La contaminazione
di Chernobyl: Le rilevazioni CRIIRAD - La contaminazione radioattiva
nell'Italia del Nord
PRIMO MAGGIO 1986, cinque giorni dopo l’incidente di Chernobyl:
“BISOGNA ASPETTARSI, PER I GIORNI CHE VERRANNO, UN COMPLOTTO INTERNAZIONALE
DEGLI ESPERTI UFFICIALI PER MINIMIZZARE LA STIMA DELLE VITTIME CHE CAUSERÁ
QUESTA CATASTROFE. IL PERSEGUIMENTO DEI PROGRAMMI CIVILI E MILITARI IMPONE
ALL’ASSEMBLEA DEGLI STATI UNA TACITA COMPLICITÁ CHE OLTREPASSA I CONFLITTI
IDEOLOGICI O ECONOMICI”
Estratto di un articolo di MADAME BELLA BELBEOCH, fisico, contenuto nella
rivista “Ecologie” (n° 371, maggio 1986).
PREFAZIONE
Vengono di seguito riportati estratti del libro “Contaminations radioactives:
atlas France et Europe” di CRIIRAD (Commissione di Ricerca e di Informazione
Indipendente sulla RADioattività) e André Paris.
Traduzione di: Massimo Bonfatti
INTRODUZIONE
Il laboratorio CIIRAD, che è accreditato presso il ministero della Salute
francese per le rilevazioni della radioattività ambientale e della catena
alimentare, ha proceduto ad eseguire delle comparazioni al fine di validare” la
metodologia del terreno” messa in atto da André Paris per la realizzazione
dell’”Atlante dei livelli residuali di cesio137 nei suoli, 1999-2001”.
Riguardo a sette siti testati, in cui la contaminazione di cesio137 si è
rivelata superiore a 10.000 Bq/m², l’incertezza legata alle misure dirette sul
terreno è del 30% circa. Al contrario, per i suoli a più debole contaminazione,
i risultati delle misure del terreno devono essere considerati, a priori, come
“ordini di grandezza”.
La “contaminazione uniformemente ripartita” misurata da André Paris è in realtà
quella di suoli appositamente selezionati in grado di garantire
contemporaneamente una buona conservazione del cesio (terreni boschivi e prati
naturali ad esclusioni dei pascoli e dei terreni coltivati) e l’assenza di
fenomeni di accumulo (come ai piedi dei faggi, il fondo delle doline, la via di
passaggio preferenziale delle acque di scioglimento della neve in montagna,
ecc). In prossimità dei siti presi in considerazione per elaborare le carte, si
potranno quindi trovare dei terreni in cui la contaminazione residuale attuale è
inferiore e talvolta, al contrario, dei punti di accumulo più fortemente
contaminati.
Le carte redatte da André Paris fra il 1999 ed il 2001 danno, per ogni sito
studiato, l’ordine di grandezza della contaminazione attuale. Si tratta di una
visione leggermente deformata e sottovalutata della situazione del 1986 tenuto
conto, da una parte, del decadimento fisico del cesio137 (meno del 30%) e,
dall’altra, di una disparità supplementare legata al tipo di terreno ed al suo
utilizzo. Globalmente, si può stimare che sulla maggioranza dei suoli della
Francia continentale presi in considerazione nell’atlante, il livello di
contaminazione di cesio137 doveva essere, nel 1986, almeno due volte più
importante che le cifre riportate nell’atlante, tenuto conto del decadimento
fisico del cesio137 e della sua eliminazione per trasferimento. La perdita di
cesio, tuttavia, à stata più importante in certi tipi di terreno, come quelli
della Corsica. In generale, la contaminazione relativa di una porzione di
territorio in rapporto ad un’altra è, a priori, riprodotta fedelmente per la
Francia continentale.
Questa cartografia ripropone lo schema globale proposto di lavori della CRIIRAD
prima del 1992 e, cioè, riafferma che l’est della Francia, dalla Corsica
all’Alsazia, è stato più fortemente contaminato che l’ovest del territorio, con
una forte eterogeneità locale legata in parte alla piovosità d’inizio mese del
maggio 1986.
