Il Progetto Sociologico a Dubovylog:

Il Questionario sulla radioattività “PARTE 3”

CONSEGUENZE SOCIALI E PSICOLOGICHE DEL DOPO CHERNOBYL

Un problema attuale ed importante è l’accertamento della dinamica delle strategie di adattamento e disadattamento di condotta delle persone che hanno provato su di sé gli effetti negativi socio-psicologici e radiologici della catastrofe di Cernobyl.
La tendenza fondamentale della conseguenze sociali e psicologiche della catastrofe di Cernobyl si caratterizza con cronici e stressanti disturbi socio-radiologici, diffusi nella stragrande maggioranza della popolazione.
Nel territorio contaminato, preso in considerazione, ha una grandissima importanza il diffuso stress post-traumatico. La sua influenza è politematica e sfiora praticamente tutti gli aspetti della vita: dalla condizione di salute ai disturbi di adattamento sociale, ai propositi progettuali degli individui e dei gruppi.
Non essendosi abbassata, nel corso degli ultimi dieci anni, la stressogenesi delle situazioni sociali/psicologiche, si è evidenziato che ciò che stressa nelle zone di contaminazione radioattiva si caratterizza con una natura complessa che, per un lungo periodo, non scomparirà, anzi si trasformerà in un costante e presente fattore di vita.
Sotto il suo influsso si sono formate alcuni sindromi di adattamento, le più importanti delle quali (secondo il carattere di trasmissione di massa) sono elencate nel seguente ordine

 

  • aumento della somatizzazione di aspettative allarmanti (definita “fuga nella malattia”)
  • fissazione in emozioni traumatiche e spiacevoli
  • deprezzamento dei bisogni (apatia socio-psicologica)

 

Tutte queste forme di reazioni comportamentali sono legate ad oscillazioni incostanti che predispongono alla formazione di processi adattativi: questi, per la comparsa di novità e per l’attualizzazione di passati timori e di allarmanti aspettative, possono trasformarsi in un processo di disadattamento.
Il rapporto delle componenti adattative e disadattative è molto vivace, soggetto a cambiamenti e si caratterizza per una complessa dinamica a mosaico.
La lunga e stabile condizione di stress ha una dinamica complessa, di cui la tendenza e l’intensità di manifestazione è determinata non solo da fattori esterni (radiologici, economici e sociali). Ma anche dalle peculiarità individuali delle persone.
La tipologia allarmante di condotta, determinata dalla presenza di tale stress, si incontra di più e più acutamente decorre nella donne piuttosto che negli uomini, nelle persone adulte piuttosto che nei giovani, nelle persone con un alto grado di istruzione piuttosto che in quelle che non la possiedono.
Queste particolarità dello stress post incidente predeterminano la dinamica delle strategie di condotta adattativa/disadattativa degli individui e dei gruppi sociali nei territori contaminati dalla catastrofe di Cernobyl.
Le ricerche, condotte in Bielorussia nel 1993-1994, hanno dimostrato che le strategie di condotta di adattamento nei territori di contaminazione radioattiva, riguardavano il 39% degli intervistati; nel 1995 il 48% degli intervistati; nel 1996 il 53% degli intervistati per arrivare al 70% del 2001.

Gli intervistati di Dubovy Log hanno indicato i seguenti fattori da cui dipende un buon adattamento nei territori contaminati

  • il livello di vita materiale (51,3%)
  • le caratteristiche individuali (34,9%)
  • il livello di contaminazione radioattiva (26,7%)
  • la famiglia unita e compatta (16,4%)
  • il sostegno reciproco e l’aiuto fra le persone (15,7%)

