
ADOTTANE ALMENO UNO!!!


[CLICCA QUI PER LE INFORMAZIONI E MODALITA' PER CONTRIBUIRE]

INFO:
www.mondoincammino.org
www.progettohumus.it
info@mondoincammino.org


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Redazione / 13/06/17 MONDO IN CAMMINO NELLE TERRE CONTAMINATE DELL'UCRAINA
« Ultimo post da massimo il 13 Giu 17, 10:21:21 am »
MONDO IN CAMMINO NELLE TERRE CONTAMINATE DELL'UCRAINA

Nel video riportato è documentata l’attività del centro “Ecologia e salute” del professore Bandazhevsky che, grazie ad un finanziamento della Comunità Europea e allo strumentario acquisito, ha potuto svolgere un follow up sui 4.000 bambini che vivono nelle regioni dell’Ucraina maggiormente contaminate dal fallout di Chernobyl: una ricerca che ha messo in evidenza le gravi conseguenze che  permangono a oltre 30 anni dall’incidente nucleare.

Mondo in Cammino è partner di “Ecologia e Salute” e collabora al progetto finanziando quante più mense possibile delle 30 scuole delle due province contaminate di Ivankov e Polesie allo scopo di garantire il diritto alla mensa e al cibo “pulito”, ovvero non contaminato. Al minuto 10,23 interviene il presidente di Mondo in cammino, Massimo Bonfatti, e, subito dopo, la direttrice della scuola di Radinka che cita l’attività di Mondo in cammino. [CLICCA QUI PER INFO SUL PROGETTO]



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