L’atlante 1999-2001 non è sicuramente esaustivo, ma apporta, attraverso la
densità dei punti, un livello prezioso di rappresentatività geografica. Nel sud
est della Francia, in particolare, la densità dei siti di rilevamento permette
di proporre una presentazione “in continuo” dei livelli di contaminazione
residuale del suolo. Nell’ovest i siti di rilevamento sono più distanziati. In
tutti i casi, è probabile che ulteriori ricerche riveleranno, localmente, zone
sensibilmente più contaminate di quelle prese in considerazione dall’atlante.
L’atlante 1999-2001 permette, per di più, una comparazione con altri paesi
europei. Si fa presente che il Nord dell’Italia e l’Austria sono stati e restano
più contaminati che la Francia, ma anche che vaste porzioni dell’est del
territorio francese – situate pertanto a più di 2.000 km da Chernobyl, sono più
colpite che i settori studiati dell’Ungheria o della Slovenia. Questa
constatazione sottolinea l’ampiezza della catastrofe in termine di dispersione
della contaminazione.
IL PROGETTO
A metà degli anni 90, nel quadro di un lavoro italo-francese in campo ambientale
riguardante il Sud Est della Francia, André Paris si à dovuto confrontare con
gli interrogativi degli abitanti riguardanti la contaminazione del loro
ambiente. Nel Mercantour (il parco del Mercantour si trova nelle Alpi Marittime,
ai confini con l’Italia, ndt), testimoni parlavano dell’arrivo di tecnici in
tenuta speciale per raccogliere dei campioni di terreno. Nello stesso tempo la
CRIIRAD veniva a conoscenza di una nota dell’Istituto di Protezione e Sicurezza
Nazionale che segnalava, in questa stessa regione, macchie di contaminazione
elevate (314.000 Bq di cesio137 per kg. di terreno).
Si convenne che gli sforzi sarebbero stati indirizzati all’individuazione del
sito di prelevamento e di approfondire il problema.
Munito di piccoli contatori “Geiger grand public”, André Paris ed i suoi
colleghi, Thierry Constantin- Blanc e Charles-Henri Tavernier, hanno rapidamente
individuato, in ambiente alpino, numerosi settori che presentavano un forte
livello di contaminazione gamma. I campioni di suolo prelevati nel corso delle
ricerche del 1996/1997 nel Mercantour e Les Écrins sono stati analizzati dal
laboratorio della CRIIRAD. I risultati hanno confermato che si trattava di un
inquinamento da cesio 137 imputabile per la maggior parte alle ricadute di
Chernobyl.
Convinti che le sedicenti “ macchie di contaminazione localizzate” non fossero
solo specifiche del sud delle Alpi francesi, Thierry Constantin- Blanc e André
Paris acquistarono un radiometro professionale che permettesse di indagare
efficacemente vasti territori.
Queste rilevazioni del terreno, effettuate nelle Alpi francesi, svizzere,
italiane ed austriache, hanno dato luogo al prelievo e all’analisi da parte del
laboratorio CRIIRAD di 40 campioni di suolo nel 1997. Questo studio ha permesso
di dimostrare che tutto l’arco alpino è interessato dalla presenza di zone di
accumulo di contaminazione, in cui la concentrazione in cesio137 in certe
porzioni di terreno è tale da poterli qualificare alla stregua di”scorie
radioattive”. La analisi di laboratorio hanno anche dimostrato la presenza di
accumulo di plutonio.
Le Alpi che erano considerate un ambiente preservato dalla contaminazione, si
sono, al contrario, rivelate tra i posti più colpiti dal fall out di Chernobyl.
Le misure complementari di flusso gamma, realizzate in altre regioni e le
analisi di laboratorio, hanno dimostrato fenomeni d’accumulo anche al di fuori
dell’ambiente alpino.