La qualità dei dati raccolti attraverso il questionario, autorizza a mettere in rilievo (in concordanza con le indicazioni di precedenti ricerche in ambito sociologico) alcuni tipi fondamentali di strategie di condotta di adattamento/disadattamento delle persone nei territori contaminati.
Il primo tipo rappresenta soprattutto, nella quotidianità di comportamento dell’individuo e del gruppo sociale, “l’influenza attiva/intraprendente” nei confronti della sfera sociale, della natura circostante, di altri gruppi sociali e della collettività, di tutto l’insieme delle condizioni di vita. È un tipo di adattamento relativamente raro e riguarda poco più di ¼ delle persone intervistate.
Di gran lunga più diffuso è il secondo tipo di adattamento sociale che si manifesta in un “adattamento negativo/conformista” delle persone e della loro assuefazione alle condizioni che, bruscamente e in peggio, hanno mutato l’esistenza quotidiana nella società post incidente
Esso si caratterizza per un’auto-chiusura della personalità, che cerca di difendere la stabilità e l’equilibrio socio-psicologico assieme alla natura circostante e all’ambiente sociale, con il desiderio di limitare il cerchio dei propri bisogni al ristretto alveo degli interessi familiari e della vita quotidiana.
A questo modello di adattamento corrisponde il 36-40% degli intervistati.
Il terzo tipo di adattamento sociale delle persone che vivono nei villaggi sottoposti all’influenza radioattiva, si caratterizza per una “marginalizzazione di comportamento e di posizione di vita” degli individui che, prima dell’incidente, avevano un cardine di comportamento collegato organicamente al proprio regime abituale di vita e allo status sociale. Ora, a causa delle azioni forti e persistenti derivanti dalle negative conseguenze ecologiche, socio-psicologiche, economiche, questi soggetti non sono stati in grado di elaborare una nuova attiva posizione di vita, collegata, appunto, alla nuova situazione socio-ecologica.
Questo modello di comportamento quotidiano si riscontra presso gli individui che aspirano a mantenere la propria esistenza solo grazie all’aiuto statale, alle organizzazioni e fondi umanitari; il loro stereotipo di vita è determinato da un parassitario, passivo “vittimismo psicologico”. A questo modello corrisponde il 15% degli intervistati.
Il quarto tipo di adattamento quotidiano delle persone nei territori contaminati, è determinato da una stabile e perdurante incapacità ad adattarsi alle condizioni ecologiche, economiche, socio-psicologiche di vita diventate, improvvisamente, avverse e dall’incapacità di sviluppare in sé una strategia di adattamento di vita. Questo tipo di comportamento si manifesta nel 12% degli intervistati, vittime della catastrofe di Cernobyl.
Il pensiero degli esperti, nelle ricerche finora condotte, relativamente al carattere ed al livello di adattamento delle persone a condizioni estreme di vita, è notevolmente in discordanza con il pensiero della maggioranza degli intervistati.
La valutazione complessiva degli esperti attesta al 10% le capacità di adattamento completo alle condizioni di vita presenti nelle zone di radioattività; la valutazione degli intervistati è superiore di 2,5 volte. Secondo gli esperti il 63,3% della popolazione si è adattata ad altri livelli; nella valutazione della maggioranza della popolazione questo indicatore è espressione di un dato inferiore di 1,8 volte.
Questi sostanziali disaccordi confermano la difficoltà ad esprimere, con indicatori numerici definiti e marcati, i livelli di adattamento/disadattamento delle strategie di vita dei diversi gruppi di popolazione vittima della radiazioni dei territori.
C’è una sostanziale differenza nei fattori dominanti collegati alla formazione delle strategie di adattamento fra le persone che seguono un’attiva posizione di vita orientata al superamento delle disgrazie con le proprie forze con coloro che, passivamente, sperano nell’aiuto dall’esterno.
Gli intervistati, caratterizzati da una strategia attiva di vita, hanno riferito i seguenti fattori, da cui fondamentalmente derivano le possibilità dell’individuo di adattarsi alle condizioni di vita nei territori contaminati.

 

1. buone condizioni di vita 40,1%
2. le caratteristiche individuali 38,4%
3. il livello di contaminazione radioattiva 16,4%
4. il sostegno reciproco ed il mutuo soccorso fra le persone 13,5%
5. l’attività degli organi di potere locale 9,2%

 

Decisamente un’altra gradazione di fattori si osserva fra coloro che manifestano precise difficoltà di adattamento.

 

1. il livello di contaminazione radioattiva 52,9%
2. il livello di vita 35,3%
3. l’attività degli organi sanitari 25,0%
4. l’attività degli organi di potere 22,1%
5. le caratteristiche individuali 19,1%

 

