“Vladik uno e tutti”: Appello per fisioterapia

Vladik è un bambino ucraino nato il 02/02/2015.

Vive con la mamma Anna a Ivankiv, paesone di 10.000 abitanti e capoluogo dell’omonima  provincia che – seppure a distanza di 32 anni – soffre ancora delle gravissime conseguenze delle ricadute radioattive del disastro di Chernobyl, da cui dista appena  45 km in linea d’aria.

Alla fine del primo anno di vita la madre si accorge che il bambino ha difficoltà a tenere la posizione eretta. Dopo diversi esami gli viene diagnosticato un neuroblastoma che comprime il midollo a livello lombare con conseguente impossibilità non solo a tenere la posizione eretta, ma anche a controllare e gestire gli sfinteri. Vladik viene operato a Kiev e sottoposto a chemioterapia, ma il tumore, non essendo stato asportato completamente, ricresce. Inoltre lo shock midollare, a causa delle terminazioni nervose compresse e compromesse, procura a Vladik dolori in altre parti del corpo. Gli specialisti ucraini fanno presente alla mamma che quello che si poteva fare è stato fatto e che, eventualmente, si può solo sopperire con la morfina, e che il destino di Vladik è tragicamente segnato.

Nel settembre 2017 Mondo in Cammino e “Le Iene” sono in Ucraina per girare un reportage sui “bambini di Chernobyl” e vengono a conoscenza del caso di Vladik: si recano, senza preavviso, a casa sua.

La mamma, seppure un po’ frastornata dall’intrusione e dall’emozione, proprio perché non hai mai smesso di lottare per suo figlio, racconta la storia di Vladik e fa presente che è riuscita a venire a conoscenza e a mettersi in contatto con un ospedale di Istanbul, eccellenza nella cura dei neuroblastomi. Le è giunto anche il preventivo di spesa, per lei assolutamente fuori portata:  da 30.000 a 50.000 euro complessivi, escluse le spese per il vitto, l’alloggio e l’interprete in Turchia.

Mondo in Cammino promette alla mamma di farsi carico della ricerca di fondi e “Le Iene” di presentare il caso attraverso uno specifico reportage. Il 21 novembre 2017 viene trasmesso in TV il caso di Vladik e, nel giro di pochi gironi, la raccolta fondi supera i 20.000 euro, sufficienti per la prima fase di cure. A gennaio 2018 Vladik e la mamma partono alla volta di Istanbul e, dopo due settimane di analisi e di chemioterapia preventiva, il piccolo viene operato.

Nel secondo viaggio in Turchia, a distanza di tre mesi dall’operazione, viene confermata l’asportazione in toto  del neuroblastoma ed esclusi sia ulteriori cicli chemioterapici che il previsto trapianto di midollo osseo. Allo stesso modo viene raccomandata l’inderogabilità delle cure fisioterapiche, senza perdita di tempo.

Il caso di Vladik, però, non ottiene l’attenzione necessaria da parte del Ministero Ucraino per la Sanità, in quanto riconoscere l’ invalidità di Vladik, soprattutto in una regione pesantemente colpita dalle conseguenze del fallout  di Chernobyl, significherebbe dovere sostenere tantissimi altri casi con gravi patologie: e, questo, lo Stato non se lo può permettere, così impegnato a deviare tutte le risorse disponibili verso il conflitto del Donbass.

A Vladik vengono concessi solo10 giorni di cure riabilitative ogni tre mesi.

Grazie, però, ai risultati dell’ intervento chirurgico, alle seppure poche cure riabilitative messe in atto, ma –soprattutto – grazie alla ostinazione della mamma che lo stimola ogni giorno, Vladik, sebbene con l’aiuto di speciali tutori, riesce a mantenere da solo la posizione eretta per qualche decina di secondi: una cosa dapprima inimmaginabile. Il percorso, però, resta ancora lungo, faticoso e costoso. Vladik, senza l’ impegno di cure riabilitative quotidiane e di una figura terza, tenta di rifuggire gli sforzi e di tornare alla posizione di gattonamento, da lui percepita come quella “più normale” e, soprattutto, meno faticosa. Inoltre Vladik ha bisogno anche di un fisioterapia che lo educhi al maggiore controllo possibile degli sfinteri.

C’è, da subito, il bisogno urgente di superare lo shock midollare, risvegliando le terminazione nervose e impedendone l’aggravamento atrofico. La mamma, in patria, non ha la possibilità economica per garantire le cure necessarie: lo Stato riconosce per il bimbo e per la madre che vive da sola con lui, 100 euro al mese. Con questa somma Anna fa fatica ad assicurare i pannolini e le pomate a Vladik e arriva a stento a fine mese, se non ricorrendo alla generosità altrui.

Per questo Mondo in Cammino, puntando sull’intervallo di tempo concesso dai soggiorni turistici, vorrebbe garantire a Vladik la possibilità di fruire, per circa  tre mesi, di una adeguata riabilitazione presso un centro polivalente  italiano, dotato sia di palestra che di piscina, e dove possa essere seguito da un fisioterapista che se ne prenda cura giornalmente.

Mondo in camino lancia, pertanto, un appello affinché si possano mettere assieme tutte le risorse e gli sforzi allo scopo  sia di assicurare  le cure fisioterapiche che di sostenere le spese di viaggio e di soggiorno per Vladik e la madre più quelle di interpretariato.

E’ un appello che si inserisce coerentemente nel progetto “Vladik, uno e tutti” e che deve diventare esempio e stimolo per i tanti casi nascosti e minimizzati  in quello stesso territorio in cui Vladik vive: infatti, se la sorte di Vladik è quella di tanti altri suoi coetanei, anche la speranza del futuro deve trasferirsi da Vladik agli altri, fornendo la consapevolezza culturale e concreta che curarsi è possibile, anche a dispetto di chi nega o minimizza le conseguenze dell’incidente nucleare o che, per convenienza, mette in atto politiche da struzzo.

OBIETTIVO MINIMO DELLA RACCOLTA FONDI: 10.000  euro

PER CONTRIBUIRE

– CARTA DI CREDITO:  www.paypal.me/mondoincammino

– IBAN POSTALE: IT 76 U 07601 01600 000002926169 

– CONTO CORRENTE POSTALE000002926169

– CARTA POSTEPAY – numero carta:
4176 3106 8168 0883 (CF: BNFMSM53A09H835M)

– IBAN BANCARI:
IT 97 R 05018 01000 000015127707 (BANCA ETICA)

– IT 17 R 08833 30261 000110111496  (BCC Casalgrasso e Sant’Albano Stura)

CAUSALE: VLADIK

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