NOTE
1. Per contaminazioni residuali superiori a 100.000 Bq/m² di cesio137,
l’incertezza dovrebbe essere inferiore al 30% nella maggioranza dei casi
studiati (i casi in cui potrebbe essere superiore al 50% -generalmente nel senso
di una sottostima- sono a priori esclusi dal momento che, su un dato settore,
sono stati considerati, per la realizzazione dell’atlante, solo i terreni che
presentavano la migliore conservazione della contaminazione). Per contro, per i
terreni più debolmente contaminati (< 5.000 Bq/m²), i valori misurati sul
terreno non sono che ordini di grandezza (una parte importante della
contaminazione è probabilmente molto datata e più profondamente interrata; per
di più il segnale rilevato è debole e perciò inficiato da una forte incertezza).
2. I livelli di cesio137 definiti “contaminazione uniformemente ripartita”,
corrispondono alla contaminazione residuale dei suoli che, su un dato terreno,
presentano, a priori, le migliori condizioni di conservazione dei depositi medi
iniziali, ad esclusione dei punti di accumulo.
- A qualche decina di metri dai suoli naturali considerati per elaborare
l’atlante si possono trovare dei terreni nettamente meno contaminati, per il
fatto che sono stati rimaneggiati o che abbiano subito dei meccanismi rafforzati
di eliminazione del cesio137 (terreni coltivati, pascoli, zone umide, terreni in
pendenza o sottoposti a forte deflusso, ecc.). Nel contempo è evidente che su
terreni asfaltati o cementati che si trovano in ambiente urbano, la
contaminazione iniziale è stata lavata.
- Al contrario, è probabile che, in vicinanza dei terreni presi in esame da André Paris, esistano dei settori che presentano una contaminazione più elevata
(è possibile un fattore 2 a 3). Infatti successivi riscontri richiesti alla
CRIIRAD hanno dimostrato ciò.
- In maniera più puntuale, contaminazioni nettamente più elevate di quelle
riportate dall’atlante, possono esistere in punti specifici d’accumulo (questi
fenomeni d’accumulo si riscontrano, per esempio, ai piedi dei faggi, alla base
di certi piloni, talvolta nei solchi delle grondaie, ed in ambiente alpino,
nelle zone di passaggio preferenziale delle acque di disgelo delle nevi, ecc).
- Per la realizzazione dell’atlante sono stati presi indifferentemente in
considerazione terreni boschivi e prati. Le differenze dei livelli di
contaminazione residuale relativa, tra questi tipi di terreno, non sono apparse
elemento molto significativo, ma studi complementari saranno necessari per
studiare questo punto.
3. I livelli di cesio menzionati corrispondono al cesio di Chernobyl ed al
precedente cesio militare, tali e quali essi sussistono attualmente e tali e
quali sono “visti” dalla superficie del suolo. La contaminazione era decisamente
più importante nel maggio 1986 (in media circa due volte di più e maggiormente
su alcuni suoli). Ci sono almeno tre ragioni:
- Anche se i suoli sono stati scelti sistematicamente per la loro buona capacità
di conservazione e presentano una contaminazione la cui maggior parte è
trattenuta dai primi 10 centimetri del terreno, la stima dell’attività del cesio
a partire da una misura di spettrometria di superficie può, beninteso,
sottostimare l’attività del cesio 137 negli strati profondi e, per lo stesso
motivo, il livello iniziale delle ricadute.
- La radioattività del cesio137 diminuisce della metà ogni 30 anni. La maggior
parte delle rilevazioni del terreno, essendo state effettuate tra metà 99 e la
fine del 2.000, sono da considerare come se fossero trascorsi circa 14 anni
dall’incidente, per cui l’attività depositata ha perso il 30% del suo valore
iniziale. Bisogna quindi moltiplicare i valori dell’atlante per un fattore
vicino all’1,4 per ricalcolare l’attività iniziale che aveva il cesio137 nel
1986. Questo fattore non dipende che dal tempo trascorso fra il momento delle
rilevazioni e il maggio 1986.
- Oltre il decadimento fisico del cesio 137, identico in tutti i punti, la
dispersione del cesio137 dopo il 1986 ha potuto essere accelerata localmente da
numerosi meccanismi
4. Nelle prime settimane dopo l ‘incidente, le dosi subite da certi gruppi di
popolazioni abitanti l’Est della Francia (e quindi anche l’arco alpino italiano, ndt) hanno potuto raggiungere livelli superiori ai limiti sanitari in vigore a
quell’epoca e condurre ad un inaccettabile aumento dei rischi di cancro. Queste
dosi importanti erano dovute alla presenza di una ventina di radionuclidi a
periodo corto, e segnatamente lo iodio 131.