Se nel primo gruppo di persone, più o meno adattatesi alle condizioni estreme di esistenza post catastrofe, nell’elenco delle cause di effettivo adattamento alle situazioni sono stati rimarcati le caratteristiche individuali ed il sostegno reciproco delle persone, nel secondo si apprezza chiaramente la tendenza del trasferimento della responsabilità dalla propria insoddisfacente condizione a situazioni esterne, all’attività degli organi statali, alla radiazione effettivamente presente. Solo al quinto posto vi sono, nel processo di adattamento, le caratteristiche individuali, mentre nel primo gruppo sono al secondo posto. E così i rappresentanti del primo gruppo si interessano attivamente alla situazione dell’esistenza, mentre nel secondo gruppo emergono tendenze parassitarie, di trasferimento della responsabilità a condizioni esterne. Infatti si notano altre gradazioni di cause: il livello di vita materiale (35,3%), l’attività degli organi sanitari (25%), l’attività degli organi di potere statale (22,1%), le peculiarità della persona stessa (19,1%).
Altro aspetto, in progressivo incremento, è la quantità di persone profondamente preoccupate della condizione della propria salute: 55,5% nel 1989, 72% nel 1993, 82% nel 1994. Nel 2001 questo indicatore è arrivato all’87,4% (fra le donne il 91,9%, fra gli uomini l’82%).
Nella nostra inchiesta a Dubovy Log l’8% degli intervistati ha risposto che, allo stato attuale, la condizione della propria salute è buona. Solo il 16%, secondo il proprio pensiero, non ha rilevato, negli ultimi 5 anni, cambiamenti di condizione di salute.
Con ciò concordano anche le statistiche delle malattie nei territori colpiti dalla contaminazione radioattiva: si nota un livello maggiore della malattie delle vie aeree superiori, dei disturbi immunitari, delle malattie del sistema circolatorio, ecc., piuttosto che un aumento del livello delle patologie genetiche.

Le cause fondamentali di peggioramento della salute sono

  • la contaminazione radioattiva
  • l’abbassamento del livello di vita
  • la cattiva assistenza medica
  • lo stress, la depressione, la condizione di abbattimento psicologico
  • l’irreperibilità dei farmaci necessari

Al primo posto, a dettare una condizione di preoccupazione, è il fattore radioattivo: 92% degli intervistati.
Sulla base di quanto riportato è estremamente importante determinare il carattere dell’adattamento sociale: esso può essere non solo il risultato di un cambiamento delle condizioni di vita, ma anche il senso di una complessità o dell’impossibilità di migliorarle in un prossimo futuro e della rassegnazione verso realtà oggettive.
In questo caso l’adattamento ad alto livello rappresenta una variante di “fuga” da condizioni negative: l’esclusione delle emozioni negative può avere in futuro conseguenze non meno negative, come la “fuga nella malattia”.
La valutazione delle capacità adattative/disadattative ha un significato importante e richiede una scrupolosa analisi circa il valore dell’efficienza dell’attuazione e della successiva pianificazione delle contromisure per minimizzare le conseguenze dell’incidente di Cernobyl.

PROCESSI DI ADATTAMENTO E DISADATTAMENTO E LORO DIPENDENZA DALL’ETA’ E DALLO “STATUS” SOCIALE”

Nel corso della ricerca si sono manifestate sostanziali differenze sul livello di adattamento, nel periodo post incidente, a seconda dei gruppi di età esaminati.
Coloro che si adattano maggiormente alle condizioni di vita dei territori contaminati sono i soggetti di età inferiore a 20 anni (25%). Ciò si spiega con il fatto che questo gruppo di età non è ancora gravato da obblighi familiari e per questa ragione non è sottoposto all’ansia per la salute dei figli, uno dei più forti fattori di stress nelle zone di contaminazione radioattiva.
Molto di meno si adattano alla vita in condizioni di rischio radioattivo, i soggetti con età compresa fra i 25-45 anni, soprattutto le persone sposate con figli.
I soggetti di 50-60 anni, i cui figli sono diventati adulti o che si sono trasferiti con i propri figli in zone ecologicamente pulite, sono liberati dal pesante fardello della preoccupazione per la condizione di salute dei piccoli membri della famiglia. In maniera speculare, ma con un indirizzo opposto, la stessa tendenza appare in coloro che non sono stati in grado di adattarsi completamente alla nuova situazione di vita.
Fra i giovani di età inferiore a 20 anni, la quota di soggetti che non riesce ad adattarsi alle situazione estrema di vita in territorio contaminato, rappresenta solo l’1,5%. Nell’età compresa fra i 21 e i 30 anni si innalza al 6,9%, si abbassa in seguito, ma raggiunge il picco presso le persone con età superiore ai 50 anni (8,9%).
Dunque, attive strategie di adattamento del comportamento si formano e realizzano quotidianamente più nei giovani che presso le persone adulte ed anziane.
I risultati della ricerca sociologica testimoniano che, più in fretta e meglio degli uomini, le donne si adattano alla situazione estrema post incidente.
Fra tutti gli intervistati coloro che si sono adattati meglio alle condizioni di vita nei territori radioattivi sono: il 24,1% dei maschi e il 27,3% delle donne. Non si sono, invece, assolutamente adattati a tali situazioni il 7,3% degli uomini e il 4,8% delle donne.
Dunque, fra coloro che non si sono adattati alle condizioni di vita in territori di contaminazione radioattiva, le donne sono 1,5 volte in meno degli uomini, e fra coloro che si sono adattati completamente sono il 3,2% in più degli uomini.
Un’influenza significativa circa il livello di adattamento alle condizioni estreme di vita post incidente, è rappresentato dallo status sociale degli individui.
Dimostrano il più alto adattamento alle condizioni sfavorevoli dell’ambiente esterno i contadini; fra questi l’alto livello di adattamento riguarda il 40% degli intervistati rispetto al 27,4% degli operai, al 17,6% dei pensionati, al 23,8% degli intellettuali e degli impiegati, al 32,4% degli alunni e studenti.
Il numero di coloro che si sono adattati a questo o quel livello verso condizioni sfavorevoli di ambiente di vita, è fra i contadini 1,5 volte superiore rispetto agli operai, agli intellettuali ed impiegati, ai pensionati e 1,4 volte superiore rispetto agli alunni e studenti.