5. Nell’intiero arco alpino esistono in altezza (in generale oltre i 1.500
metri) settori dove si è operata una fortissima riconcentrazione locale di cesio
depositato inizialmente su una grande superficie. Su questi punti di accumulo
l’irraggiamento aggiunto dal cesio 137 conduce ad una esposizione esterna non
trascurabile. Bivaccare due settimane sui punti più attivi potrebbe condurre a
dosi inaccettabili, vale a dire superiori a 1.000 microsieverts/anno. In effetti
il laboratorio della CRIIRAD ha rilevato nella regione di Restefond, nel
Mercantour, in ottobre 1997, su un punto d’accumulo (255.000 Bq/kg in cesio137),
una potenzialità di dose al contatto con il suolo di 8,4 microsieverts per ora
(dedotta la radioattività naturale). Un turista che piazzasse il suo sacco a
pelo su questo posto riceverebbe, in una notte, la dose di 67 microsieverts. Se
si immagina un campeggio della durata di 15 giorni, l’esposizione totale
potrebbe sorpassare i 1.000 microsieverts. Questo valore è considerato, dai
regolamenti europei, il limite massimale per l’esposizione generata dall’insieme
delle attività industriali. La decontaminazione dell’intiero Arco Alpino è
impossibile, ma la CRIIRAD raccomanda un controllo sistematico dei luoghi
frequentati dal pubblico (aree di picnic, campeggi, ecc.) e che siano dati
consigli agli specialisti o alle persone tenute ad una grande frequentazione di
questi settori.
6. Gli esperimenti militari degli anni 50/60 e l’incidente di Chernobyl del 1986
hanno causato una contaminazione da cesio137 attualmente debole, ma molto
diffusa, delle derrate alimentare, considerando che all’inizio del secolo scorso
questa contaminazione era nulla. Alcune derrate alimentari scelte in ambiente
boschivo sull’arco alpino (funghi, selvaggina, bacche), nascondono ancora
livelli di cesio137 che possono condurre a dosi non trascurabili per i grandi
consumatori di selvaggina o funghi.
L’AUTORE
André Paris, agronomo e geologo di formazione, ha intrapreso, durante l’estate
1999, la realizzazione di un atlante della contaminazione dei suoli da cesio 137
grazie all’apporto scientifico e logistico del CRIIRAD.
Il lavoro non avrebbe potuto essere presentato senza la tenacia di André Paris
che ha dedicato volontariamente tre anni della propria vita, percorrendo
migliaia di chilometri ed esponendosi economicamente in prima persona.
GLI STRUMENTI
Sono stati utilizzati tre strumenti:
- un radiometro tipo icometro, modello SPP2 prodotto da SAPHYMO
- un discriminatore alfa-beta a grande finestra prodotto da Ludlum
- uno spettrometro portatile nano SPEC.
Lo strumento più utilizzato è stato lo spettrometro portatile. Lo spettrometro
nano SPEC è a cristalli di ioduro di sodio. La misura del cristallo è 3”x 3”,
corrispondente a circa 7,5 x 7,5 cm. per le due dimensioni di un cilindro. La
risoluzione in energia, tipica per questo tipo di strumenti, è compresa fra il 7
e 8%. L’analizzatore di energia dispone di 1.024 canali. L’apparecchio è stato
utilizzato unicamente in modo “parametri costanti”, escludendo la funzione di “autocalibrazione”.
Questi parametri sono fissati per via informatica (nessun bottone può essere
girato inavvertitamente, non essendocene). Ogni messa in funzione obbliga
l’apparecchio ad una serie di autotest di controllo e di validazione dei
parametri di funzionamento.
Usualmente, la misura di un valore di contaminazione uniformemente ripartita è
acquisito in 300 secondi o 500 secondi. Un valore di accumulo di contaminazione
è acquisito in 100 secondi.