ORIENTAMENTI DI VITA E GIUDIZI VALUTATIVI DEI RESIDENTI IN TERRITORIO CONTAMINATO

È possibile comparare gli orientamenti di vita ed i giudizi valutativi dei residenti, seppure discordanti fra loro.
Per esempio, fra i soggetti del primo tipo di comportamento adattativo (attivo-di iniziativa) la possibilità di adattamento alle insoddisfacenti condizioni di vita post incidente è subordinata ad un lavoro creativo (13%); fra i soggetti, appartenenti al tipo passivo-conformista la percentuale è del 2,2%; tra le persone non capaci ad adattarsi la percentuale è del 2,1%. In pratica nelle auto-valutazioni dei soggetti del primo tipo l’attività creativa appare un fattore di adattamento sei volte più importante che nelle auto-valutazioni dei soggetti degli altri tipi di adattamento.
Le persone del tipo attivo di adattamento, significativamente di più dei soggetti degli altri tipi di adattamento, aspirano essi stessi, con le proprie forze, a risolvere tutti i problemi dell’esistenza quotidiana, non confidando in alcun aiuto; in più accettano con competenza le regole pratiche di radioprotezione nei territori colpiti dalla contaminazione radioattiva (rapporto: 16:6:4).
Le persone del tipo attivo di adattamento, molto di più che i rappresentanti degli altri tipi di adattamento/disadattamento, apprezzano il ruolo elevato da attribuire all’istruzione, in qualità di fattore facilitante un miglior adattamento alle situazioni estreme di vita nei territori di contaminazione radioattiva (rapporto con gli indicatori quantitativi: 8:6:5).
Nello stesso tempo i soggetti del tipo attivo di adattamento collegano, meno degli altri, le possibilità di adattamento alle condizioni estreme di vita post incidente mediante il potenziamento della protezione sociale.
Tra coloro che non si sono adattati alle estreme condizioni di vita nei territori contaminati, la quota di coloro che sperano nella miglior protezione sociale rappresenta il 21,1% degli intervistati; tra coloro che si sono adattati in maniera debole il 20,7%; tra coloro che attivamente si sono adattati alle disgrazie quotidiane nella società post incidente, solo il 13,5%, cioè 1,5 volte in meno che tra i primi e i secondi.
Dal livello e dal tipo di adattamento dell’individuo o del gruppo sociale alle condizioni estreme di vita nei territori di contaminazione radioattiva, dipende massimamente l’orientamento migratorio delle persone.
Tra coloro che in grado diverso si sono adattati alle condizioni di vita post incidente, esprimono l’intenzione di rimanere nello stesso posto di residenza il 69,6% degli intervistati; tra coloro che completamente o in parte non sono stati in grado di adattarsi alle estreme condizioni di vita in zona contaminata, hanno intenzione di rimanere il 10,6%, cioè 6,5 volte meno.
Può inoltre sembrare strano che fra i soggetti che possiedono un’attiva strategia di adattamento, si manifesti il desiderio di cambiare luogo di residenza più marcatamente (2,6 volte in più) dell’orientamento migratorio dei soggetti del gruppo di adattamento passivo/conformista.
Esaminando, però, attentamente le cifre, non è strano questo tipo di orientamento migratorio.
Il fatto è che le persone del tipo attivo si adattano certamente più in fretta e meglio degli altri alle condizioni estreme di vita post incidente, ma nel contempo anche più attivamente cercano punti di applicazione delle proprie forze creative, trovandole frequentemente nei territori più ecologicamente puliti e per questo meno pericolosi.

.: Le altre parti del Questionario:

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