METODOLOGIA
L’apparecchio di misura utilizzato viene posato sul suolo. Questo strumento
misura l’irraggiamento gamma che riceve al suo livello; la maggior parte
dell’irraggiamento è emessa dal suolo.
L’analisi dell’irraggiamento gamma emesso dal suolo permette:
1. di identificare un certo numero di corpi emittenti irraggiamento
2. di misurare l’intensità dell’irraggiamento gamma emesso alla superficie del
suolo da differenti corpi identificabili
Più l’irraggiamento di un corpo radioattivo è intenso alla superficie del suolo
e più questo corpo è presente nel suolo. Ma la relazione non è rigorosa tra la
quantità del corpo radioattivo presente nel suolo ed il livello del suo
irraggiamento gamma misurato alla superficie del suolo. A quantità uguale, un
corpo radioattivo più profondamente interrato nel suolo sarà meno “visto” dalla
superficie del suolo che un corpo meno interrato. In ragione di questo fatto, i
valori di contaminazione espressi in “Bequerel per metro quadro” sono
approssimazioni medie.
L’apparecchio di misura registra una “immagine” della radioattività “vista” alla
superficie del suolo. Questa immagine permette una valutazione visiva e diretta
dell’ampiezza dei fenomeni descritti.
La contaminazione radioattiva, facilmente rilevata dalla superficie del suolo, è
praticamente sempre dovuta al Cesio 137.
- La misura della contaminazione uniformemente ripartita concerne uno stato di
contaminazione identica su tutta la superficie del terreno del settore di
misura.
- La misura di un accumulo della contaminazione corrisponde ad un valore locale
di contaminazione risultante da un particolare meccanismo di ridistribuzione
della contaminazione che ha funzionato nel senso del suo accumulo.
LE RILEVAZIONI IN ITALIA
Valore di comparazione: i valori < 5.000 Bq/m² sono da considerarsi come debole
contaminazione
LE MISURAZIONI RIPORTATE SONO STATE EFFETTUATE FRA L’ESTATE 1999 E L’ESTATE
2000.
LA VALLE D’AOSTA
Sulla sommità del Colle del Piccolo San Bernardo, sui grandi prati, la
contaminazione uniformemente ripartita è stata misurata ad un valore di
5.300 Bq/m². 180 metri sotto, dalla parte italiana, la contaminazione
uniformemente ripartita, misurata sui grandi prati, si attesta sul valore di
10.700 Bq/m².
Sotto il borgo di La Thuile in direzione di Colle San Carlo, su terreno
boschivo, la contaminazione uniformemente ripartita, mostra un valore di
14.000 Bq/m².
In questa parte ovest della Val d’Aosta, la contaminazione si abbassa
sensibilmente con l’incremento dell’altezza.
A Cogne, sotto il villaggio, il valore della contaminazione uniformemente
ripartita è misurato ad un valore di 16.500 Bq/m². È pressoché simile a
quello rilevato a La Thuile.
LA VAL TOURNANCHE
Sopra il villaggio di Valtournanche, sui prati, due rilevazioni del valore
della contaminazione uniformemente ripartita hanno dato i risultati di
20.900 Bq/m² e 22.700 Bq/m².
A Cervinia, sotto la stazione, davanti al parcheggio dei camper, sui prati,
due rilevazioni della contaminazione uniformemente ripartita, danno i
risultati di 25.500 e 25.600 Bq/m².
Su questo settore di Cervinia, negli infossamenti dei prati, sono presenti
accumuli di contaminazione. Su uno di questi accumuli si sono, localmente,
misurati valori di contaminazione di 493.900 Bq/m².
Un carotaggio del terreno effettuato su questi ultimo accumulo e analizzato
nel 1997 dal laboratorio CRIIRAD, ha dato un valore di contaminazione di
17.960 Bq. di Cesio137 per kg. di terreno.
Un altro carotaggio del terreno effettuato a nord di Plan Maison, anch’esso
eseguito su un forte accumulo di contaminazione, ha dato un valore di
contaminazione di 106.600 Bq. di Cesio137 per kg. di terreno.
NOTA. Gli accumuli di contaminazione in montagna si incontrano ad
incominciare da una altezza di circa 1.500 metri e sono più frequenti a
circa 2.000 metri d’altitudine.Questo tipo di accumulo di contaminazione
risulta da un meccanismo particolare di ridistribuzione della
contaminazione. La contaminazione trasportata dall’atmosfera si à posata sul
mantello nevoso residuale. Nel momento del disgelo, dopo che i terreni in
montagna hanno aspirato e filtrato la maggior quantità di acqua dallo
scioglimento delle nevi, si formano gli accumuli di contaminazione. Gli
accumuli in montagna presentano spesso, localmente, forti valori di
contaminazione trasformando il suolo in una “scoria radioattiva”.Gli
accumuli di contaminazione sono stati riscontrati sull’intiero arco alpino.
IL PIEMONTE
PINEROLO
I livelli piemontesi di contaminazione sono, nell’insieme, costanti. Due
parametri di valori affrontano la catena alpina. L’asse sud (di
contaminazione, ndt) è riuscito ad attraversare la catena alpina a livello
del Mercantour. Al contrario l’asse nord non attraversa la cresta alpina e
resta bloccato nella parte italiana, in entrambi i fianchi di Pinerolo
fra
la valle del Po e quella della Dora Riparia. Più a nord i maggiori livelli
di contaminazione restano bloccati all’interno della curvatura dell’Arco
Alpino e non attraversano la cima delle Alpi.
VALLE SUSA
La registrazione delle misure a Bussoleno è stata effettuata in un settore
di bosco ceduo incluso nella parte Nord di questo agglomerato situato ad est
di Susa. La registrazione evidenzia un valore di 11.200 Bq/m².
Sopra la Valsusa, la registrazione al Moncenisio è stata realizzata sul
terreno boschivo di una pineta situata a sud del borgo. Il valore di
contaminazione uniformemente ripartito è di 21.900 Bq/m²; si avvicina ai
valori misurati ad est del Colle del Moncenisio.
Immediatamente a sud della città di Susa si è registrato un valore di 11.700 Bq/m².
VALLE CHISONE
Nel tratto a monte di questa valle, Sestrière presenta un livello di
contaminazione di 4.600 Bq/m². Scendendo la Valle Chisone, la contaminazione
si attesta su un valore di 20.000 Bq/m² a partire da Fenestrelle.
A Inverso Porte, quasi in fondo alla valle, sui 500 metri, si rileva un
valore di contaminazione di 27.300 Bq/m².
L’agglomerato di Prarostino sottolinea nella segnaletica che è “Area
denuclearizzata”. Nel prato del vecchio frutteto situato immediatamente
all’uscita alta del borgo, la registrazione, qui sopra, ha rilevato un
valore di contaminazione uniformemente ripartito di circa 27.300 Bq/m². A
San Bartolomeo si sono riscontrati, su un terreno boschivo di fogliame,
circa 31.200 Bq/m². Ai piedi di molti faggi, sistematicamente, si è trovato
un accumulo esteso di contaminazione la cui misura può essere superiore ad
un metro. Senza un “punto caldo” molto marcato, questi accumuli segnalano
una contaminazione di forma fortemente pluviale; gli accumuli sono causati
dalla colatura lungo i faggi. Ai piedi di questi alberi, localmente, si è
misurato un valore di 201.300 Bq/m².
VALLE PELLICE
Comparabile alla Valle Chisone.
VALLE PO
A parte un episodio che riporta un valore costante di
35.100 Bq/m² a nord
del Monviso, ma che pare localizzato al di sopra del Pian del Re, i valori
misurati sono compresi fra 17.700 e 13.800 Bq/m².
Ad est di Saluzzo, i settori di misura di Martiniana Po,
Brondello ed Isasca,
poco distante dalla pianura, danno dei valori molto vicini ai 16.000 Bq/m².
Per esempio una rilevazione effettuata ad Isasca a nord di Venasca, su un
terreno boschivo di fogliame, ha mostrato un valore di contaminazione
uniformemente ripartito di 15.900 Bq/m².
LA ZONA DI BIELLA
A sud ovest di Biella, a Bollengo, su un terreno boschivo di castagni, la
contaminazione uniformemente ripartita è stata rilevata ad un valore di
23.100 Bq/m².
Vicino alla città di Biella, a Ronco Biella, un terreno boschivo di alberi a
fogliame, dà un valore di contaminazione uniformemente ripartita di 26.500 Bq/m².
Nella zona di Biella i due settori di rilevamento danno dei valori di
contaminazione simili.
LA LOMBARDIA
LA ZONA DI GALLARATE E LA PROPAGGINE SUD DEL LAGO MAGGIORE
Tre settori di rilevamento in questa regione danno i seguenti valori di
contaminazione uniformemente ripartita:
- ad ovest di Somma Lombardo, su un terreno boschivo di querce, la
contaminazione uniformemente ripartita è rilevata ad un valore di 42.600 Bq/m²
- ad Oriano, a sud est di Sesto Calende, sul terreno boschivo di una pineta,
la contaminazione uniformemente ripartita presenta un valore di 14.500
Bq/m²
- ad est di Sesto Calende, sul terreno boschivo di una pineta, la
contaminazione uniformemente ripartita è misurata ad un valore di 25.100 Bq/m².
In questa zona di Gallarate, i tre settori di rilevamento mostrano dei
livelli di contaminazione rapidamente variabili. Questa rapida variazione
dei livelli di contaminazione, sulla breve distanza, è un fatto che si
riscontra frequentemente in Europa occidentale.
BERGAMO, COLLE SAN MARCO, MORBEGNO
A Brembilla, a nord di Bergamo e a sud est di San Pellegrino, su un suolo
boschivo di alberi a fogliame, la contaminazione uniformemente ripartita, è
misurata ad un valore di 53.000 Bq/m². In questo settore di rilevazione, ai
piedi dei faggi, si riscontrano, sistematicamente, delle estese
contaminazioni, con dimensioni superiori al metro e con valori importanti,
quali 263.700 Bq/m².
NOTA. Gli accumuli di contaminazione ai piedi dei faggi risultano avere una
particolarità propria e quasi unica di queste piante.Il faggio capta l’acqua
piovana nei rami e drena lo scolo lungo il tronco fino a terra e quindi in
un luogo ben determinato e costante del suolo. Pertanto gli accumuli di
contaminazione sono alla base dei faggi in posti circoscritti e più o meno
diffusi intorno all’albero.In montagna questo tipo di accumulo tende ad
essere più sfumato, soprattutto quando la precipitazione contaminante è
nevosa.Praticamente in Europa tutti i faggi presentano, alla loro base, un
accumulo di contaminazione.
A Madonna delle Nevi, su un terreno boschivo di abeti, il valore di
contaminazione uniformemente ripartita è misurato ad un valore di 62.700
Bq/m².
Attorno a Colle San Marco, sia nel versante nord che in quello sud, le
diverse misurazioni effettuate su grandi estensioni di prato, mostrano
valori di contaminazione uniformemente ripartita compresi fra 65.000 e
66.200 Bq/m².
In questa zona di Colle San Marco, segnatamente nelle innumerevoli combe
offerte dalla topografia montagnosa, anche gli accumuli di contaminazione
sono ugualmente innumerevoli e di importanti valori.. Si è rilevato un
valore di contaminazione di 718.900 Bq/m².
Proprio al di sopra di Morbegno, su un terreno boschivo di castagni, si è
misurato un valore di contaminazione uniformemente ripartito di 49.2000 Bq/m².
La traversata delle Alpi Bergamasche ha permesso di misurare dei valori di
contaminazione elevati, dal basso all’alto della catena.. Gli importanti
accumuli di contaminazione ai piedi dei faggi sottolineano l’apporto della
contaminazione dovuto alla pioggia.
PARTE OCCIDENTALE DEL LAGO DI GARDA
I settori di misurazione sono tre: ad ovest di Tignale, a nord di Tignale, a
Tremosine. I valori di contaminazione uniformemente ripartiti sono compresi
fra i 21.900 Bq/m² ed i 30.200 Bq/m².
Le rilevazioni sono state effettuate su terreni boschivi e su prati.
LE TRE VENEZIE
LA ZONA DI TRENTO
Due settori di rilevamento sono situati 6 km. ad ovest di
Trento, uno su un
prato, l’altro su un terreno boschivo di pini. I valori rilevati della
contaminazione uniformemente ripartita sono di 27.300 e di 31.300 Bq/m².
Due altri settori di misurazione sono situati fra Borgo Valsugana e
Olle ad
una distanza di 25 km ad est di Trento. Le registrazioni sono effettuate su
solo boschivo di pinete e danno valori di 23.500 e 20.500 Bq/m².
Nella zona di Trento i valori, sulla base dei quattro settori esaminati,
sono, quindi, compresi fra 20.000 e 30.000 Bq/m².
LA ZONA TRA BELLUNO E TOLMEZZO, NORD OVEST DI UDINE
A Casso, ad est di Longarone, la prima misurazione è stata realizzata in un
prato sotto il villaggio: il valore di contaminazione uniformemente
ripartito è 40.100 Bq/m². Il secondo settore è situato nel mezzo di un prato
scosceso sul versante che ingloba la diga di ritenuta. Il valore misurato è
di 44.400 Bq/m².
Vicino ad Andreis, nell’alto della Val Cellina, su un terreno boschivo di
abeti, la contaminazione uniformemente ripartita è misurata ad un valore di
59.300 Bq/m².
Poco distante, 1 km. ad ovest di Forcella di Pala Barzana, su un terreno
boschivo di abeti, la contaminazione uniformemente ripartita presenta il
valore di 78.700 Bq/m².
Su questo stesso settore, ai piedi dei faggi sono presenti sistematicamente
potenti ed stesi accumuli di contaminazione. Localmente, su uno di questi
accumuli, si è misurato il valore di 284.100 Bq/m².
Vicino ad Ampezzo, terzo settore di rilevazione, le misurazioni danno valori
poco differenti, malgrado notevoli differenze di altitudine. A Forcola di M.Rest 31.900
Bq/m²; a Meddis vicino ad Ampezzo 31.300 Bq/m²; a Villa
Santina 39.100 Bq/m².
Per quanto riguarda Cortina d’Ampezzo, bisogna far notare che un certo
numero di vasti insiemi carsici, quali le Dolomiti, presentano livelli
localmente elevati di contaminazione radioattiva. L’elevata contaminazione,
la sua grande redistribuzione, la sua eccezionale fissazione, conducono a
fornirci sui luoghi carsici “un’immagine di contaminazione particolarmente
viva, contrastata e fresca”, malgrado la datazione degli apporti di
contaminazione. Dai campioni provenienti dai luoghi carsici (fra cui quelli
di Cortina d’Ampezzo) la CRIIRAD ha rilevato i più grandi tenori in americio
241: questa contaminazione proviene, molto probabilmente, dagli esperimenti
nucleari militari in aria e indica la presenza di plutonio che non è
possibile analizzare in modo semplice.
LA REGIONE DI CONFINE DI PONTEBBA
Anche qui, malgrado le differenze di alteza fra Pontebba ed il Colle di
Pramollo, i valori della contaminazione uniformemente ripartita sono simili:
sopra Pontebba 30.300 Bq/m², a metà pendio del fianco sud del Colle di
Pramollo 33.700 Bq/m², sulla sommità del colle 32.300 Bq/m².
Queste ultime registrazioni sono state eseguite alla frontiera con
l’Austria, su un terreno boschivo di abeti.
Dal confine con la Francia fino al confine con l’Austria, la traiettoria
delle rilevazioni eseguite attraverso l’Italia del Nord presenta valori
costanti di contaminazione.
Le variazioni di altitudine non sono determinanti rapportate ai valori della
contaminazione uniformemente ripartita.
Taluni valori di contaminazione uniformemente ripartita riscontrati
nell’Italia del Nord sono tra i più elevati riscontrati in Europa
occidentale.
P.S.: ogni valore descritto di contaminazione uniformemente
ripartita, è riportato in tabella sul libro “Contaminations radioatives:
atlas France et Europe” di CRIIRAD e André Paris. Editions Yves Michel
www.souffledor.fr
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